zona rossa

Quelli “fortunati” che tengono aperti i negozi (aspettando Godot)

«Passiamo giorni senza fare niente, ma resistiamo». I clienti da fuori Bergamo non arrivano, quelli della città non escono di casa. Unici contenti - a sorpresa - gli edicolanti.

Quelli “fortunati” che tengono aperti i negozi (aspettando Godot)
14 Novembre 2020 ore 10:44

di Matteo Rizzi

«In pratica siamo aperti per pagare le bollette della luce…»: ci ride su la titolare del franchising di Intimissimi in via Tiraboschi. Il suo negozio rientra nelle categorie che sono state risparmiate da questo nuovo lockdown. Quindi ogni mattina alza le saracinesche del negozio e attende i clienti. Che non arrivano quasi mai: «Il passaggio si è ridotto almeno dell’85 per cento e io e il personale siamo qui tutto il giorno a non fare niente. La maggior parte delle persone che passano sulla via sono a passeggio con il cane, comunque residenti degli immediati paraggi o al massimo gente che va nei supermercati qui vicino a fare la spesa. Tutti i clienti di fuori Bergamo non possono chiaramente venire. E ne ho tanti. Però cerchiamo di resistere, anche perché siamo tutti sulla stessa barca. Anzi, noi che abbiamo la possibilità di rimanere aperti siamo più fortunati di altri. Le stiamo provando tutte, abbiamo anche tenuto aperto di domenica per cercare di racimolare qualche entrata in più. Questo secondo lockdown però è una mazzata per tutti. Penso che non riusciremo a raggiungere il pareggio di bilancio quest’anno, anche se da maggio fino a ottobre siamo stati molto bravi e siamo riusciti a recuperare una parte di quello che avevamo perso durante il primo lockdown».

Tra le categorie risparmiate ci sono anche le librerie: «Scrivi pure – scherza Federica Balzaretti di “Punto a Capo”, sulla Corsarola – che la libreria questa mattina è stata presa d’assalto!». Poi si fa seria: «Ovviamente in questi giorni ci sono pochissime persone, tutta gente che abita qua, a parte qualcuno che viene a farsi le passeggiate o a correre. Io comunque sto tenendo aperto fino alle sette di sera ogni giorno. Non di più perché, anche se tanti dicono che Città Alta vuota la sera sia magica, diciamo che per chi ha un’attività non è il massimo. Però nonostante tutto non mi lamento, nel senso che, visto l’anno che è stato, mi sarei aspettata di perdere molto di più di quello che ho perso effettivamente. Speriamo che dal prossimo anno si possa ricominciare per davvero, intanto resistiamo».

«Un anno davvero da cancellare – dice invece Yusimi Fonseca di “Nonna Magali” – in cui abbiamo perso davvero tanto». Il suo è un negozio di abbigliamento per bambini (altra categoria che ha ricevuto l’ok per tenere aperto in questo secondo lockdown) fino ai quattordici anni. Tutti i vestiti esposti nel suo negozio sono ideati e prodotti da lei: «È triste perché ci sono giorni in cui davvero non succede niente per tutto il giorno, in cui non si vedono clienti, in cui proprio rimaniamo da soli in negozio per ore. A oggi abbiamo perso almeno l’80 per cento del fatturato. Però non chiuderò mai, non scherziamo. Il mio lavoro è la mia vita, sono nata in mezzo a questi vestiti e morirò in mezzo a questi vestiti. Il coronavirus non mi fa paura, in qualche modo ne usciremo».

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