Cronaca
sabato notte il presidio dei tifosi

Quelli che il Baretto non si chiude

Quelli che il Baretto non si chiude
Cronaca 02 Febbraio 2015 ore 03:30

Dopo l’annuncio da parte del questore, Fortunato Finolli, di voler chiudere il Baretto nel piazzale di fianco allo stadio, sabato sera 31 gennaio un folto gruppo di tifosi ha organizzato un sit-in di protesta, accampandosi con le tende per tutta la notte.

Il sit-in. Due lunghi striscioni nerazzurri hanno abbracciato il piazzale dove sorge il Baretto, in viale Giulio Cesare. All’interno, per tutta la sera, si sono uniti ai tantissimi tifosi, anche semplici simpatizzanti, amici e residenti, che tra una birra e un panino hanno deciso di far sentire la loro vicinanza ai gestori e al personale che vi lavora. Nel piazzale sono stati allestiti due piccoli stand ed una griglia per cucinare, mentre tutt’attorno, ai lati, decine di tende sono state piantate per affrontare una delle notti più fredde dell’anno. Il campeggio improvvisato è stato intitolato a Celestino Colombi, tifoso morto il 10 gennaio 1993 per un attacco di cuore durante gli scontri con la polizia, avvenuti a pochi metri dal Baretto.

È stata anche organizzata una raccolta firme per opporsi alla volontà di chiudere il Baretto, considerato dalle autorità di pubblica sicurezza un luogo di ritrovo e di rifugio per facinorosi. In molti ritengono sbagliata questa scelta e centinaia di persone hanno firmato la petizione, presente anche su. sito change.org.

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Pugno duro. «Ci risulta in modo evidente - ha spiegato nei giorni scorsi il questore - che quel locale è punto di riferimento per gli ultrà. Siamo noi i primi a dire che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma abbiamo più elementi per ritenere che nel bar si ritrovano anche supporter violenti. C’è gente per bene, e anche gente di altro tipo. È un dato oggettivo. Oltre a questo, lo stesso tribunale del Riesame ha riconosciuto che a una serie di scontri, dopo la partita Atalanta-Roma del 22 novembre, hanno partecipato soggetti che si ritrovavano attorno al bar o che erano entrati nel locale subito dopo la partita. Stiamo seguendo la procedura corretta per arrivare alla chiusura. Le preordinate attività di provocazione e di aggressione - ha concluso Finolli - poste in essere dagli ultrà orobici a danno della tifoseria ospite presente all’interno del settore dello stadio riservato (oltre che degli operatori delle Forze di polizia posti a tutela di questi ultimi) hanno trovato origine dal locale in argomento, che costituisce pertanto fattore di concreto pericolo per l’ordine pubblico».

Questa decisione conferma il pugno duro che a Bergamo si sta tenendo con gli ultras, ma la sensazione di molti è che questa volta si sia esagerato, così numerose persone hanno deciso di schierarsi a favore dei gestori del locale.

I titolari, che indubbiamente sono legati al mondo della tifoseria, ma che comunque fanno del bar il loro lavoro, hanno provato a esporre le loro ragioni anche tramite la pagina Facebook del Baretto e si sono rivolti direttamente al Questore: «Perchè signor questore vuole risolvere il problema violenza "calcio" a discapito di 5 ragazzi che lavorano sul/per il territorio di Bergamo con sacrificio, responsabilità e quotidianità?». L’azione di sospensione della licenza non colpirebbe infatti i responsabili di atti criminosi, ma i gestori di un locale all’interno del quale, oltre a qualche teppista, si ritrovano tantissime persone per bene, tifosi ma anche semplici residenti della zona.