ricorsi storici

Qualcuno ricorda l’influenza spaziale del 1970?

Nel 1970 un'epidemia influenzale, di provenienza asiatica, fece il giro del mondo e provocò due milioni di morti.

05 Marzo 2020 ore 06:14

1970: un italiano su quattro finì a letto con l’influenza. Contemporaneamente 13 milioni di italiani si trovarono colpiti da un virus influenzale sconosciuto proveniente da Hong Kong, e per cinque mila di loro la malattia fu così virulenta da portarli alla morte. È quanto accaduto in Italia a cavallo tra il 1969 e il 1970. Esattamente cinquant’anni fa. Il che significa che le persone anziane, di 70-80 anni, che oggi stanno soffrendo o muoiono per il virus Covid-19, a 20-30 anni, avevano già sperimentato sulla propria pelle o in famiglia quella che è passata alla storia come l’influenza spaziale. Un video dell’Istituto Luce sintetizza, con sobrietà, la cronaca del tempo.

Tra le testimonianze raccolte in questi giorni, significativa è quella di Maurizio, un insegnante di San Paolo d’Argon, che scrive sulla sua pagina Facebook: «Ricordo che rimasi a letto per più di due settimane, l’assenza più lunga negli anni del liceo. Febbre alta, vomito e dissenteria. Per mia madre – che mi teneva in vita a limonate e riso in bianco – la colpa non era del virus (quello di allora, che comunque mai venne nominato) ma del fatto che “non mi coprivo” o comunque della mia vita sregolata. Poi toccò al resto della famiglia, che pure si copriva e non aveva per niente vita sregolata». Gli ospedali erano stracarichi, dovettero raddoppiare i letti e anche allora si chiusero le scuole e i mercati andarono deserti. In tutto il mondo, quell’influenza causò qualcosa come due milioni di morti. Anche l’influenza chiamata «spaziale» fu di provenienza asiatica. Tanto che gli inglesi coniarono il detto: «Quando Mao starnuta il mondo si ammala». Forse è grazie ai protocolli sanitari e all’esperienza vissuta negli ospedali di allora, che oggi si chiede alla popolazione uno sforzo per contenere e limitare la diffusione del virus tra la popolazione. Proprio per evitare l’eccessivo ricarico di ricoveri e la relativa mortalità. E se in qualcuno è scattata la paura, forse è perché è riaffiorato il ricordo.

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