Cronaca
Ancora campione italiano

L'assolo di Nibali a Superga E adesso possiamo andare al Tour

L'assolo di Nibali a Superga E adesso possiamo andare al Tour
Cronaca 27 Giugno 2015 ore 10:37

A chi gli chiedeva una spiegazione alla mancanza di vittorie, Vincenzo si era guardato intorno, aveva dato un'alzata di spalle e risposto con un po' di timidezza: «Non ho molto da dire, vorrei solo stare tranquillo per il Tour». Evidentemente le parole non servivano, bastava dargli la strada giusta, la bicicletta e una salita. Come questa, bellissima, che porta alla Basilica di Superga, a Torino, il quadro perfetto per andare a vincere il campionato italiano, ancora, per la seconda volta di fila. Nibali è tornato. Il sole è tutt'intorno, e anche la gente che lo ha acclamato, spinto negli ultimi cinquecento metri. Vincenzo è arrivato in cima, ha alzato le braccia al traguardo e festeggia per la seconda volta consecutiva la bella maglia tricolore. «Sono molto contento - ha detto Nibali -, finalmente un po' di condizione è arrivata. È una bella conferma, una grande lavoro. Ci è voluto un po' ma finalmente la prima vittoria stagionale è arrivata». Un'emozione forte, ha cantato l'inno fino all'ultimo: «Sapevo dove cercare la condizione. Andare al Tour adesso, e cercare di lottare, sarà come portare una bandiera in gruppo. Io spero di farvi divertire, ci proverò finché avrò le forze».

 

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Quello di Superga è stato un assolo, l'agguato dello Squalo. Non lo diciamo tanto per dire, Vincenzo ha sbranato davvero la strada e gli avversari. Ha attaccato alla prima salita, fatto la giusta selezione. Solo Diego Ulissi e Roberto Rega sono rimasti alla sua ruota, provando a limitare i danni. Bravissimi anche loro. Esattamente fra una settimana Vincenzo sarà nel frullatore del Tour de France, e tutti accerchieranno il suo pullman la mattina alla partenza aspettando di vederlo giusto una frazione di secondo quando scenderà rapido e prenderà la bici dalle mani del Toso, il suo meccanico, e correrà via. Gli staranno addosso per chiedergli come sta, come si sente, come pensa di aver preparato questo appuntamento con la storia, se è convinto di dominare dal principio alla fine come fece un anno fa. Vincenzo Nibali, gli chiederanno, com’è cambiata la sua vita da quando ha vinto la corsa più importante del mondo? Noi, che non siamo francesi, sappiamo bene che la vittoria di un anno fa ha avuto un’anteprima la settimana prima che cominciasse il Tour. A Malè, l'anno scorso, Vincenzo aveva ritrovato di colpo la sua dimensione di leader, Cassani lo aveva fatto sentire importante, dandogli il ruolo di chioccia dei più giovani e riconoscendolo come il corridore italiano più forte. Chi conosce un po’ Nibali, come Cassani, sapeva esattamente quanto fosse importante quella corsa di un giorno per il ragazzo che si stava preparando ad affrontare il Tour per provare a vincerlo.

 

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Era soltanto un campionato italiano, certo, corsa che negli ultimi anni era stata qualche volta snobbata dalle grandi firme. Ma Nibali quando si presenta al via di una corsa lo fa sempre e soltanto per lasciare un segno. Magari non vincerà, non si può vincere sempre, ma una corsa anonima lui non la sa fare. Quel campionato italiano fu la svolta. Sulle salite del Trentino Nibali si fece aiutare da Michele Scarponi, e finalmente riuscì a mettersi davanti. Soltanto Davide Formolo, che adesso conosciamo dopo la bella impresa che ha fatto all’ultimo Giro ma quel giorno era un giovanissimo neoprofessionista, fu capace di tenergli testa. Tanto bene che Nibali dovette mettercela tutta per staccarlo sul traguardo. Alla fine piangevano tutti: Formolo, perché aveva avuto l’occasione di battere Nibali, uno che fino alla settimana prima aveva visto soltanto alla televisione, e Vincenzo, perché quella maglia tricolore aveva un significato che pochi hanno capito immediatamente. Sul podio Nibali si portò anche Emma: era la prima volta che lo seguiva a una corsa ed evidentemente porta fortuna, oltre che felicità. È successo anche quest'anno. Nibali ha dato tutto, ha vinto in grande stile. Ha dimostrato di essere in condizione, e adesso tutti tiriamo un sospiro di sollievo. Finalmente possiamo andare al Tour.

 

Tour de France, tappa 21

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