A Bergamo sono 74

Prendersi cura dei baby migranti Lo Stato cerca tutori volontari

Prendersi cura dei baby migranti Lo Stato cerca tutori volontari
18 Ottobre 2017 ore 09:45

Dall’inizio dell’anno ai primi giorni di luglio sulle coste italiane sono sbarcati 85mila migranti (85.170, ad essere precisi), quasi 14mila in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Arrivano, dicono i dati del Viminale, soprattutto ad Augusta, Catania, Pozzallo e Reggio Calabria, che sono i primi quattro porti per numero di sbarchi, ma poi la loro distribuzione sul territorio nazionale si uniforma, con un picco maggiore in Lombardia (dove si trova il 13 per cento dei migranti) e percentuali infime in Trentino, Umbria, Abruzzo e Molise (2%), Basilicata (1%) e Val d’Aosta (0,2%). Arrivano soprattutto dalla Nigeria (13.894), dal Bangladesh (8.121), dalla Guinea (7.666) e dalla Costa d’Avorio (7.232) e ne sono stati ricollocati – questo il termine che si usa – negli altri Paesi europei 7.396 (cioè circa l’8,5 per cento del totale sbarcato).

 

 

I minori non accompagnati, anche a Bergamo. Ma il dato su cui concentrarsi in questo caso è un altro. Di questi 85mila arrivi nei primi sei mesi del 2017, 9.761 sono minori non accompagnati. Bambini, più spesso ragazzi, soli. Nel 2016 erano stati, da gennaio a dicembre, 25.846; 12.360 nel 2015; 13.026 nel 2014. Per loro, le procedure di relocation sono incerte e indefinite; stando sempre ai numeri, di quei quasi 8mila che sono riusciti a recarsi nel resto d’Europa solo 5 (cinque, non per cento, cinque e basta) sono minori. L’Italia garantisce comunque la protezione degli under 18, impedendone il respingimento alla frontiera e il rimpatrio forzato.

A Bergamo, stando a dati di aprile 2017 del Cesvi, i minori non accompagnati sono 74, ospitati alla Capo Horn e alla Longuelo (Bergamo) della Cooperativa FAmille, alla Comunità Don Milani di Sorisole da don Fausto Resmini e all’Istituto Palazzolo di Torre Boldone. La loro età va dai 15 ai 18 anni non ancora compiuti (e dunque tra pochi mesi potrebbero perdere qualsiasi protezione e tutela) e vengono soprattutto da Egitto, Albania, Gambia, Nigeria, Costa d’Avorio, Pakistan e Bangladesh. Per loro sono stati attuati programmi di integrazione e supporto.

 

 

Chi sono i tutori volontari. Da singoli cittadini si può fare di più? Tecnicamente sì, stando alla Legge 47/2017 (articolo 11), che riguarda la nuova figura del tutore volontario, simbolo – dice a Vita la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano – di «genitorialità sociale e cittadinanza attiva». Si tratta di persone che si prendano cura del minore e costruiscano con lui un percorso, svolgendo il compito di rappresentanza legale legato alla potestà genitoriale. Ciò significa garantire al minore il riconoscimento dei diritti e la sicurezza, promuoverne il benessere psico-fisico, l’educazione e l’integrazione e gestirne l’eventuale patrimonio. Ovvero stargli accanto in un percorso di crescita e in tutti i momenti di scelta e tutela su cui normalmente vigila la presenza di un genitore (dalla scuola alla sanità), ponendosi come figura di riferimento. Non si tratta in alcun modo di un affido né tantomeno di un’adozione. Ci sarà da capire nello specifico quanto impegno in termini di tempo e quale in termini di intervento attivo prevederà l’incarico. Piccola nota così e così: il tutto avviene a titolo gratuito (d’accordo) e senza rimborso spese di alcun genere (ma come, eppure il cittadino sta intervenendo a sgravare lo Stato di un’incombenza che spetterebbe a lui…).

 

 

Come diventare tutori volontari. Stando alle Linee Guida ufficiali, per diventare tutori bisogna essere cittadini italiani o Europei, in regola con la normativa di soggiorno, avere residenza anagrafica in Italia e almeno 25 anni. Bisogna poi passare una pre-selezione, che consente di accedere a un corso di formazione in diversi moduli con prova di valutazione finale, superata la quale si è iscritti all’albo dei tutori volontari istituito presso ogni tribunale per minorenni. La macchina operativa, comunque, pur rispettando le indicazioni di riferimento varia nella prassi da Regione a Regione, a seconda delle convenzioni sottoscritte dai singoli garanti. La situazione ad ora è questa:

  • Provincia autonoma di Bolzano. I corsi sono già stati avviati, il 1 luglio quello in italiano e l’8 luglio quello in tedesco. Sono durati una giornata, dalle 9 alle 17, articolati in tre modulI. Qui il bando.
  • Lombardia. Nella nostra Regione servono almeno 1.075 volontari (tanti sono i minori, di cui il 50 per cento già 17enne) e per questo il Garante regionale Massimo Pagani ha firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale per i minorenni di Milano, il Tribunale per i minorenni di Brescia e i Tribunali ordinari di Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza, Pavia, Sondrio e Varese. A breve il bando.
  • Liguria. Per la presentazione delle domande non è prevista una scadenza. La formazione dura 24 ore, con prova finale. Qui il bando.
  • Lazio. Per la presentazione delle domande non è prevista una scadenza. La convenzione sottoscritta prevede che i corsi (5 in tutto) siano tenuti dall’Istituto Arturo Carlo Jomolo, abbiano 30 posti e durino 30 ore ciascuno.
  • Campania. Per la presentazione delle domande non è prevista una scadenza. Il corso di formazione dura 30 ore, presso gli Uffici del Consiglio Regionale, e sarà per massimo 75 persone.
  • Toscana, Sardegna, Abruzzo, Molise. Chi risiede in queste Regioni, dove manca un garante regionale, deve fare domanda direttamente al Garante nazionale entro il 30 settembre qui. Per la Valle d’Aosta, anch’essa senza garante regionale, si occupa il Garante del Piemonte.
  • Per tutte le altre regioni, vi invitiamo a visitare le pagine ufficiali dei Consigli Regionali alla voce Garante dell’infanzia e dell’adolescenza.
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