Cronache da un'Europa in agonia

Nell’Europa che svolta a destra il populismo vince con poche idee

Nell’Europa che svolta a destra il populismo vince con poche idee
27 Ottobre 2015 ore 15:59

Le elezioni politiche in Polonia, giunte ormai ai loro risultati ufficiali, certificano un’affermazione netta, se non addirittura schiacciante, del partito Diritto e Giustizia, ovvero l’ala più estrema della destra del Paese. Con il 39,1 percento dei voti, infatti, la formazione politica facente capo alla ormai acclarata nuova Primo Ministro Beata Szydlo ottiene 242 seggi su 460 della Camera, conquistando dunque la maggioranza assoluta e la facoltà di governare in solitaria. Quello polacco è solo l’ultimo caso dei mesi più recenti che vede un partito di estrema destra affermarsi come nuova forza politica dominante di un Paese europeo. Una tendenza impensabile fino a nemmeno un anno fa, e che rappresenterà una sfida non indifferente soprattutto per l’Unione europea, legandosi inevitabilmente al tema della crisi dei migranti.

 

Jaroslaw Kaczynski,Beata Szydlo

 

Dove e perché si sta affermando l’estrema destra: la Polonia. Cominciamo dal caso più recente, ovvero quello polacco. La vittoria tanto poderosa di Diritto e Giustizia, contestuale al pessimo risultato di Piattaforma Civica, il partito uscente che governava in Polonia da 10 anni, potrebbe far pensare ad una mala gestione da parte dell’esecutivo sconfitto e da una situazione economica e sociale in grave crisi. In realtà, nulla di tutto questo: i numeri di Varsavia crescono senza soluzione di continuità da diversi anni, il Paese viene definito dagli analisti internazionali come «il più dinamico d’Europa», e la Polonia può fregiarsi del fatto di essere probabilmente l’unico Stato europeo a non aver subito pressoché in alcun settore la grande crisi economica degli ultimi 7 anni. Cosa dunque ha portato gli elettori polacchi a bocciare così clamorosamente Piattaforma Civica? Un tema su tutti: l’immigrazione. L’Est Europa è una delle zone più calde in questo senso, con massicci flussi migratori che puntano al Vecchio Continente via Balcani e territori limitrofi: i casi di Ungheria, Croazia, ecc… sono noti da diverso tempo. Diritto e Giustizia ha fondato la propria campagna elettorale sul rifiuto di fare della Polonia un grande centro di accoglienza, sull’aggressivo smarcamento dai piani migranti dell’Ue, e sul rischio, di certo eccessivamente posto in risalto, di una progressiva perdita di sovranità a causa di un’eventuale presenza di profughi secondo i disegni di Bruxelles. E il popolo polacco, dimentico dei meriti in campo economico del Governo, si è lasciato trainare da Diritto e Giustizia e dalla sua campagna anti immigratoria.

 

elezioni-svizzera-2015-01

 

La Svizzera. È ormai almeno un ventennio che in terra elvetica si dibatte animatamente circa l’immigrazione. La Svizzera, notoriamente Paese che preferisce farsi i fatti propri, ha sempre visto di cattivo occhio l’arrivo di qualsiasi tipo di migrante, e l’Udc (Unione democratica di centro, che al di là del nome è un partito a tutti gli effetti destra, dichiarandosi infatti forza politica nazional-populista) ha deciso di rendere questa avversione il cavallo di battaglia della propria campagna elettorale in vista delle elezioni dello scorso 18 ottobre. I fatti hanno dato ragione all’Udc: sono stati infatti conquistati 65 seggi su 200 del Consiglio nazionale, e la prospettiva di divenire il primo partito del Paese è ben più che una semplice speranza. D’altra parte, stando a un recente sondaggio dell’istituto gfs.bern, il 46 percento degli svizzeri ritiene il tema dell’immigrazione centrale e prioritario. Eppure, i numeri certificano una realtà tutt’altro che preoccupante: nei primi otto mesi del 2015, 19.668 persone hanno fatto richiesta d’asilo in Svizzera (tra cui 1.425 siriani), mentre gli stati membri dell’Ue e dell’Associazione europea di libero scambio hanno registrato circa 550mila richieste tra gennaio e luglio del 2015 (erano state 304mila nello stesso periodo dell’anno scorso). Un aumento del 20 percento in Svizzera, mentre nel resto dell’Europa l’aumento è stato del 71 percento. L’Udc, dunque, ha fondato il proprio successo politico su una campagna intimidatoria che, per quanto si sia rivelata efficace, ha poco a che fare con i dati reali.

 

Germany Migrants

 

L’Austria. Vienna e la sua regione è sempre stata una zona dalla forte caratterizzazione socialdemocratica e, più in generale, di sinistra. Per questo ha fatto notevole scalpore che, alle elezioni regionali dell’11 ottobre scorso, i cittadini austriaci abbiano sì confermato il Governatore uscente Michael Haupl, trionfante però solo per una manciata di voti su Heinz-Christian Strache, l’equivalente austriaco di Marine Le Pen. L’ascesa del suo partito, l’Fpo, è ormai inarrestabile, e sono stati ormai triplicati i consensi della destra più moderata, con la conquista del titolo di unico vero competitor dei socialisti. Per Strache si tratta dunque di una sconfitta a metà: il leader dell’estrema destra infatti è riuscito a imporre i suoi temi, a partire dalla paura di quelli che chiama i “sedicenti profughi”, degli stranieri e dell’islam in particolare. Da mesi in Austria si parla solo di questo. La questione dell’asilo ha pesato sulla campagna: solo a settembre, dopo che la Germania ha imposto un rigido controllo alle frontiere, 200mila migranti hanno attraversato l’Austria, diventata una vasta sala d’attesa. E in 10mila hanno depositato una domanda d’asilo. Da mesi Strache denuncia il «caos dell’asilo» e i «torrenti di profughi», e durante la campagna elettorale ha persino proposto di erigere muri come ha fatto Orbàn in Ungheria. Tutto materiale che agli elettori austriaci è piaciuto assai.

 

Austria Migrants

 

La Slovacchia. In Slovacchia i profughi sono praticamente inesistenti. Il Paese è ai margini delle grandi vie dell’esilio che passano dalla Serbia, dall’Ungheria e dalla Croazia. I siriani, gli iracheni e gli iraniani che raggiungono l’Europa non sognano di venire qui: puntano alla Germania, alla Svezia o alla Finlandia, dove c’è lavoro e spesso ci sono le loro famiglie. Eppure, in Slovacchia sono mesi che non si parla di altro. I media locali sono intasati di approfondimenti sul tema, molti politici ne trattano quotidianamente definendo i flussi migratori come una minaccia per tutto il Paese, e in Parlamento è stata recentemente promossa un’apposita sessione di discussioni sul tema, con interventi «uno più desolante dell’altro», come ha affermato Barbara Massova, avvocato della Lega dei diritti umani. Una nuova spinta fortemente xenofoba promossa soprattutto dalle forze politiche di estrema desta, in particolare dal Partito del Popolo. Si intuisce come, muovendo da prerogative del genere, il piano per l’accoglienza dei migranti europeo sia visto in Slovacchia come fumo negli occhi: si tratta infatti di uno dei Paesi più intrattabili, da un punto di vista dell’Ue, al pari di Ungheria e Repubblica Ceca, e il Governo ha addirittura minacciato di denunciare Bruxelles in caso di approvazione del piano.

 

APTOPIX Hungary Migrants

 

Una svolta politica epocale? Probabilmente no. Agli esempi portati si possono aggiungere anche quelli di più radicato corso, come il Front National francese, Pegida in Germania, e perché no, la Lega Nord nostrana, che seppur non formalmente schierata a destra, presenta temi e soprattutto composizione militante (basta fare un giro nelle piazze durante le manifestazioni) di chiara matrice. Di fronte a tutto ciò, la domanda nasce spontanea: siamo di fronte ad un radicale cambiamento del baricentro politico europeo? Le affermazioni di queste forze politiche di estrema destra sono un fenomeno destinato ad espandersi sempre più e a divenire duraturo? E soprattutto: è l’inizio dell’agonia dell’Unione Europea? Tutto sommato, la risposta a ciascuna domanda può tranquillamente essere «no». E questo per una semplice ragione: la natura intrinsecamente volatile del populismo reazionario. Come si è visto, la fortuna politica attuale delle destre estreme europee si è fondata pressoché esclusivamente su pretestuose campagne anti immigrazione. E che siano pretestuose lo dimostrano le basi quasi inesistenti su cui, in molti Paesi, tali campagne sono state montate. Paradossalmente, molti degli Stati che stanno soffrendo l’ondata migratoria degli ultimi mesi (come Italia, Spagna, Grecia, Croazia e Slovenia), non presentano particolari e travolgenti ascese di forze politiche di estrema destra (non tradisca la Lega: il Carroccio è lontanissimo da una possibilità di maggioranza politica in Italia). Le tendenze polacche, austriache, svizzere e slovacche sono la perfetta esemplificazione di una forza politica che sfrutta un tema di grande pregnanza mediatica come l’immigrazione, indipendentemente da quanto sia effettivo nel proprio Stato, per costruire un successo elettorale. In una parola, una perfetta esemplificazione di populismo (tanto che molti dei partiti in questione non esitano a definirsi tali).

 

Germany Migrants

 

Populismo, mancanza di alternative? E qui viene in aiuto un magnifico editoriale apparso sul New Yorker a inizio settembre a firma di George Packer: il giornalista americano, interrogandosi sulla natura e sul futuro dei populismi, sottolinea come questo nasca per mancanza di alternative, ma il populismo in sé non può essere strutturalmente un carburante per far funzionare il motore di un Governo per via della sua natura intrinsecamente volatile; è più una spinta verso una reazione che a una riforma, ed è più una spinta verso un capro espiatorio che verso una soluzione pragmatica. L’Europa, in questo momento, non riesce ad assemblare il giusto mosaico per gestire i flussi di migranti, che appare dunque come il suddetto capro espiatorio verso cui riversare un risentimento generato soprattutto da un’enfasi mediatica, cavalcata, con notevole perizia politica, dai partiti europei di estrema destra. Nel momento in cui si arriverà al bandolo della matassa sul tema dell’immigrazione (e, occorre dirlo, dalla crisi delle banche, a quella greca fino a quella ucraina, Bruxelles l’ha sempre spuntata e ne è sempre uscita vincitrice), la volatilità reazionaria di forze politiche che hanno fondato la propria ragion d’essere su una furia cieca rispetto a questo tema, emergerà in tutta la sua inconsistenza.

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