Dopo l'articolo del NYT

Caso Weinstein, quello che resta

Caso Weinstein, quello che resta
17 Ottobre 2017 ore 09:45

Tutto inizia il 5 ottobre scorso, con un’approfondita inchiesta del New York Times. È la storia di una caduta, forse la storia di una maschera. Di come a volte, niente di quello che luccica è oro. Harvey Weinstein prima di una decina di giorni fa era un nome probabilmente già noto a molti, ma senza un volto preciso. Oggi, questo omaccione lo conosciamo tutti e non certo per i famosissimi film che ha prodotto durante la sua brillante carriera.
Ha 65 anni e negli Anni Settanta, ha fondato con il fratello la Miramax, dall’unione dei nomi dei loro genitori, Miriam e Max, nel 1993 acquistata da Disney. Questo ha fatto di lui un uomo sul tetto del mondo, la fetta di mondo più scintillante e perfetta, Hollywood, ringraziato più volte di Dio alla notte degli Oscar.

 

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L’articolo del New York TimesFino a quando è stato aperto il vaso di Pandora, con gli orrori del paese dei balocchi. L’articolo che ha scatenato lo scandalo è lungo e approfondito, a firma Jodi Kantor e Megan Twohey e inizia così: «Due decenni fa, il produttore di Hollywood, Harvey Weinstein invitava Ashley Judd all’hotel Peninsula a Beverly Hills per quella che la giovane attrice credeva una colazione d’affari». I racconti sono tutti simili fra loro. Un appuntamento di lavoro, un invito in un albergo. Non nella hall, come tutte si aspettano, ma nella stanza del produttore. Che le aspetta proprio in camera, dove le ragazze gli vengono praticamente servite da complici, a volte ricattati, a volte prezzolati, a volte entrambi. E poi le avances, una doccia, un massaggio, fino alle conclusioni, tutte già riportate in molti articoli, con dovizia di particolari sufficientemente morbosa e disgustosa.

La dichiarazione di Lauren O’ Connor, riportata dall’articolo del New York Times, è quella che meglio descrive la dinamica che ha permesso al produttore di spadroneggiare per trent’anni: «Sono una donna di ventotto anni, che cerca di guadagnarsi da vivere e fare carriera. Harvey Weinstein è un produttore di fama mondiale di sessantaquattro anni e questa è la sua azienda. L’equilibrio del potere è io: 0 Weinstein: 10».

 

When I first started to work as an actress, i was working on a film and I received a call from‎ Harvey Weinstein asking if I had slept with any of the women I was seen out with in the media. It was a very odd and uncomfortable call….i answered none of his questions and hurried off the phone but before I hung up, he said to me that If I was gay or decided to be with a woman especially in public that I’d never get the role of a straight woman or make it as an actress in Hollywood. A year or two later, I went to a meeting with him in the lobby of a hotel with a director about an upcoming film. The director left the meeting and Harvey asked me to stay and chat with him. As soon as we were alone he began to brag about all the actresses he had slept with and how he had made their careers and spoke about other inappropriate things of a sexual nature. He then invited me to his room. I quickly declined and asked his assistant if my car was outside. She said it wasn’t and wouldn’t be for a bit and I should go to his room. At that moment I felt very powerless and scared but didn’t want to act that way hoping that I was wrong about the situation. When I arrived I was relieved to find another woman in his room and thought immediately I was safe. He asked us to kiss and she began some sort of advances upon his direction. I swiftly got up and asked him if he knew that I could sing. And I began to sing….i thought it would make the situation better….more professional….like an audition….i was so nervous. After singing I said again that I had to leave. He walked me to the door and stood in front of it and tried to kiss me on the lips. I stopped him and managed to get out of the room. I still got the part for the film and always thought that he gave it to me because of what happened. Since then I felt awful that I did the movie. I felt like I didn’t deserve the part. I was so hesitant about speaking out….I didn’t want to hurt his family. I felt guilty as if I did something wrong. I was also terrified that this sort of thing had happened to so many women I know but no one had said anything because of fear.

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Il vaso di Pandora aperto. Dopo l’articolo bomba, sono spuntate una dopo l’altra decine di donne che, professionalmente collegate in qualche modo a Weinstein, hanno denunciato le molestie subite. Weinstein ha giocato con donne fra le più belle e famose del mondo: Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow – che fra le lacrime lo ringraziava durante la notte degli Oscar del 1999, quando è stata premiata come Miglior Attrice Protagonista del film Shakespeare in Love, pellicola prodotta proprio da Weinstein. E ancora Cara Delevingne, Romola Garai, Lea Seydoux, Rosanna Arquette, Kate Beckinsale, Asia Argento.

Le scuse e la casa di cura. Il segreto di pulcinella di Hollywood – perché “tutti sapevano” è stato scritto e detto più di una volta in questi giorni – finisce su carta stampata ed è tutto un denunciare, un dissociarsi. La casa di produzione da lui fondata lo licenzia, l’Academy lo esclude, la moglie lo lascia. Tutti lo abbandonano, il re Mida del cinema è solo. E lui si scusa, chiede una seconda chance, e poi, in pieno stile americano, prende il primo treno per l’Arizona e va in riabilitazione a curarsi dalla dipendenza dal sesso. Come se la copertina del Time fosse una diagnosi. Al di là del clamore, restano aperti molti temi e questo scandalo coinvolge tutti.

 

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Lo squallore di fondo. Rimane la liberazione e il coraggio di tutte le donne che hanno avuto la forza di parlare, ma che hanno potuto farlo solo dopo l’inchiesta, quando l’attendibilità delle accuse era più che confermata. Tutte, infatti, parlano della paura di non essere credute, mentre la verità era nota anche ai più grandi. Anche Brad Pitt, che ha avuto relazioni con due delle attrici molestate, Angelina e Gwyneth, sapeva. Stiamo parlando di donne ricche e potenti, non di sprovvedute senza mezzi.

È possibile sentirsi dispensati dal giudizio sull’uomo, dal momento che i fatti parlano chiaro e sono tutti concordi. Ma sarebbe fin troppo facile additare l’orco cattivo che inseguiva neo attrici ninfette e che per trent’anni ha fatto il bello e il cattivo tempo nell’industria cinematografica mondiale, sentirsi sollevati una volta che l’erbaccia è stata spedita in una clinica isolata e lussuosa, praticamente l’infermeria dello stesso castello dorato dove ha regnato per tutti questi anni. Tutto il mondo della comunicazione è coinvolto dalla vicenda, i nuovi canali social, le dinamiche di potere, della dialettica fra uomini e donne, del sesso, del successo. Resta viva l’impressione che dietro i flash, i red carpet, il lusso, le luci, esista un mondo squallido, schifoso e così banale.

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