Ne parlano anche Telegraph e The Independent

Prosecco alla spina: la nuova moda che non piace ai produttori italiani

Prosecco alla spina: la nuova moda che non piace ai produttori italiani
10 Gennaio 2015 ore 07:45

Per il mercato dei vini italiani c’è una notizia buona e una cattiva. Partiamo dalla buona: per la prima volta, nel 2014 le vendite di Prosecco hanno superato quelle del francesissimo Champagne e gran parte del merito va alla Gran Bretagna, dove la popolazione s’è letteralmente innamorata delle nostre bollicine targate Conegliano-Valdobbiadene, con un aumento delle vendite di ben 74,6 punti percentuali. Benissimo. Ma c’è anche, come detto, una cattiva notizia: il consorzio produttore del Prosecco ha minacciato la Food Standards Agency, l’agenzia alimentare britannica, di portare davanti alla Corte Europea la Gran Bretagna se non bloccherà l’uso indiscriminato del suo prodotto. Il motivo è che il boom di Prosecco d’Oltremanica è avvenuto soprattutto nei pub, dove le bollicine vengono servite… alla spina, come una birra qualsiasi.

 

prosecco alla spina

 

«Non è Prosecco». La cosa ha fatto andare su tutte le furie i produttori nostrani, i quali hanno combattuto a lungo per vedersi riconosciuto, nel 2009, la denominazione di Prosecco Doc solamente per quei vini prodotti in cinque Province del Veneto e quattro del Friuli-Venezia Giulia e che lottano ogni giorno contro la contraffazione per fare in modo che il vero e unico Prosecco al mondo resti quello prodotto secondo la ricetta classica. E il Prosecco, per essere tale, deve essere assolutamente servito dalla bottiglia, come spiega Luca Giavi, direttore del consorzio Prosecco Doc: «Se viene venduto alla spina, allora non è più Prosecco. Per essere tale ha bisogno di essere servito direttamente dalla bottiglia». Dalla parte dei produttori italiani c’è anche la disciplinare europea del 2009, che prevede che «il Prosecco può essere commercializzato solamente nelle tradizionali bottiglie di vetro». L’anidride carbonica che pompa il vino nei bicchieri dai serbatoi usati per servire bevande alla spina, infatti, andrebbe ad alterare irrimediabilmente la qualità del prodotto. Giavi aggiunge, infatti, che «non vogliamo criticare nessuno, bensì aiutare i consumatori a essere coscienti di ciò che consumano».

Scende in campo la politica. Immediato l’intervento sul tema della politica, in particolare di diversi esponenti del Partito Democratico. Michele Anzaldi, deputato del Pd e uomo vicino al premier Matteo Renzi, ha ufficialmente chiesto al Governo di attivarsi presso l’Unione Europea circa la questione. Non c’è voluto molto, poi, perché l’eurodeputato democratico, Nicola Danti, con i colleghi Paolo De Castro e Alessandra Moretti, avanzasse la richiesta di azioni immediate da parte della Commissione Europea, perché si ponga fine alla vendita di vini “frizzanti” spacciandoli per Prosecco, eccellenza del “made in Italy”.

 

prosecco-doc

 

Stupore Oltremanica. Norme alla mano, i produttori nostrani hanno più di una ragione: la pratica di vendita del Prosecco alla spina è infatti contraria alla disciplinare europea che tutela il Prosecco come denominazione protetta, sia per l’ipotesi di vendita di vini diversi spacciati per Prosecco, sia per la violazione delle regole dell’imbottigliamento dell’originale. Senza contare che la vendita di questo prodotto in confezionamenti diversi rispetto alla bottiglia non fa altro che facilitare la concorrenza sleale verso i produttori riconosciuti: chi può dire che la bevanda presente nel serbatoio sia realmente Prosecco Doc e non un vino frizzante spacciato per tale? A rimetterci sarebbero anche i consumatori, che pagherebbero come Prosecco (in media un bicchiere da 175 millilitri viene venduto a 5,50 sterline) un vino che potrebbe anche non essere Prosecco.

Eppure in Gran Bretagna si stupiscono. Addirittura il Telegraph e il The Independent hanno trattato la questione, sottolineando con un po’ di stupore la reazione italiana al boom di consumo del Prosecco nel loro Paese. Per loro il fatto che siano aumentati gli incassi dei nostri produttori dovrebbe giustificare da sé una manica un po’ più larga sui controlli. Dimenticando, però, quanto sia importante, per il nostro mercato enogastronomico e vinicolo, la qualità e l’eccellenza dei prodotti offerti.

Il Telegraph ha raccolto l’opinione di Marcus Hilton, proprietario di un bar a Wakefield, tra i primi a servire il Prosecco alla spina e tra i primi a ricevere una visita degli agenti della Food Standards Agency: «Sono stati aggressivi, mi hanno detto che stavano operando secondo le indicazioni ricevute dall’Italia. Capisco che i produttori italiani vogliano proteggere un loro prodotto, ma se vendessi solo le bottiglie ne venderei di meno. Molti clienti desiderano solo un bicchiere, non comprano tutta la bottiglia». Fatto sta che ora, chi vendesse il Prosecco alla spina, non potrà chiamarlo Prosecco, ma “vino frizzante italiano”. Una decisione che non va molto giù ai gestori dei locali d’Oltremanica, come Hilton: «La realtà è che noi importiamo grandi quantità di Prosecco, ma non possiamo chiamarlo Prosecco. Se lo chiamiamo “frizzante” la gente non ha la minima idea di che cosa sia. È una decisione che mi pare andare contro i principi del libero mercato europeo».

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