Una scommessa persa, o quasi

Ecco a quanto ammonta ora il debito dello Stato con i privati

Ecco a quanto ammonta ora il debito dello Stato con i privati
25 Febbraio 2015 ore 11:42

13 marzo 2014, Matteo Renzi è da poco diventato premier e si trova nell’abituale salotto di Porta a Porta per una chiacchierata con Bruno Vespa. Si parla del più e del meno, si toccano diversi punti caldi e, come sempre, si fanno promesse. Una in particolare: «Se entro la fine dell’estate, diciamo il 21 settembre che è San Matteo, saranno pagati tutti i debiti della Pubblica amministrazione, lei (Vespa, ndr) andrà a piedi da Firenze a Monte Senario». E se a perdere la scommessa fosse il primo ministro? «Il minimo è che mi chiamino buffone».

 

 

Il 21 settembre 2014 è passato da un po’, eppure, numeri alla mano, i debiti (tanti) della Pa sono ancora, in buona parte, lì da essere saldati. Intanto, il 22 settembre, né Renzi né Vespa hanno chiuso quella scommessa. Su Twitter, infatti, il giornalista Rai “cinguettò” e poi spiegò: «Matteo Renzi ha accettato sportivamente di salire con me e altre persone in data da destinarsi al santuario di Monte Senario. Entrambi siamo infatti convinti di aver vinto la scommessa». Ma perché questa incertezza sull’esito della scommessa? Il motivo è che, in parte, diversi debiti della Pa con le imprese private sono stati saldati, ma non tutti. Per il premier è già un ottimo risultato e probabilmente, rispetto a ciò che eravamo abituati in passato, ha ragione. Ma è anche vero che, entro il 21 settembre 2014, non sono stati pagati «tutti i debiti della Pubblica amministrazione». E così neppure entro il 25 febbraio 2015.

 


Numeri alla mano. Un’attenta analisi è stata compiuta da Marco Palombi su Il Fatto Quotidiano lunedì 23 febbraio, che non ha fatto altro che andare a controllare le cifre presenti sul sito del ministero del Tesoro, pertanto numeri ufficiali. Il punto di partenza è la stima dei debiti detenuti dallo Stato e dagli enti locali al 31 dicembre 2012 compiuta dalla Banca d’Italia: 91 miliardi di euro. Di questi, la maggior parte sono frutto di enormi e sconsiderati ritardi nei pagamenti delle fatture, con le Pa che spesso pagano ben oltre i canonici 30 giorni richiesti dalla legge (quando pagano). Dunque 91 miliardi da pagare per i debiti maturati entro il dicembre 2012. Secondo i dati presenti sul sito del ministero del tesoro, aggiornati al 30 gennaio 2015, il denaro stanziato per saldare questo enorme debito è di 56 miliardi. Stanziato non significa però “liberato”: i soldi concretamente messi a disposizione da ministeri, enti locali, Regioni, Asl e tutto il resto della carovana pubblica, si fermano a 42,8 miliardi di euro, ovvero il 76% di quanto stanziato. A questa cifra va poi fatta un’ulteriore piccola rettifica: dei 42,8 miliardi, infatti, solamente 36,5 sono effettivamente finiti nelle casse delle imprese creditrici. Il 65% del totale. Per arrivare ai 56 stanziati dal Governo, pertanto, mancano ancora 20 miliardi. Non pochissimo.

Come spiega Palombi, usando la lente d’ingrandimento sui numeri si scopre anche chi deve ancora e quanto: l’Amministrazione centrale, ad esempio, ha pagato 5,7 miliardi sui 7 totali stanziati; le Regioni 21,6 su 33 miliardi; Province e Comuni 9 su 16,1 miliardi. I settori che scontano maggiormente questo colpevolissimo ritardo sono quelli della sanità e dell’edilizia: recentemente l’associazione nazionale dei costruttori (Ance) ha parlato di 10 miliardi di debiti ancora da pagare alle imprese del settore. Il Governo Renzi ha quindi fatto un importante passo avanti rispetto al passato, ma potrebbe e dovrebbe fare molto di più.

 

 

Ma i debiti non si riducono. Intanto, lo stesso Renzi, nell’aprile dello scorso anno ha lanciato l’operazione di certificazione dei crediti maturati entro il 31 dicembre 2013 con apposito modulo sul sito del Tesoro, scontabili in banca grazie a una garanzia statale. Il risultato è che a fine 2014 risultano registrate alla piattaforma di certificazione dei crediti quasi 21mila imprese che hanno presentato 91.500 istanze di certificazione per un valore di circa 9,8 miliardi di euro. Non tutte le istanze digitali, però, risultano già evase dagli enti debitori: esiste, sempre sul sito del Tesoro, una lista di “istanze senza risposta” che ne elenca a migliaia per cifre superiori al miliardo di euro. A chiarire (in parte) la situazione ci ha pensato Impresa Lavoro con un report realizzato sulla base dei dati Eurostat: meno della metà di quanto dovuto e certificato è stato pagato. Secondo Impresa Lavoro, i debiti commerciali maturati dalla Pa a fine 2013 ammontano a 74,2 miliardi di euro. Pertanto, calcolando che ad oggi sono stati pagati concretamente solo 36,5 miliardi, i soldi ancora dovuti sono saliti a 37,7 miliardi di euro.

Perché il problema, infatti, sta proprio qui: se anche la Pa riducesse, ogni anno, il proprio ammontare di debiti di una parte, allo “stock” complessivo si sommeranno comunque tutti i nuovi debiti formatisi nel frattempo. L’errore, come spiega il report di Impresa Lavoro, sta nel pensare «che questi interventi contribuiscano a ridurre sensibilmente lo stock di debito complessivo che lo Stato ha nei confronti delle imprese private. I debiti commerciali si rigenerano con frequenza: liquidare i debiti pregressi di per sé non riduce pertanto lo stock complessivo». Per intenderci, solo nei primi due mesi del 2015, secondo le prime stime, l’ammontare del debito della Pa sarebbe salito a quota 158 miliardi. Finché lo Stato non inizierà a rispettare i termini di pagamento, sarà una costante rincorsa a perdere, della quale non si vedrà mai l’arrivo, che di certo non è Monte Senario.

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