Figuracce sul web

Quelli che con un tweet (infelice) hanno perso il posto di lavoro

Quelli che con un tweet (infelice) hanno perso il posto di lavoro
12 Maggio 2015 ore 15:05

Twitter è un meraviglioso strumento in mano a noi internauti. Il “prodotto” nato dalla meravigliosa intuizione di Jack Dorsey ha tagliato ulteriormente i tempi tra fatto e cronaca e ha rivoluzionato l’informazione. In 140 caratteri, grazie ai milioni di utenti presenti in tutto il mondo, è possibile restare informati live su qualsiasi avvenimento, che sia a pochi chilometri da casa nostra o dall’altra parte del globo. Allo stesso tempo, Twitter ha anche permesso alle aziende di avere un nuovo rapporto con i propri clienti, aprendo le porte a un’interazione prima più macchinosa e certamente meno immediata. Non è un caso che attraverso i cinguettii numerose società abbiano aperto un filo diretto con i propri utenti. Senza contare di come Twitter sia diventato un vero e proprio bacino elettorale per i politici e spazio di pura libertà d’espressione per molte persone normali. Su Twitter, infatti, si è liberi di dire ciò che si vuole. Attenzione però, perché come nel mondo reale, anche sul web le nostre dichiarazioni possono avere delle conseguenze. Negli Stati Uniti, dove si è da diversi anni molto attenti a ciò che succede nel mondo del web, è già successo che qualcuno venisse licenziato… per colpa di un tweet. Non ci credete? Ecco i casi più eclatanti, raccolti da Business Insider, di cinguettii che sono costati un posto di lavoro.

 

La presa in giro degli Houston Rockets ai Dallas Mavericks

tweet houston rockets

È il caso più recente: il 28 aprile si stavano affrontando nella prima serie dei playoff NBA gli Houston Rockets e i rivali dei Dallas Mavericks. Quella sera, il club di Houston stava per eliminare i vicini di Stato dalla competizione e così, su Twitter, l’account ufficiale del club ha cinguettato, in maniera poco elegante, l’immagine di una pistola puntata contro un cavallo (simbolo della formazione di Dallas), con la scritta: «Shhhh. Chiudi gli occhi. Presto sarà tutto finito». Poco dopo l’account dei Mavericks ha risposto: «Non molto elegante, ma vi auguriamo la miglior fortuna per i prossimi turni». I dirigenti dei Rockets si sono presto scusati e dopo poche ore è stato dato l’annuncio del licenziamento di Chad Shanks, responsabile della comunicazione digitale della squadra.

 

Il tweet razzista di una giovane professionista

Justine Sacco, di professione PR consultant, nonostante i suoi appena 170 followers è riuscita a diventare, con un solo cinguettio che credeva forse divertente, la donna più odiata d’America. Nel 2013, infatti, prima di partire per un viaggio in Sudafrica, twittò: «Sto per andare in Africa. Spero di non prendere l’Aids. Scherzo! Sono bianca». Il giornalista e scrittore, esperto di digital media, Sam Biddle, retwittò il becero commento della Sacco ai suoi oltre 15mila followers e da lì cominciò a girare. Migliaia di persone si dissero indignate e nacquero diversi hashtag contro di lei. Non ci volle molto perché la società per cui lavorava decidesse di lasciarla a casa. Qualche tempo dopo, intervistata dal giornalista Jon Ronson, spiegò: «Non credevo che qualcuno potesse prendere letteralmente quella mia frase». Ci resta il dubbio su come, sinceramente, la si dovesse interpretare quella frase se non letteralmente.

 

Tra account di lavoro e account privati

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Scott Bartosiewicz era il Social Media Strategist responsabile della comunicazione in Chrysler. Il passato è d’obbligo, visto che ha perso il suo posto di lavoro. Un giorno, mentre si trovava bloccato nel traffico di Detroit, Bartosiewicz twittò: «Trovo divertente che tutti definiscano Detroit “la città dei motori” quando qui nessuno sa come cazzo si guida». Peccato che prima di liberare nel web il suo pensiero, Bartosiewicz non si fosse accorto di essere connesso non con il suo account personale, bensì con quello ufficiale della Chrysler. Inutile raccontarvi il finale della vicenda. Poco tempo dopo, intervistato, Bartosiewicz disse: «Ho messo tutto me stesso in quel lavoro, ho sacrificato anche altre cose. È triste che tutto questo venga dimenticato per colpa di 140 caratteri».

 

Il comico che prese in giro il Giappone colpito dallo tsunami

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Gilbert Gottfried è un comico statunitense noto per essere il doppiatore di un’anatra protagonista di uno spot della Aflac. Il suo rapporto con la società, però, si concluse nel 2011. Mentre il Giappone veniva colpito da uno dei più terribili tsunami della storia, infatti, Gottfried su Twitter si divertiva a scrivere battute quantomeno fuori luogo. Tipo: «Il Giappone è un Paese talmente avanzato che i suoi abitanti non vanno al mare, è il mare che va direttamente da loro». Probabilmente Gottfried non era a conoscenza del fatto che la società assicurativa Aflac ha il 75 percento dei propri affari proprio a Tokyo e dintorni. Oltre che di pessimo gusto, quei tweet erano anche inappropriati.

 

La giornalista che disse addio all’uomo sbagliato

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Octavia Nasr, caporedattrice alla CNN, perse il suo lavoro dopo aver lodato su Twitter Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah, leader spirituale degli Hezbollah e scomparso in quei giorni. Peccato che le autorità americane ritengano Fadlallah implicato nella morte di ben 260 cittadini Usa. Su Twitter, la Nasr scrisse: «È molto triste la notizia della scomparsa di Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah. Uno dei giganti degli Hezbollah, che rispetto molto». La polemica scoppiò subito, ma lei spiegò che il suo commento era stato «un errore di giudizio», e che il suo rispetto verso Fadlallah era dovuto solo alle sue affermazioni sui diritti delle donne nel mondo arabo. La CNN, però, decise comunque di licenziarla, spiegando che la sua immagine pubblica era oramai compromessa.

 

La comica che ha fatto battute a sfondo sessuale su una minorenne

Catherine Deveny

Catherine Deveny è una comica australiana ed editorialista per il quotidiano The Age. Anzi, quest’ultimo ruolo l’ha ricoperto fino a quando non è incappata in una figuraccia pubblica. Parlando di Bindi, figlia di Steve Irwin e meglio noto come “The Crocodile Hunter”, twittò che a suo parere aveva bisogno di «scopare». Nello specifico scrisse: «Auguro a Bindi di scopare». Peccato che Bindi Irwin avesse solamente 11 anni. The Age, poche ore dopo, la licenziò, spiegando: «Siamo riconoscenti a Catherine per la collaborazione avuta con noi, ma le sue recenti dichiarazioni su Twitter sono lontane dalla linea editoriale del nostro quotidiano». La Deveny non la prese bene: si rifiutò di chiedere scusa e spiegò che non tutti dovevano essere d’accordo con lei, ma che era libera di esprimere una propria opinione.

 

L’attrice della serie Glee licenziata per uno spoiler

Nicole Crowther

Nicole Crowther era una delle attrici della serie tv Glee, di gran successo, fino a quando non twittò: «K è PQ e Ka è PK». Non un messaggio in codice per gli appassionati della serie: il cinguettio, infatti, non era altro che uno spoiler (anticipazione) sull’attesissimo successivo episodio della serie. Immediatamente le ha risposto, sempre attraverso Twitter, il produttore Brad Falchuk: «Chi sei tu per rovinare mesi e mesi di lavoro di gente di talento? Spero che tu sia qualificata a fare qualcos’altro oltre che l’attrice». La Crowther, infatti, venne licenziata e non comparve più nello show. L’attrice dedicò, sempre su Twitter, un messaggio a tutti coloro che le scrivevano parole di odio: «Zittitevi e lasciatemi perdere. Crescete e fatevi una vita».

 

La ragazza licenziata il giorno prima di iniziare il nuovo lavoro

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C’è addirittura chi è riuscito a farsi licenziare prima ancora di cominciare concretamente a lavorare. È il caso di Cella, una ragazza texana che a febbraio twittò: «E così domani comincio questo lavoro del cazzo». Il lavoro era un posto come cameriera in una filiale della catena di pizzerie Jet Pizza. Peccato che il suo futuro capo lesse il tweet e le rispose per le rime: «No, non inizierai il tuo lavoro con noi! Ti ho appena licenziata! Buona fortuna con la tua vita senza lavoro e senza un soldo».

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