Oggi i fumerali di Michael Brown

A proposito dei morti di Ferguson

A proposito dei morti di Ferguson
22 Agosto 2014 ore 11:07

A proposito dei fatti di Ferguson (Missouri) in cui un giovane afro-americano ha perso la vita, sia Huffingtonpost.it che Repubblica.it scrivono: «Prima di entrare nel corpo di polizia di Ferguson, Darren Wilson, il poliziotto che ha sparato a Brown, era operativo presso il dipartimento di Jennings, sempre nel Missouri, che era stato smantellato tre anni fa, per decisione del comune, perché considerato problematico e fautore di troppe tensioni fra agenti bianchi e residenti neri. Tutti gli agenti della polizia di Jennings erano stati licenziati e un nuovo dipartimento era stato messo in piedi da zero».

Tutto vero. Manca solo un particolare: Jennings dista solo 3,5 miglia da Ferguson e fa parte della medesima città, St. Louis. E’ il quartiere in cui è stato ucciso Kajeme Powell, di cui abbiamo mostrato il video.

Qui sotto la mappa col percorso da Canfield Green Apartments  (dove abitava Brown) al Six Stars Market, dove è avvenuto il secondo omicidio.

Ciò significa che: per gli agenti licenziati, come Wilson, un altro posto di lavoro con la medesima funzione è stato trovato a pochi chilometri di distanza e l’unico inconveniente prodotto dalla sanzione si era rivelato la necessità di scendere a una diversa fermata del bus. Inoltre, i loro sostituti a Jennings erano stati scelti in virtù della loro perfetta similarità ai precedenti.

Due articoli del New York Times, l’uno a firma di Michael Wines e Frances Robles (Key Factor in Police Shootings: Reasonable Fear, 22 agosto), l’altro di Matt Apuzzo e Michael S. Schmidt (In Washington, Second Thoughts on Arming Police, 23 agosto), cercano di venire a capo della faccenda.

Il primo riporta le risposte di esperti e studiosi del comportamento delle forze di polizia alla domanda che tutti si sono posti in questi giorni: ma come mai i nostri poliziotti hanno il grilletto tanto facile, nonostante vadano in giro armati fino ai denti.

Alla fine la risposta è: perché hanno paura. E il momento in cui si viene presi dal panico non è prevedibile. Dunque è giusto lasciare a ciascun agente uno spazio di autonomia decisionale. Nessun manuale operativo può sostituire la coscienza.

Il secondo si presenta come risultato di una inchiesta ampia e dettagliatissima, con molti rimandi ad altra documentazione.

L’ultimo passaggio è dedicato a Peter T. King, rappresentante Repubblicano di New York, membro sia della Commissione Parlamentare che si occupa di Intelligence, sia di quella per la Sicurezza dello Stato. Costui ha liquidato come ingiustificate le critiche rivolte al comportamento della polizia prima di affermare con decisione che non vede alcun motivo per cui si dovrebbero diminuire gli stanziamenti per le forze dell’ordine. A suo parere non esistono dati a conferma del fatto che le armi pesanti e le altre attrezzature in dotazione alla polizia abbiano condotto ad un peggioramento della situazione a Ferguson o abbiano dato luogo ad abusi di alcun genere. Mr. King ha concluso il suo intervento dicendosi in disaccordo con tutti coloro che sostengono che è la polizia stessa, in un certo senso, la ragione per cui le cose sono andate così storte.

Oggi ci saranno i funerali di Michael Brown. La famiglia ha chiesto un giorno di pace. Speriamo che – almeno da morto – non metta paura a nessuno.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia