Lampi di umanità dall'inferno del nazismo

Quell’amore nascosto ad Auschwitz tra una SS e una prigioniera ebrea

Quell’amore nascosto ad Auschwitz tra una SS e una prigioniera ebrea
18 Agosto 2015 ore 19:10

Anno 1942. La Seconda Guerra Mondiale era scoppiata tre anni prima, quando la tracotanza militaresca di Hitler oltraggiò la Corona britannica. L’aut-aut del governo inglese (o la Polonia o la guerra) aveva ricevuto una risposta chiara, ancor prima che l’ambasciatore anglosassone riferisse l’ultimatum. Le truppe tedesche a Varsavia non avevano alcuna intenzione di andarsene. Il Fuhrer desiderava lo scontro. In pochi anni, nonostante l’opposizione degli Alleati, l’avanzata nazista fu sistematica. Come sistematica fu l’attuazione del piano di sterminio di ebrei, oppositori politici, zingari, omosessuali e tutti coloro che potevano entrare nella categoria dei “diversi”. Il 1942 fu un anno cruciale, nell’economia dello sterminio. Il campo di lavoro forzato di Auschwitz venne infatti ampliato per accogliere nuovi ospiti. Treni merce partirono da tutta Europa, colmi di ebrei prelevati dai ghetti in cui erano stati rinchiusi. Su uno di questi treni c’era anche una giovane slovacca, Helena Citronova, con gran parte della sua famiglia. Durante il viaggio morirono tutti, bambini, adulti e anziani, tranne lei.

 

Auschwitz

 

L’arrivo nel campo. Al suo arrivo ad Auschwitz le furono tolti gli effetti personali e fu mandata nelle baracche insieme agli altri prigionieri. Come loro, avrebbe dovuto lavorare nell’edificio chiamato “Canada”, un centro di smistamento dei beni tolti agli internati, destinati ad essere spediti in Germania per alimentare il massacro. Ovviamente, molti di questi beni sparivano molto prima di essere giunti a Berlino, nelle tasche delle SS. La sorte di Helena era segnata: poco dopo il suo arrivo, le autorità del campo la inserirono nella lista di coloro che sarebbero stati mandati subito nei forni crematori. Nel pomeriggio del giorno della sua condanna a morte, la Citronova, ignara di tutto, fu costretta a cantare per il compleanno di uno dei capi del campo, un ufficiale austriaco delle SS di nome Franz Wunsch. Il giovanotto rimase incantato dalla voce dell’ebrea, e presumibilmente anche dal suo aspetto.

Lui si innamora. Questo spietato militare che molti avrebbero poi definito “brutale” mandava biscottini e dichiarazioni d’amore a una prigioniera, come se si trovassero in un posto di villeggiatura e non nel luogo dove la morte era di casa. Helena era sconvolta e, ovviamente, non completamente refrattaria all’idea di una relazione. Molti anni più tardi, la Citronova ricordò quei giorni: «Quando entrò nelle baracche dove stavo lavorando, mi gettò quella nota: “Sono innamorato di te”. Ho pensato che avrei preferito morire, piuttosto che frequentare un uomo delle SS. Per un lungo periodo c’è stato solo odio. Non riuscivo nemmeno a guardarlo in faccia».

 

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Il salvataggio della sorella. Poi, però, a Helena giunse la notizia che ad Auschwitz stava arrivando anche la sorella Rozinka con i suoi due figli. Erano gli unici parenti che le erano rimasti e così decise di fare valere l’ascendente che aveva su Wunsch per salvare loro la vita. L’ufficiale disse che purtroppo per i bambini non poteva fare niente, ma che forse poteva ancora aiutare la madre. Si fece dire in fretta il nome della donna, corse attraverso tutto il campo di concentramento, entrò nell’edificio in cui si trovavano le camere a gas e riuscì a portare fuori Rozinka prima che si chiudessero le porte del forno. Aveva detto che la donna gli serviva, che avrebbe lavorato per lui.

Lei ricambia. Rozinka ed Helena riuscirono a sopravvivere alla lunga permanenza nel campo, soprattutto grazie all’aiuto della SS. In molti oggi si chiedono come reagirono i compagni di prigionia, che sicuramente erano a conoscenza della relazione tra la Citronova e l’ufficiale. Purtroppo possiamo soltanto immaginarlo, dal momento che non ci sono rimaste testimonianze e che  Helena non ha mai detto nulla al riguardo. Ha invece raccontato, ormai anziana e in Israele, che alla fine si era accorta di amare Franz Wunsch, per quanto incredibile e paradossale questo possa sembrare. La natura umana aveva operato un piccolo miracolo. Lo stesso ufficiale avrebbe detto: «il desiderio aveva mutato il mio comportamento violento. Mi ero innamorato di Helena Citronova e ciò mi aveva cambiato. Sono diventato un’altra persona grazie alla sua influenza».

 

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Ai processi di Norimberga. Quando la guerra finì e i prigionieri superstiti furono rilasciati, quando terminò la loro lunga marcia verso la liberazione, Helena e la sorella non dimenticarono di dovere la vita a Franz Wunsh, loro “nemico naturale”, in realtà loro salvacondotto verso la salvezza. Ai processi di Norimberga testimoniarono a suo favore e gli salvarono, a loro volta, la vita. Helena e Franz, oramai morti da tempo, si separarono e non vissero mai insieme. La pace portò ad entrambi una nuova vita.

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