Un'indagine di GfK

Quanto sono digital i medici italiani

Quanto sono digital i medici italiani
01 Marzo 2018 ore 09:11

Quanto sono digitali i medici italiani? Molto, secondo i risultati di una indagine social, condotta da GfK, fra 195 medici di medicina generale e 976 specialisti. Poco manca allo strike, perché il 93 per cento dei professionisti, indipendentemente dalla specialità, utilizzerebbe il web, la rete insomma, ogni giorno con una media di 8 ore settimanali. Scegliendo diversi strumenti di contatto: dal pc, allo smartphone o al tablet e con diversi obiettivi: seguire l’educazione continua (ECM), cioè l’aggiornamento professionale diventato obbligatorio per i medici italiani, fare rete con i colleghi per una seconda opinione o coltivare i contatti con colleghi internazionali o ancora ricercare nuove linee guida a proposito di diagnosi e trattamenti per malattie specifiche, studi su farmaci e molto altro ancora. O infine per tenersi più a contatto con il proprio paziente, con una reperibilità h24.

 

 

Le dotazioni tecnologiche. I dispositivi digital sono aumentati fra i medici italiani di oltre il 50 per cento, negli ultimi cinque anni, anche perché gli strumenti di connessione mobile, nello stesso arco di tempo, hanno avuto un incremento d’uso esponenziale: l’88 per cento dei medici ricorre allo smartphone per lavoro, il 51 per cento in più rispetto al 2013, mentre il 61 per cento preferisce il tablet, prima utilizzato dal 55 per cento dei medici. La tecnologia viene impiegata prevalentemente per avere informazioni in ambito professionale: il 30 per cento della formazione avviene via digitale. Si cercano linee guida per diagnosi e trattamenti, informazioni studi sui farmaci, approfondimenti sulle patologie, collegarsi a società scientifiche e fare formazione, non solo quella obbligatoria, ma anche per aggiornamenti scientifici più generali. Si visitano, ad esempio, portali dedicati a specifici argomenti, banche dati, studi presenti in letteratura, riviste o singoli articoli, si scaricano newsletter. Il restante 70 per cento della formazione viene invece acquisita tradizionalmente, durante congressi che danno crediti formativi, tavole rotonde, o tramite informatori scientifici del farmaco.

 

 

I social preferiti. I portali di servizio dedicati, come Univadis ad esempio, costituiscono il terzo canale di informazione digitale più utilizzato dai medici. La fanno però da padrone anche altri strumenti social: Facebook, innanzitutto, utilizzato dal 30 per cento dei medici, talvolta anche per comunicare con il paziente. Mentre Linkedin è consultato in maniera maggiore dagli specialisti, circa il 28 per cento lo predilige, contro il 17 per cento dei medici di base. Tra gli strumenti c’è WhatsApp, con cui il 38 per cento di specialisti e il 32 per cento di medici di base fa comunicazione peer to peer, cioè cerca un confronto con i colleghi creando gruppi o mailing list di gruppo tra professionisti che si conoscono, come farebbe il 29 per cento di specialisti e il 23 dei medici di base. A seconda della classe medica cambiano però le tipologie di informazione: gli specialisti utilizzano il social, WhatsApp in particolare, per esaminare casi clinici fra colleghi, mentre il generalista all’82 per cento scambia informazioni sugli aspetti normativi e burocratici della professione. L’uso di Youtube ha il 46 per cento di preferenze da parte dello specialista e del 41 dei medici di base che lo usano rispettivamente per seguire congressi, presentazioni di esperti o tutorial sull’uso di un device medico e i secondi per questioni di diagnostica, per immagini e tutorial per imparare ad utilizzare strumenti medici.

 

 

Le app. Sono anch’esse molto attive e funzionano professionalmente per l’85 per cento degli specialisti e il 73 per cento dei medici di base ai fini di informazioni su caratteristiche e posologia dei farmaci o eventuali interazioni farmacologiche, calcoli di indici medici specifici. Tuttavia meno apprezzate nel caso della comunicazione medico-paziente o quale mezzo di informazione per il paziente stesso, tanto che solo il 10 dei professionisti consiglia ai propri assistiti di ricorrere a app dedicate per ricordare le visite di controllo, monitorare l’aderenza alla terapia, comunicare e condividere esami e referti con il medico. Insomma, e per fortuna, i medici preferirebbero una comunicazione empatica, più umana, a tu per tu. Guardandosi in faccia, visitando il paziente da cui si comprendono necessità, richieste di supporto, bisogno di stretto dialogo condiviso e molte più cose di quanto una app possa mai dire o fare.

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