La classifica

Chi ha preso di più (e chi di meno) dal cinque per mille a Bergamo

Chi ha preso di più (e chi di meno) dal cinque per mille a Bergamo
17 Maggio 2017 ore 06:30

I dati dell’Agenzia delle Entrate sul 5×1000 (la quota Irpef che ogni cittadino, con una firma sulla dichiarazione dei redditi, può scegliere di destinare a onlus, associazioni, cooperative, fondazioni di ricerca e altri enti di interesse sociale di vario genere) parlano chiaro: la ricerca contro il cancro è ciò che più sta a cuore agli italiani. Delle prime dieci associazioni classificate per fondi raccolti nel 2015 grazie al cinque per mille, quattro sono associazioni di ricerca contro il cancro. Solo l’Associazione Italiana per la Ricerca Sul Cancro, prima classificata, è stata scelta da più di un milione e mezzo di italiani raccogliendo quasi sessantacinque milioni di euro. Bene anche le associazioni umanitarie, a partire da Emergency, che raccoglie tredici milioni e mezzo dai suoi 378mila contribuenti.

Per quel che riguarda le associazioni bergamasche, si conferma questa tendenza: Associazione Paolo Belli Lotta alla Leucemia e Associazione Oncologia Bergamasca raccolgono rispettivamente 154.504 euro da 4.370 contribuenti diretti e 49.940 euro da 1.012 contribuenti, mentre è il Cesvi (associazione per le emergenze umanitarie, per i diritti dell’infanzia, per la tutela dell’ambiente e per la lotta alla fame) ad occupare il gradino più alto del podio con un ricavo di 243mila euro grazie a 6.231 firme.

 

 

Ma il panorama delle associazioni bergamasche che hanno raccolto fondi con il 5×1000 è straordinariamente variopinto: da squadre dilettantistiche a piccole chiese cattoliche e non, passando per le numerosissime associazioni di missionari, altro settore particolarmente sostenuto dai bergamaschi. Si fanno notare infatti la Calcutta di Scanzo e i Monfortani di Bergamo, che raccolgono 42mila euro l’una e 22mila l’altra, confermando l’impressione che il sostegno alle missioni viaggi a ritmi simili a quelli della ricerca medica. Si ricorda a tal proposito anche l’associazione Allipalli e le sue sorelle di Seriate, che raccoglie 56mila euro da 1.290 contribuenti e che si rivolge ai ragazzi e alle ragazze dell’orfanotrofio di Allipalli, in India, offrendo loro vestiario, alimentazione quotidiana e assistenza sanitaria, oltre che una «formazione scolastica finalizzata a renderli economicamente autonomi a 18-20 anni», come si legge sul sito web dell’associazione.

1.218 contribuenti e 43mila euro invece per l’Associazione Italiana Persone Down, che dal 2004 si occupa di favorire il pieno sviluppo sociale, mentale ed espressivo delle persone trisomiche, aiutandole e assistendo le famiglie nei problemi legati alla sindrome (dall’educazione all’inserimento sociale) e impegnandosi nello studio e nella promozione di interventi idonei a favorire lo sviluppo delle loro potenzialità, in collaborazione con i vari enti legislativi, sindacali e governativi delle regioni.

 

Bimbi a Cape Town in una foto del Cesvi, che in questa classifica è in prima posizione.

 

Singolare inoltre il caso della Fondazione Famiglia Legler: scelta da soltanto cinque contribuenti, è riuscita a raccogliere 13.585 euro, più della Fondazione Caterina Cittadini, che per raccogliere 12.924 euro ha avuto bisogno di 398 firme. La Fondazione Famiglia Legler nasce dal desiderio del dottor Fredy Legler, storico proprietario di diverse aziende tessili, di lasciare un segno della forte presenza della sua famiglia nella nostra città. La sua fondazione si occupa di tutelare e tramandare la storia economica e sociale di Bergamo, e nel passato recente si è occupata del riordino dell’archivio amministrativo dell’Accademia Carrara e dell’Archivio di deposito del Comune di Bergamo. Una missione non scontata, ma fondamentale, che ha spinto diverse aziende bergamasche a sostenere il progetto.

Bergamo, con i suoi 1.067 contribuenti e quarantasettemila euro di ricavato, è la diciannovesima città in Italia in questa speciale classifica, che vede occupati i primi tre posti da Roma, Milano e Torino con 8.416, 6.350 e 4.498 contribuenti. In Lombardia hanno fatto meglio le sole Milano e Monza. Si segnalano poi Dalmine (496 contribuenti, 15mila euro), Seriate (14mila euro da 480 contribuenti), Treviglio (350 contribuenti, 13mila euro), Scanzorosciate (9.500 euro, 327 scelte), Albino (7.500 euro da 289 contribuenti), ma soprattutto il record nazionale per percentuale di cittadini che firmano per il proprio municipio, che va a Oltressenda Alta, dove il 25 per cento dei cittadini ha destinato il suo cinque per mille al Comune: tendenza confermata anche dalla classifica regionale che vede sul podio tre paesi bergamaschi (oltre a Oltressenda Alta, anche Pi azzolo e Adrara San Rocco, con il 14 e il 13 per cento dei cittadini).

 

Il villaggio della gioia di padre Fulgenzio in Tanzania, al terzo posto.

 

Non male inoltre l’università, che raccoglie diciottomila euro, e bene le Opere Diocesane Patronato San Vincenzo (22mila euro da 548 contribuenti). Straordinario il sostegno dei bergamaschi all’associazione di Padre Fulgenzio Cortesi per i ragazzi orfani e di strada in Tanzania, Il Villaggio della Gioia, che raccoglie dal cinque per mille più di 98mila euro grazie a 2.810 contribuenti, così come alla cooperativa sociale L’Alba, che si occupa di assistere le categorie svantaggiate nell’integrazione nel mondo del lavoro: 28 mila euro, 1.181 contribuenti.

Da segnalare ai piani altissimi della classifica infine l’A.N.T.E.A.S. (Associazione Nazionale Terza Età Attiva per la Solidarietà), promossa dalla Federazione Nazionale Pensionati del Cisl, Onlus che ogni anno, grazie ai più di 400 soci volontari, organizza attività di assistenza a persone che si trovano in condizioni disagiate. Attività come l’organizzazione della ricreazione nei Centri Anziani, incontri culturali, accompagnamento e mobilità sul territorio di persone non autosufficienti, consegne pasti a domicilio, promozione sociale, vigilanza per l’attraversamento degli alunni, scuolabus e tanti altri servizi che variano a seconda del paese in cui si svolgono hanno permesso all’ANTEAS di guadagnare il sostegno di ben 4.398 contribuenti, per un ricavato che si aggira intorno agli 80 mila euro.

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