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Da consumarsi entro, ma preferibilmente

Quali cibi scaduti (e entro quando) si possono ancora mangiare

Quali cibi scaduti (e entro quando) si possono ancora mangiare
Cronaca 29 Settembre 2014 ore 12:08

Garantire la sicurezza alimentare di cittadini e consumatori in Italia e in Europa, investendo risorse, tempo, controlli e progettazione. È l’obiettivo (e l’impegno) emerso dai meeting internazionali che hanno coinvolto, in questi giorni, oltre cento super-tecnici a Venezia in occasione del 53° Forum Consultivo dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Vigilare sulla regolarità di tutto ciò che arriva sulla tavola e va in pasto agli animali è una necessità, e non solo per al salute dei cittadini, dicono gli esperti, viste le oltre 310mila aziende e i quattro milioni di persone che in Europa producono alimenti e bevande. Un panorama immenso di attività e cibarie che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti anche con contraffazioni, frodi, problematiche legate alla corretta tracciabilità e all’ingresso della criminalità organizzata nei sistemi distributive. Eventualità non così rare: stando alle stime diffuse dall’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole, solo nel 2011, il 17 percento dei produttori di alimenti soggetti a ispezione è risultato irregolare e il 10 percento dei prodotti non conforme alle normative. Basti pensare agli ultimi casi di ‘malaproduzione’ balzati alle cronache: la carne di cavallo nelle lasagne surgelate, le mozzarelle blu, i frutti di bosco a rischio epatite.

 

data scadenza alimenti

 

Attenzione all’etichetta. In attesa che da Venezia si attivino programmi ad hoc, come ad esempio ilOne health, un approccio strategico nuovo che intende proteggere la salute pubblica controllando l’interfaccia tra persone, animali e ambiente, la prima regola è guardare l’etichetta, utile a riconoscere la provenienza certificata Unione Europea (UE). Per essere tale, la normativa entrata in vigore il 1 Luglio 2010, impone che il prodotto abbia il logo europeo che ne attesta l’origine da uno dei paesi membri e riporti il nome dell’organismo di controllo autorizzato e il suo codice, preceduto dalla sigla IT; il codice dell’azienda controllata; il numero di autorizzazione (sia per i prodotti agricoli freschi che trasformati); la dicitura “Organismo di controllo autorizzato con D.M. Mi.R.A.A.F. (con numero e data) in applicazione del Reg. CEE n.2092/91”. Altrimenti è meglio diffidare.

«Da consumarsi preferibilmente entro». E oltre all’etichetta, non va trascurata la scadenza dei cibi, indice della (presunta) commestibilità. Questa è correlata alla natura del cibo che ne determina anche la deperibilità più o meno lunga dal momento della produzione a quello in cui viene posto in tavola. Occhio innanzitutto alla distinzione fra la dicitura «da consumarsi entro…», che indica il termine entro cui la consumazione dell’alimento è assolutamente garantita (se correttamente conservato) senza il rischio che si possano sviluppare cariche batteriche nocive per la salute o che il cibo possa perdere le sue proprietà nutrizionali originarie, da quella «da consumarsi preferibilmente», seguita da una data precisa, riportata sulla confezione degli alimenti che sono conservabili per un periodo inferiore ai 3 mesi. Se il consumo dell’alimento è possibile fra i 3 e i 18 mesi sull’involucro saranno indicati mese e anno di scadenza (senza un giorno preciso) e per quelli conservabili oltre i 18 mesi solo l’anno. Non è obbligatorio, invece, indicare sulla confezione il periodo di conservazione di cibi come frutta e verdura fresche (fatta eccezione per quelle già tagliate o sbucciate), vino, aceto, sale e zucchero, pane, pasta di grano duro, riso, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche se la percentuale di alcool non supera il 10%, gomme da masticare e così via.

 

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Cosa di può mangiare oltre la data di scadenza. Cosa sì e cosa no, e quali sono comunque i limiti massimi:

  • Yogurt – Fino a 6-7 giorni dopo la scadenza. È buono dal punto di vista nutrizionale, ma è meno bello nel colore, sapore, odore, consistenza, tessitura: ovvero potrebbe perdere parte delle proprietà organolettiche.
  • Latte fresco – Pastorizzato e/o di alta qualità è da bersi entro il sesto giorno successivo a quello del trattamento termico; entro il decimo giorno successivo a quello del trattamento termico il latte microfiltrato fresco pastorizzato. Poi possono fare la comparsa le tossine: meglio evitare!
  • Formaggi stagionati e a pasta dura – Non saranno belli all’aspetto oltre la scadenza. Ma rimuovendo l’eventuale muffa con un coltello possono essere consumati senza rischi.
  • Formaggi freschi – Meglio attenersi strettamente alla data di scadenza indicata sulla confezione, altrimenti la salute potrebbe risentirne.
  • Uova – Dipende tutto dalla cottura: crude o alla coque il limite massimo è di 3 giorni oltre la data di scadenza, entro una settimana se fritte. Non un giorno di più, però.
  • Pesce e piatti surgelati – Se correttamente conservati, la concessione va fino a due mesi dopo la data consigliata, ma possono perdere parte delle bontà al palato.
  • Pesce in scatola – Entro uno o due mesi dalla data di scadenza va tutto bene.
  • Pasta secca e riso – Hanno di norma una scadenza variabile dai 2 anni ai 2 anni e 6 mesi, il consumo è possibile però anche alcuni mesi oltre il limite ‘timbrato’.
  • Biscotti secchi e cracker – Perdono in fragranza ma non in sicurezza dopo la data limite.
  • Olio – Ok anche fino a 8 mesi dopo l’aut aut, ma colore e gusto potrebbero non essere più come quelli originari.
  • Conserve sottaceto – Possono essere stappate e mangiatein sicurezza anche un paio di mesi dopo la scadenza che è variabile da 2 a 3 anni.
  • Conserve di pomodoro – Oltre i due mesi dalla data di scadenza, di norma compresa fra i 12 e i 20 mesi, sono ancora OK.
  • Salumi affettati – Tassativa la scadenza della confezione per quelli affettati e confezionati. Poi ci sono rischi.
  • Succhi di frutta – Meglio attenersi alle regole, comprese fra i 6 e i 12 mesi, per metterli nel bicchiere.
  • Alimenti senza la data di scadenza – C’è cibo e cibo: quelli ‘resistenti’ come bevande alcoliche, aceto, sale, zucchero e quelli più o meno ‘deperibili’, come pesce o carne freschi. Attenzione alla categoria fragile: da consumarsi entro 6 giorni al massimo dalla data di confezionamento se si tratta di carne (entro 2 giorni nel caso di carpaccio o carne trita) e 4-5 giorni dalla cottura per il pesce fresco, poi nulla è più sicuro.