Il documento programmatico in 70 pagine

Quanto spende l’Italia per la Difesa e dove investirà nei prossimi anni

Quanto spende l’Italia per la Difesa e dove investirà nei prossimi anni
30 Aprile 2015 ore 13:10

Lo si aspettava per la fine del 2014, ma la sua approvazione ha avuto un iter un po’ tortuoso. Finalmente, però, il Consiglio Supremo della Difesa, ha approvato il Libro Bianco della Difesa, un documento di una settantina di pagine che contiene le linee guida della Difesa italiana per i prossimi 15 anni. Era un documento molto atteso, la cui genesi ha occupato le cronache della Difesa nel corso degli ultimi due anni. Per elaborarlo è servito un anno di lavoro e l’edizione appena approvata arriva dopo quella del 2002, che si limitava a fornire una fotografia di allora.

 

 

Mediterraneo e non solo. L’attenzione principale dell’Italia è rivolta al Mediterraneo, nei confronti del quale il Paese mira ad assumere la leadership militare nella regione, senza però rinunciare agli impegni già sottoscritti per aumentare in prospettiva la propria quota di spesa militare. E se la regione Euromediterranea è al centro dell’attenzione italiana, quella Euroatlantica non è da meno, perché è qui che, testualmente, risiede «il fulcro degli interessi nazionali e, in quanto tale, la sua sicurezza costituisce la priorità assoluta del Paese».

Armamenti e personale. Il Libro Bianco prevede una legge pluriennale per gli investimenti nel settore degli armamenti per dare certezza alle aziende e punta al ringiovanimento delle forze armate. Il documento non contiene cifre, ma indicazioni di politica militare, che saranno poi tradotte nei prossimi mesi prima in un “business plan” e poi in strumenti di legge. Sebbene non siano espressi numeri, vengono confermati i tagli al personale, come già stabilito dalla Legge Di Paola del 2012, che prevede di arrivare a 150mila militari entro il 2024 (erano 183mila a fine 2012 e saranno 170mila a fine 2015).

 

 

La difesa militare italiana oggi. Le Forze Armate in Italia sono costituite da Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri (che insieme alla Guardia di Finanza costituiscono i corpi di polizia a ordinamento militare), e contano in tutto circa 337mila tra uomini e donne. I corpi ausiliari sono l’Ordinariato Militare Italiano, il Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana, il corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana e il Corpo Militare dell’Esercito Italiano del Sovrano Militare Ordine di Malta. A capo di tutti, sotto il Ministro della Difesa c’è il Capo di Stato Maggiore, ruolo attualmente ricoperto dal Generale Claudio Graziano, già capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Prima di lui c’era l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Se si escludono i corpi ausiliari, i Carabinieri e la Finanza il personale è composto da 174mila persone. Sono per lo più arruolati nell’esercito (quasi 102mila persone) e si tratta di effettivi con un’età media abbastanza alta, la maggior parte dei quali, tra Esercito, Marina e Aeronautica, sono sottufficiali (oltre 52mila). Rispetto al 2002 i marescialli sono aumentati del 111 percento, mentre le truppe sono diminuite del 22 percento. Per adeguarsi alle congiunture attuali, dice il Libro Bianco, è necessario avere una forza militare più giovane, numericamente flessibile e preparata professionalmente. Inoltre c’è bisogno di un maggiore equilibrio tra i vari gradi e categorie, una struttura più snella e bilanciata, meglio ripartita tra personale in servizio permanente e a tempo determinato. Di qui l’idea di avere più militari in ferma breve, che farebbero trarre vantaggio anche alle casse dello Stato. Meno generali e colonnelli, quindi, e una base operativa ben solida. In mezzo un corpo di quadri intermedi ben proporzionato. Come si arrivi a questa nuova gerarchia e quali siano i passi per la formazione del personale il Libro Bianco non lo specifica, ma si limita a dire che la Difesa italiana «continuerà a verificare regolarmente come meglio adeguare i propri livelli di preparazione e prontezza per adattarsi alle sfide e alle opportunità presentate dalle trasformazioni strategiche in atto nella nostra area regionale. Al fine di consentire una più efficace opera d’indirizzo politico, di assegnazione delle risorse e di monitorizzazione dei risultati, la Difesa implementerà un nuovo sistema di gestione dei livelli di prontezza e preparazione delle forze».

Grandi assenti gli F35. Una delle questioni più attese, di cui ci si aspettava di trovare risposta nel Libro Bianco era la risposta sul destino degli F35, dato che anche la Camera dei deputati ne aveva chiesto conto con un ordine del giorno approvato durante l’ultima legge di stabilità. Il Libro Bianco avrebbe dovuto mettere nero su bianco il dimezzamento dei cacciabombardieri, votato dal Parlamento. E invece gli F35 nel Libro Bianco non vengono nominati e il loro destino è rimandato a una futura relazione tecnica dello Stato Maggiore della Difesa. E proprio a proposito della questione sugli F35 nei giorni scorsi Sel ha chiesto le dimissioni del ministro della Difesa Roberta Pinotti, poiché nel Documento Economico finanziario varato dal Governo non c’era traccia del dimezzamento delle spese per l’acquisto degli F35, come invece era stato previsto dalla mozione approvata dal Parlamento. Attualmente gli F35 costano all’Italia circa 10 miliardi di euro.

 

 

La spesa militare italiana. Ma quanto spende l’Italia in armamenti? Rispetto agli altri stati europei molto meno, circa l’1,2 percento del Pil. Nel mondo a scopo militare si spendono 3,4 milioni di dollari al minuto, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno (compreso anche il costo del personale). La Legge di Stabilità 2015 ha previsto quasi 18 miliardi di spese militari, di cui oltre 5 per l’acquisito di nuovi armamenti: le stesse cifre del 2014, limate solo di poche centinaia di milioni, a cui vanno però aggiunti i costi extrabudget, che gravano sul Ministero dello Sviluppo Economico per la costruzione di navi da guerra, cacciabombardieri e altri sistemi d’arma. Ci sono poi le missioni militari all’estero, che gravano sul Ministero dell’Economia e delle Finanze. Stando ai dati del Sipri, lo Stockholm International Peace Research Institute, che calcola le spese militari di ogni Paese, l’Italia nel 2014 si è collocata al dodicesimo posto nella classifica mondiale, con una spesa annuale di 29,2 miliardi di euro, ossia 80 milioni di euro al giorno. Gli Stati Uniti spendono, tra costi di budget e di extra budget circa 900 miliardi di dollari annui. La Cina spende 216 miliardi di dollari e la Russia 85 miliardi. In Europa la Francia spende il doppio dell’Italia, e la Germania sta prendendo in considerazione un aumento delle sue spese militari per farle lievitare fino al 2 percento del Pil tedesco.

Le critiche. Forse proprio perché il documento era tanto atteso, non sono mancate le critiche. Prime tra tutte quelle delle Reti nazionali che supportano la campagna per la Difesa civile, non armata e nonviolenta, che hanno subito precisato che più che Libro Bianco della Difesa, il documento dovrebbe essere chiamato Libro Bianco delle Forze Armate. Critiche al Libro Bianco arrivano anche dal Sindacato del Lavoratori Civili della Difesa, che ritiene sia carente di indicazioni la parte relativa al lavoro civile. In sintesi, il documento sarebbe tutto incentrato sulla difesa militare, e per questo il Sindacato avverte il rischio che la politica abdichi al proprio ruolo e si consegni ai Vertici militari. Una critica pesante, considerando che il Librosi poneva l’obiettivo di essere un documento politico più che tecnico. Ma la critica forse più inaspettata è quella dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, riportata in un’intervista al Secolo XIX. Secondo Binelli Mantelli, che è stato ai vertici delle Forze armate fino alla fine di febbraio, nel Libro Bianco ci sarebbe uno sbilanciamento di forze che farebbe avere all’Esercito un ruolo a suo avviso esorbitante rispetto a quello di Aeronautica e Marina. Quest’ultime guardano con sospetto alla spinta interforze specie dopo che la nomina del generale Claudio Graziano a capo dello Stato Maggiore Difesa ha evidenziato come la decisione politica abbia sostituito la tradizionale rotazione tra le Forze Armate nella scelta del massimo vertice militare.

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