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Ma quali euroscettici e sovranisti L’Europarlamento è più europeista

Ma quali euroscettici e sovranisti L’Europarlamento è più europeista
05 Giugno 2019 ore 13:23

Nonostante la vittoria della Lega in Italia e del Front National in Francia, nel Parlamento europeo, dopo le elezioni del 26 maggio scorso, gli euroscettici rimangono una minoranza d’opposizione, mentre aumenta l’influenza dei gruppi più europeisti, come i Verdi ed i Liberali.

Record di affluenza. La prima nota positiva di queste elezioni europee è stata l’affluenza, che ha fatto registrare il record degli ultimi vent’anni, superando la soglia psicologica del 50 per cento. Questo aumento ha segnato un’inversione di tendenza significativa, considerato che il dato era in costante calo dal 1979.

Un cambiamento necessario. L’Unione europea costruita in questi anni si è rivelata fragile e non adeguata ad affrontare le sfide del nuovo mondo globale; secondo più fronti era quindi necessario un cambiamento. La maggioranza dello scorso Parlamento, composto dai partiti tradizionali socialisti e conservatori, non è stata in grado di riformare le istituzioni, scontentando sia i sovranisti euroscettici che gli europeisti più convinti. Il desiderio di cambiamento si è tradotto in un voto che ha eroso seggi ai partiti di maggioranza in favore dei nuovi schieramenti.

 

 

I sovranisti rimangono all’opposizione. Non s’è verificata però un’avanzata sostanziale dei movimenti sovranisti, che hanno guadagnato qualche seggio ma rimangono stabilmente una minoranza. Il trionfo della Lega in Italia è stata infatti un’anomalia tra i grandi Paesi dell’Unione, se si esclude la vittoria di Marine LePen in Francia, che ha comunque conseguito un risultato peggiore rispetto alle elezioni europee del 2014. La netta vittoria dell’ungherese Orban, considerato da molti tra i capi dei sovranisti e degli euroscettici in Europa, va invece ad aumentare le fila dei conservatori. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, nel Parlamento europeo il leader nazionalista fa parte dello stesso gruppo di Angela Merkel. Anche in Grecia, dove l’austerity europea è stata più dura, i socialisti e i conservatori hanno raggiunto insieme il 56 per cento dei consensi. Poco significativa la vittoria di Nigel Farage con il suo Brexit Party: i parlamentari britannici, infatti, decadranno entro qualche mese, quando l’uscita dall’Unione della Gran Bretagna diventerà effettiva.

I nuovi equilibri. La nuova composizione del Parlamento impedisce a socialisti e conservatori di confermare la vecchia maggioranza, costringendoli a chiedere l’appoggio di altri partiti. Gli unici schieramenti disponibili a un’alleanza sono quelli più europeisti, ovvero i verdi ed i liberali, che hanno aumentato la loro rappresentanza nell’aula. Se i verdi sono più attenti ai tempi ecologici, ispirati anche dal movimento di Greta Thumberg, i liberali sono da sempre a favore degli Stati Uniti d’Europa e tra i loro cavalli di battaglia c’è l’istituzione di un’unione fiscale. L’alleanza inedita con almeno uno tra questi partiti romperà probabilmente i vecchi schemi di nomina per le più alte cariche europee, come il Presidente della Commissione, fino a oggi spartite senza troppi conflitti tra socialisti e conservatori.

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