La relazione annuale

Il punto sulla mafia italiana

Il punto sulla mafia italiana
02 Marzo 2015 ore 16:40

«L’arresto dei suoi capi non impedisce alla mafia di esistere», è una delle dichiarazioni rilasciate dal Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti durante la presentazione dell’annuale relazione sulla criminalità organizzata italiana, avvenuta martedì 24 febbraio in presenza del presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi. La relazione ha illustrato le attività svolte dalla Direzione Nazionale Antimafia e dalle Direzioni Distrettuali Antimafia nel contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso italiane e straniere, analizzandone la diffusione a carattere regionale e tutti i rapporti con le aree di riferimento. Prima di fornire un quadro della diffusione del fenomeno, Roberti ha sottolineato che c’è un cauto ottimismo intorno alla lotta alle mafie, ricordando come «sono calati i delitti dovuti alla criminalità, c’è stato un incremento delle misure di prevenzione, il patrimonio sequestrato è ingentissimo e la cooperazione internazionale è migliorata».

 

++ Procuratore antimafia, Cms nomina Franco Roberti ++

 

Cosa Nostra. Nonostante i tanti arresti e i sequestri di beni, la mafia siciliana resiste come punto di riferimento della criminalità dell’isola a Palermo, Trapani ed Agrigento. Suo obiettivo principale – recita la relazione-, «è ristrutturare e fare risorgere le strutture centrali di governo dell’organizzazione criminale, in particolare la commissione provinciale di Cosa Nostra di Palermo, pesantemente colpite dalle iniziative investigative e processuali». La struttura si sta comunque rivelando stabile, nonostante l’assenza di leader carismatici (data la cattura della quasi totalità dei latitanti), e sta registrando una cooperazione orizzontale tra le famiglie mafiose volta a preservare la continuità degli affari, come traffico di stupefacenti e controllo del gioco d’azzardo.

Per la lotta a Cosa Nostra, Roberti ritiene fondamentale la cattura del boss 53enne Matteo Messina Denaro, indicato recentemente anche da Totò Riina, capo dell’organizzazione dal 1982 al 1993, come il principale fautore di attentati, non riusciti, ai danni di magistrati palermitani, come il pm antimafia Antonino Di Matteo.

‘Ndrangheta. Per quello che concerne la ‘Ndrangheta, la relazione di Roberti ha segnalato come l’attività dell’organizzazione criminale proceda sia al sud Italia, prevalentemente in Calabria, che al nord. Al sud il prospetto è quello di un struttura unita dove «regole e riconoscimento reciproco, cui conseguono ordine e coordinamento, erano e restano indispensabili», con un’attività fatta di collusione e azioni intimidatorie che permettono ai criminali di poter mettere pressioni sia agli organismi pubblici che alle società miste pubblico/privato. Fondamentale per il commercio internazionale di stupefacenti, in mano pressoché in maniera totale all’organizzazione calabrese, il porto di Gioia Tauro, fulcro del “commercio” di cocaina, controllato dalla ‘Ndrangheta grazie ad appoggi interni (fra giugno 2012 e luglio 2013 quasi la metà della cocaina sequestrata in Italia, circa 1600 chili su circa 3700 complessivi, è stata intercettata nel porto calabrese).

Al nord Italia, invece, la ‘Ndrangheta ha messo radici soprattutto a Milano, mantenendo i rapporti con il nucleo meridionale originario, e legandosi a rappresentanti della politica e delle istituzioni locali mediante azioni intimidatorie, coperte da una totale omertà da parte delle “vittime”. Oltre alla Lombardia anche il Piemonte, il Veneto e Genova stanno assistendo ad uno sviluppo della ‘Ndrangheta nei loro territori, ma quella che si può definire sempre più “Terra di mafia” è Bologna con un’infiltrazione che ha riguardato le istituzioni e i cittadini, tanto che «in Emilia si parla l’accento della zona di Crotone».

 

gioiga tauro

 

Camorra. La Camorra campana non è paragonabile per pericolosità a Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, ma mira comunque ad infiltrarsi nel settore politico ed economico con posizioni di illecito. I settori in cui la Camorra è più “attiva” sono le agenzie di scommesse, il gioco on-line e i video-poker.

Sacra Corona Unita. La criminalità pugliese non ha più come in passato un punto di riferimento centrale che coordina l’attività criminale comune. La Sacra Corna Unita, la più conosciuta, opera nel Salento e si è concentrata da parecchio tempo sui rapporti con le mafie dei paesi dell’Est europeo, sfruttandone la vicinanza geografica.

 

massimo carminati

 

Mafia capitale. Nell’analizzare l’impatto del fenomeno mafioso a Roma, Roberti ha lanciato una stoccata alla Chiesa, sottolineando come, dal discorso di Giovanni Paolo II fatto nella Valle dei Templi di Agrigento del 1993 (quando invitò i mafiosi a convertirsi), non sia stato fatto nulla per aiutare a combattere la criminalità organizzata. Il riciclaggio e il reinvestimento di capitali illecitamente accumulati sono alla base dell’attività di una criminalità, come quella romana, autoctona e completamente slegata da influssi meridionalisti. Nel centro della capitale opera Massimo Carminati, affiliato alla Banda della Magliana, attiva a Roma negli anni ’70, che utilizzando metodi di corruzione, quali la promessa di voti elettorali, pratica usura, estorsione, commercio d’armi e acquisizione di appalti a prezzi irrisori, resi possibile tramite facilitazioni legate ai rapporti con politici, manager e esponenti dell’estrema destra. Tale attività ha permesso a “Mafia Capitale” di dotarsi di un discreto capitale, riutilizzabile per altre attività criminali.

Da ultimo la relazione ha evidenziato come le principali mafie straniere presenti in Italia siano quella nigeriana (ormai radicalizzatesi nel territorio), quella rumena (che sfrutta le notevoli conoscenze tecnologiche per quello che è stato definito un cyber crime) e quella cinese, attiva con contrabbando, contraffazione di merci, evasione fiscale e immigrazione clandestina (riciclaggio di passaporti).

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