Cronaca
Nel 2022 la Coppa del Mondo di calcio

Il Qatar si compra tutto lo sport (anche i Mondiali di Pallamano)

Il Qatar si compra tutto lo sport (anche i Mondiali di Pallamano)
Cronaca 16 Gennaio 2015 ore 11:48

I soldi ormai comprano tutto. Anche nello sport, anzi specie nello sport, mondo sempre più influenzato da dinamiche di business e guadagno. Così capita che il Qatar, nazione dalla scarsa tradizione sportiva ma dalle ricche ambizioni, acquisti in un solo colpo evento sportivo mondiale, squadra e persino tifo, per non aver nulla da invidiare alle concorrenti europee.

La disciplina, in particolare, è la pallamano, di cui venerdì 15 gennaio sono cominciati i Mondiali, proprio a Doha. L’assegnazione di questa competizione all’emirato del Golfo non è notizia di oggi, ma fa parte del programma che la piccola nazione sta seguendo per mettersi sempre di più al centro dello scenario sportivo globale: l’apice verrà toccato nel 2022, coi Mondiali di calcio. La pallamano, di per sé, costituisce una piccola prova generale per vedere se anche lì l’organizzazione sa reggere, tra palazzetti costruiti nel deserto e operai sottopagati (ma in questi cantieri il comitato di organizzazione ha sottolineato che non sono morti lavoratori, a differenza di quanto successo per gli stadi del calcio).

 

 

La cosa però ancor più clamorosa è la squadra con cui il Qatar si presenta ai blocchi di partenza: di qatariota ha ben poco. Forse solo la maglia. Sfruttando infatti una regola che permette le naturalizzazioni a quei giocatori che per tre anni non hanno risposto alla chiamata della propria nazionale, il Qatar ha messo addosso i suoi colori (a suon di palanche, c’è da crederlo) a sportivi di mezzo mondo: in porta, ad esempio, ci sono Goran Stojanovic e Daniel Saric, rispettivamente da Montenegro e Bosnia, mentre dalla Spagna arriva Borja Vidal Fernandez. In difesa brilla Bertrand Roine, francese e nel 2011 campione del mondo con i transalpini: sempre dalla Bosnia (ma via Amburgo, dove gioca) è stato “convocato” il bomber Zarko Markovic assieme alla giovane ala Eldar Memisevic. Poi ci sono i cubani Pavan Lopez e Rafael Capote. In panchina nessuna testa velata, bensì lo spagnolo Valero Rivera, ma qui nulla di nuovo.

Insomma, una nazionale multietnica e multinazionale, che però sa vincere e giocare bene, se è vero che alla scorsa Golden League di handball impressionò bene tanto che, oggi, tanti la vedono come una possibile sorpresa del Mondiale. E se il pubblico qatariota dovesse risultare freddo a questo sport, ecco che dalla Spagna arriveranno 60 tifosi “professionisti”, contattati dall’emiro per andare nel Golfo due settimane e infiammare gli spalti delle gare del club di casa. Perché la terra d’origine non si può scegliere, ma la sciarpa da avvolgersi attorno al collo sì, specie se è ben pagata.

Una situazione che fa riflettere, alla luce dell’importanza sempre maggiore che il Qatar sta assumendo nello sport: qui è arrivato il motomondiale e gli Atp di tennis, la Diamond League di Atletica e i Giochi Asiatici, la Coppa d’Asia di calcio e i Giochi Panarabi, nell’attesa, ovviamente, dei Mondiali di Atletica del 2019 e degli imbattibili Mondiali di calcio del 2022. A più di un appassioanto lascia perplesso tutto ciò: che senso ha portare tanto sport in una terra priva di storia, talento e impianti?

 

http://youtu.be/7hyKmEqEIWs

 

Se per la prima caratteristica ci vuole tempo, per le altre due il petrolio qatariota si sta muovendo. Gli impianti sportivi si moltiplicano e il talento sportivo, come dimostra la nazionale di pallamano, pian piano arriva. Nel 2003 fece scalpore il tentativo di naturalizzare alcuni calciatori celebri in Germania come Ailton, Dedé e Leandro, oltre all’ex nerazzurro Djorkaeff: la Fifa pensò a norme per contrastare il fenomeno, ma il Qatar non volle perdere il vizio. Anzi, ne ha abbondato l’uso nell’atletica, dando il passaporto di Doha a corridori di colore. Uno dei più famosi è Saif Saaeed Shaheen, plurimedagliato nei 3000 siepi noto, prima del 2003, col nome di Stephen Cherono e con la casacca del Kenya. Come lui c’è il velocista Samuel Francis, nato in realtà in Nigeria, e Said Saif Assad, che ha la pelle chiara dei Balcani e arriva dalla Bulgaria, dove si chiamava Angel Popov. Altra stella è Mutaz Essa Barshim, che fa salto in alto: lui è nato da madre sudanese, ma almeno in Qatar ci è cresciuto.

Il video per i Mondiali di calcio 2022.