Il vaccino in primis

Prevenire è meglio che curare I rimedi perfetti per quest’influenza

Prevenire è meglio che curare I rimedi perfetti per quest’influenza
17 Gennaio 2018 ore 05:30

Ci risiamo, con il freddo e l’inverno, arrivano anche loro: batteri e virus. Quelli portatori dell’influenza che sferra un diffuso attacco, a tappeto. La sperimentano un po’ tutti, senza distinzione di età e sesso, con sintomatologie variabili in intensità e manifestazioni. Il peggio, a detta degli esperti, nonostante l’influenza abbia già messo a letto quasi 500mila italiani durante le feste natalizie, deve ancora arrivare: il picco è infatti atteso in queste settimane. Si ricorda che la migliore prevenzione è sempre il vaccino, con un profilassi ad hoc, ovvero età-dipendente.

Allarmarsi sì o no? Gli allarmismi d’oltre oceano ci stanno influenzando. Non in termini di contagio vero e proprio, ma di spauracchio forse sì, dopo l’annuncio che in Australia l’influenza si sta manifestando con numeri e diffusioni più pesanti rispetto agli anni precedenti, mietendo anche le prime vittime: pare più di 50 morti. Questi timori del tutto un male non sono. Perché l’influenza, se trascurata o quando complicata, come può accadere nei soggetti più fragili e a rischio, rappresenta ancora la terza causa di morte tra le malattie infettive dopo la tubercolosi e l’Aids. Anche in Italia, dove potrebbe mettere in pericolo la vita di oltre il 90 per cento di anziani, in particolare se già sofferenti di concomitanti malattie croniche. L’influenza, di norma, invece non desta preoccupazione nella popolazione sana, cioè in buono stato di salute generale, e giovane. Non piccola, dove invece il rischio di complicanze esiste. Insomma alla fine l’influenza potrebbe colpire 5 milioni gli italiani dai suoi esordi fino alla conclusione verso fine febbraio/marzo.

 

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Un po’ di chiarezza. Innanzitutto è necessario distinguere influenza e parainfluenza, o i cosiddetti virus cugini. L’influenza conclamata deve caratterizzarsi con tre fattori, presenti tutti insieme: febbre alta, superiore ai 38°C a esordio brusco, sintomi sistemici come dolori muscolari o articolari e sintomi respiratori come tosse, naso che cola, congestione o secrezione nasale o mal di gola, i quali devono perdurare da diversi giorni fino ad alcune settimane. Poi possono aggiungersi mal di testa, capogiri, affanno, congiuntivite e mancanza di appetito, nausea e/o vomito. Le altre, invece, sono le sindromi parainfluenzali cugine, o infezioni respiratorie acute, causate da uno dei 262 virus circolanti nell’aria, resi più attivi dagli sbalzi termici, le quali danno sintomi meno pesanti e pericolosi dell’influenza stagionale, tuttavia ugualmente fastidiosi e debilitanti ma che scompaiono in 7-10 giorni al massimo.

Il vaccino, la migliore prevenzione. Per evitare l’influenza, la soluzione migliore è naturalmente farsi vaccinare in tempo utile, ovvero intorno a ottobre/novembre. Ora che i virus sono scoppiati è effettivamente un po’ tardi. Perché cautelarsi con questa profilassi? Il vaccino costituisce un salvavita per le categorie più fragili: dunque è raccomandato per bambini piccoli, over 65 e a qualunque età in caso di patologie croniche sia di natura respiratoria che cardiaca, in donne in attesa al secondo-terzo mese di gravidanza, agli addetti ai servizi di pubblico interesse, agli operatori sanitari. A tutti gli altri il vaccino è consigliato, perché è il mezzo che contribuisce a preservare le aspettative e la qualità di vita, sia in termini di benessere fisico che psicologico, mantenendo alta anche nella stagionalità più a rischio per l’influenza, la probabilità di poter condurre una vita in salute, attiva e indipendente.

 

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L’influenza è età-dipendente. Ciò significa che i virus hanno una preferenza per la popolazione da attaccare e dunque sarebbe meglio scegliere il vaccino più giusto ed efficace per età e ceppo virale. Infatti il paziente anziano è maggiormente vulnerabile al virus di tipo A, ovvero A/H3N2 che può determinare un rischio più elevato di ospedalizzazione e decessi, mentre il virus B ha un impatto relativamente maggiore nei bambini e negli adolescenti, di età compresa tra i 5 e i 17 anni. Una strategia vaccinale ottimale dovrebbe tener conto di questi aspetti epidemiologici. Questo perché gli anziani, anche se in buona salute, hanno una ridotta capacità di risposta agli stimoli antigenici, il che richiede un vaccino in grado di potenziare la risposta immunitaria. Insomma, quello indicato per gli anziani è il trivalente adiuvato che oltre all’antigene, cioè quella sostanza che è propria dei batteri o dei virus verso la quale vanno innescate le difese, contiene anche altre sostanze che aiutano il sistema immunitario a reagire in maniera più efficace alla presenza del virus e alla mutazione dei ceppi. Inoltre il trivalente adiuvato è sicuro e ben tollerato, secondo i dati da analisi effettuate su grandi campioni di popolazione, ed è approvato in circa 30 paesi con oltre 100 milioni di dosi distribuite nel mondo.

Prevenzione pratica. Non ultimo non deve mancare un’attenzione verso comportamenti preventivi e protettivi dal rischio di contagio influenzale. Tra le misure di sicurezza si ricordano: lavarsi frequentemente le mani specie se si sono bazzicati luoghi e mezzi pubblici, più a rischio virale; coprire la bocca e il naso quando si starnutisce e tossisce; rimanere a casa nei primi giorni di malattia respiratoria febbrile per non contagiare le persone con cui si viene in contatto.

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