La Fondazione per raccogliere fondi

Quanto serve per ristrutturare il teatro Donizetti?

Quanto serve per ristrutturare il teatro Donizetti?
17 Luglio 2014 ore 09:40

Il Teatro Donizetti di Bergamo, costruito alla fine del Settecento e intitolato al grande compositore bergamasco, necessita di una profonda ristrutturazione. Il problema è aperto da almeno tre amministrazioni e – così sosteneva la giunta Tentorio – sarebbe costato 18 milioni di euro. Gori ne conta solo 7. Comunque, dei fondi necessari dovrebbe occuparsi la Fondazione Teatro Donizetti. Non l’avrete mai sentita nominare, o forse la confonderete con la Fondazione Donizetti (senza “Teatro”), proviamo a raccontarla.

Le giunte e la Fondazione Teatro Donizetti. Il problema della ristrutturazione del teatro è annosa questione per le giunte bergamasche. L’amministrazione Bruni, per esempio, ha realizzato il progetto preliminare dei lavori, basandosi sui risultati di un concorso internazionale.
La giunta Tentorio, poi, ha portato avanti lo studio fino allo stadio di progetto definitivo. E ha creato una fondazione di partecipazione che vede l’unione di pubblico e privato, finalizzata a una più efficace raccolta dei fondi (si calcolava ne servissero 18 milioni per mettere a norma il teatro).
Lo statuto della Fondazione Teatro Donizetti è stato approvato il 17 febbraio 2014 dal consiglio comunale (la nascita ufficiale, con firma del notario, è di un mese dopo, il 21 marzo). La sede prevista era il teatro, anche se, attualmente, la Fondazione è operativa in alcune sale del Comune.
Sovraintendente designato è Valerio Marabini, presidente pro tempore è il sindaco. Due sono gli organi che la gestiscono: il Consiglio di Indirizzo, composto da rappresentanti dei soci (un membro per ogni socio), e il Consiglio di Amministrazione, composto da quattro membri nominati congiuntamente dai soci della fondazione. Entrambi sono presieduti dal Sindaco.

 

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La linea Marabini e la linea Gori. Il sindaco ora è Gori. Come la pensa riguardo alla questione della ristrutturazione del Donizetti, lo si capisce chiaramente da una sua lettera comparsa sulle pagine de L’Eco di Bergamo del 21 marzo 2014, indirizzata al sovrintendente Marabini:

Spettabile redazione, secondo l’ex assessore Marabini per il «Donizetti» non ci sono mezze misure: il teatro ha bisogno di lavori per 18 milioni, nulla di meno. Chi, come il sottoscritto, propone un intervento meno costoso «non ne conosce le effettive esigenze e parla perciò per sentito dire». Non è proprio così. Nel corso del dibattito a Bergamo Tv il sindaco Tentorio ha sostenuto a spada tratta la «linea Marabini»: il Donizetti versa in «deplorevoli condizioni», non è a norma, e anche solo per evitare che accada il peggio e che il sindaco ci vada di mezzo va attuato il progetto di radicale restauro il cui costo, appunto, è di 18 milioni di euro. Io la vedo in altro modo: 18 milioni è il costo di un intervento di grande impatto, che prevede imponenti lavori sulla struttura del teatro, la modifica del profilo esterno, il rifacimento delle facciate, lo scavo della platea per la realizzazione di sale prove, oltre a tutti gli interventi elencati da Marabini: meccanizzazione delle fossa dell’orchestra, rifacimento dei camerini, creazione di spazi commerciali, impianto di aria condizionata, ecc. ecc. Tutto ciò, come appare chiaro, va molto al di là della semplice «messa a norma» indicata dal sindaco come la ragione «obbligata» del maxiprogetto. Per questa basterebbe molto meno: la sistemazione degli impianti elettrici, la realizzazione di una vasca di pescaggio, il trattamento ignifugo di alcuni arredi, uscite di sicurezza per il lato sinistro della balconata e del loggione (sul lato dei propilei sono state adeguate anni fa), la razionalizzazione delle scale esistenti, ascensori in esterna – quando il progetto di Marabini li prevede all’interno -, mentre l’accesso per i disabili è già possibile grazie ad un apposito scivolo. Volendo, ma siamo già oltre la stretta necessità, con poca spesa sarebbe possibile ampliare l’attuale biglietteria per fare spazio al bookshop e allargare il bar verso il ridotto. Il tutto, a quanto mi consta, con un investimento compreso tra i 6 e i 7 milioni di euro, con l’impianto di condizionamento che potrebbe rientrare, a costo zero, nell’affidamento ad una «Esco» (energy saving company) del piano di riqualificazione energetica dell’edificio. Certo, il progetto di cui Marabini si è fatto paladino, reclamando nel contempo la presidenza di un’apposita fondazione, è molto più ambizioso. Purtroppo però costa il triplo, e la domanda che dobbiamo farci è se oggi corrisponda alle priorità della nostra città. Restando nell’ambito dei grandi contenitori monumentali: abbiamo il restauro della biblioteca Maj da completare, Casa Suardi da sistemare, il Carmine, Sant’Agata e Astino ancora da restaurare, la Montelungo che cade a pezzi. Per non parlare di ciò che andrebbe fatto per i servizi e per la mobilità. Per ognuna di queste cose il Comune dice di non avere risorse. E dunque, mi chiedo, se questa è la situazione, è proprio necessario adottare il «radicale restauro» del Donizetti? Io non credo. La messa a norma è un conto, la pesante ristrutturazione voluta dall’ex assessore è un altro. Senza contare che nell’ipotesi di intervento più «leggero» i lavori potrebbero essere realizzati per lotti, durante la pausa estiva, di anno in anno, scongiurando la chiusura del teatro; che diversamente dovrebbe interrompere per diversi anni la propria attività, con tutti i rischi già sperimentati con la triste vicenda dell’Accademia Carrara. Giorgio Gori

Prima c’era un’altra Fondazione. La Fondazione Teatro Donizetti è nata sulle ceneri della vecchia Fondazione orchestrale Gaetano Donizetti, il cui Consiglio d’amministrazione era inattivo dal 2006. La fondazione dunque risorge, ma con delle novità, non solo legate al cambio di nome: escono infatti dal Consiglio i vecchi soci (Regione Lombardia, Unione Industriali, Camera di Commercio, Associazione amici dell’orchestra stabile e Provincia), dacché una legge del governo Monti ha proibito agli enti locali di partecipare in società o fondazioni già esistenti. Ed entra il Comune di Bergamo.

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Innanzitutto l’arte e la cultura… Come si legge nello statuto, l’intenzione primaria della nuova Fondazione è quella di «promuovere la cultura e l’arte, cercando di accrescere nei giovani il desiderio di esperienze e percorsi culturali formativi». L’ente si propone inoltre «la promozione della prosa, della danza, della musica, della letteratura, della cultura e delle arti, secondo un percorso integrato di produzione, distribuzione, aggiornamento, formazione ed ospitalità, nei settori affidati alla Fondazione dall’Amministrazione Comunale, con apposita convenzione».

…o la raccolta fondi per il teatro? L’altro scopo della Fondazione Teatro Donizetti è quello di reperire i fondi necessari alla ristrutturazione del teatro. Ripetiamo: in base al progetto definitivo delle precedente amministrazione il costo dei lavori si aggira attorno ai 18 milioni di euro (anche se, per gli interventi previsti, Gori conta solo 7 milioni). Diversi enti pubblici, come la Provincia e la Regione, sono già stati contattati dalla Fondazione, anche se probabilmente i fondi maggiori proverranno dai privati: si sta cercando di coinvolgere nel progetto imprese, banche e altre fondazioni. Con donazioni significative si diventa soci della Fondazione. Al momento, tra i soci ci sono la Gewiss di Cenate Sotto (che ha donato 60 mila euro) e la Brembo di Curno (250 mila euro). Il Comune ha contribuito con 40 mila euro. Nel progetto per la raccolta fondi c’è anche una sottoscrizione aperta a tutti i cittadini: chi donerà 1000 euro troverà il suo nome iscritto in una lastra di marmo all’interno del teatro. Si spera di riuscire a realizzare cifre interessanti anche dall’affitto degli spazi commerciali e pubblicitari che verranno creati all’interno del teatro.

Come sarà il teatro ristrutturato. Il teatro richiede interventi importanti, dato che l’ultimo rinnovo risale a trentadue anni fa (1982). Gli impianti, al momento, non sono in regola con la normativa vigente, sia per quanto riguarda le uscite di sicurezza degli ultimi due livelli sia per la mancanza di facilitazioni per i disabili (non ci sono ascensori né pedane per carrozzine). Il progetto definitivo (firmato dall’architetto Nicola Berlucchi, che si è già occupato della ristrutturazione del Teatro Sociale di Città Alta) arricchirà la struttura anche con un ristorante, un bookshop e un bar grande il doppio rispetto a quello attuale. Sarà rinnovato tutto l’arredo, verranno meccanizzate la buca dell’orchestra e la movimentazione delle scene. Soprattutto, sarà realizzato l’impianto di condizionamento indispensabile per l’attività teatrale anche nella stagione estiva, in coincidenza col maggior flusso turistico. Il cantiere potrebbe aprire a fine giugno 2015, e chiudere prima della stagione lirica 2016.

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