Gli italiani sono diventati xenofobi?

Quello dei migranti è un business Così Salvini ha convinto gli italiani

Quello dei migranti è un business Così Salvini ha convinto gli italiani
Cronaca 18 Giugno 2018 ore 13:36

I numeri non lasciano spazio a dubbi: al 59 per cento degli elettori piace la linea politica del ministro dell’Interno Matteo Salvini sui migranti. Il 59 per cento vuol dire che Salvini ha conquistato anche il consenso di un terzo dei votanti Pd. La scelta di fare la voce grossa, lasciando in mare la nave della ong Sos Méditerranée con a bordo la maggioranza dei suoi 629 migranti, per alzare la voce nei confronti dell’Europa, è stata condivisa addirittura dal 68 per cento degli intervistati. Totalmente dalla parte di Salvini gli elettori di Lega (93 per cento), Forza Italia (89 per cento) ma anche quelli del Movimento 5 stelle (86 per cento). Quello che colpisce è però quel 26 per cento di elettori Pd che condividono Salvini. Sono i dati di una ricerca realizzata da Ipsos per il Corriere della Sera: ma tutte le rilevazioni vanno in questa direzione, compreso quella presentato questa mattina, lunedì 18, da Ilvo Diamanti su Repubblica, dove il consenso alla linea del governo sfiora il 60 per cento. E domenica un sondaggio televisivo proposto da Sky rispetto alla schermaglia verbale che aveva opposto i due Mattei, Renzi e Salvini, ha svelato un esito impietoso: 80 a 20 per il leader della Lega.

A questo punto la domanda d’obbligo è una sola: gli italiani sono diventati tutti improvvisamente xenofobi? Il Paese che non ha mai registrato episodi drammatici di intolleranza, nonostante la pressione migratoria in questi anni recenti sia sempre stata molto alta, ha rovesciato il suo atteggiamento nei confronti dei migranti? Per capire cosa è successo è utile rileggere una dichiarazione fatta nei giorni scorsi dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: «L’Italia è il Paese che ha salvato il maggior numero di vite e nessuno si deve permettere di abbinare la parola xenofobia all’Italia e a questo governo». Quello che è cambiato, ha spiegato Toninelli è un’altra cosa: «Il business dei migranti non sarà più un business. Sembrava normale che decine di migliaia di persone ogni anno dovessero sbarcare per forza nei porti italiani, ma ora le cose cambieranno. L’immigrazione verrà gestita nella legalità».

 

 

La mossa vincente del governo gialloverde è stata dunque soprattutto questa: quella di aver seminato il dubbio che in realtà la “generosità” dell’accoglienza sia una copertura di un business diffuso sulla pelle dei migranti. Quindi, per paradosso, chi predica per i porti aperti sosterrebbe un meccanismo in cui i migranti sono vittime a favore del business di tanti altri. Anche il premier Conte, premier di poche parole, ha semplicemente ribadito che obiettivo del governo è «mettere fine al business dei migranti».

E ora, a parte la mossa di grande visibilità mediatica di negare l’attracco all’Aquarius, quali mosse metterà in campo Salvini? La prima mossa è stata quella di chiedere alle navi italiane di stare più vicino alle acque territoriali. Ma la vera scommessa è il cambiamento del Trattato di Dublino con la proposta di costruire degli hotspot nei Paesi di transito: luoghi dove vengono valutate le ragioni di ci chiede lo status di rifugiato in Europa. In sostanza si tratta di «spostare» in Africa la frontiera dell’Europa con lo scopo di ridurre al massimo le partenze dei migranti dalle coste libiche o tunisine verso l’Italia. In parole povere, si tratta di creare disincentivi a chi intende migrare, nella convinzione che ci sia un meccanismo che convince molti a migrare restando vittime di un mercato che permette a tanti di lucrare sulla loro pelle, di qui e di là del Mediterraneo.

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