Appuntamento il 31 agosto

I ragazzi di via Dante a Zanica La rimpatriata quarant’anni dopo

I ragazzi di via Dante a Zanica La rimpatriata quarant’anni dopo
Cronaca 30 Agosto 2018 ore 04:00

Storie di amicizie che sono nate tra gli anni Settanta e Ottanta, sono durate quarant’anni e si ritroveranno il 31 agosto nel luogo dei giochi d’infanzia. Tutto questo è la Dante Alighieri UorCap, un evento organizzato da quegli uomini che, allora ragazzi, abitavano nei dintorni dell’omonima strada zanichese. In via Dante, infatti, sono presenti dei piloni per i cavi del telefono. Tra due di questi, distanti una cinquantina di metri, avvenivano i giochi tra circa cinquanta ragazzini e ragazzine.

Abbiamo incontrato alcuni degli organizzatori della rimpatriata, Claudio Dossi e Pietro Ghilardi: «Il divertimento più gettonato, tra i maschi, era il calcio: sui due tralicci erano stati tracciati altrettanti segni che rappresentavano le traverse delle rispettive porte, mentre sul manto stradale erano disegnate le righe del campo. All’epoca c’erano molte meno macchine e spesso eravamo noi ragazzi a chiudere la strada senza dire niente a nessuno. Tutte le giornate, sopratutto d’estate, si giocava in strada. Per coinvolgere anche le ragazze, ci si divertiva anche a giocare a nascondino o a mondo, ma la maggior parte del tempo era spesa nel calcio», hanno proseguito gli organizzatori.

Dolci ricordi, fatti di divertimento spensierato tra amici. Frammenti di infanzia che sono tornati per caso nella memoria di chi li ha vissuti e che hanno portato a organizzare questo ritrovo: «L’idea è nata quando abbiamo rivisto i segni sui pali, i simboli delle traverse». «Erano dei partitoni – hanno proseguito gli amici –, un divertimento che ha unito tanti ragazzi di età differenti: si giocava dagli otto fino ai sedici anni. Tutti abitavamo in via Dante o molto vicino, è stato naturale trovarsi tutti insieme e giocare». Tanti i ricordi che gli organizzatori hanno voluto raccontare: «Via Dante è stata calcio, ma anche molto altro: passavamo le notti a chiacchierare fuori casa, dopo le partite. E, puntualmente, il padre di un nostro amico era in agguato con un secchio di acqua fredda, pronto per gettarcelo addosso. Alle sette di sera, invece, si iniziava una partita a nascondino infinita: eravamo talmente tanti che non si riusciva mai a trovare sotto. E naturalmente chi doveva contare era sempre il più piccolo del gruppo. Altre volte, invece, si facevano gare in bici: partivamo dal fondo della via e arrivavamo dall’altra parte con le nostre Grazielle. Il ricordo più doloroso? Le cadute che ci facevano sbucciare gambe e braccia».

 

 

Le immagini legate alle partite, però, sono quelle rimaste più impresse: «Ricordiamo ancora il pallone che usavamo: un Tango di gomma che più faceva caldo più diventava molle. Ci si faceva tanto male, perché i primi anni non era asfaltata la via, ma ci divertivamo lo stesso. Era una gioia anche giocare al buio, visto che l’illuminazione era abbastanza scarsa ai tempi. Quando si facevano le squadre si cercava sempre di scegliere i migliori: fatta la conta, era una gara per accaparrarsi i più forti. Eravamo competitivi, perché volevamo vincere a ogni costo, e la scelta ricadeva sempre sui più grandi».

Una banda di ragazzini vivaci, come ricorda Claudio: «Mia nonna ogni giorno mi sgridava dalla finestra, perché ero abbastanza scalmanato». Qualche problema ai ragazzi è stato poi causato dal pallone che finiva nelle proprietà altrui: «In particolare quando la palla finiva nella casa del nonno di un nostro compagno eravamo tutti terrorizzati: sapevamo che era la fine dei giochi perché puntualmente veniva bucata. Allora cercavamo a turno di scavalcare di nascosto la recinzione per recuperare il pallone». A tal proposito c’è un altro aneddoto da parte di Luigi, uno degli organizzatori: «Un giorno, stranamente, avevo i pantaloni lunghi. La palla cadde in quel cortile famigerato e, nello scavalcare, le brache si impigliarono sulla cima della cancellata. Caddi atterrando sulla testa e mi feci un gran male. Dolore che però fu utile: il nonno del nostro amico per un po’ ci restituì i palloni». Dolori che sono serviti anche ad altro: «Molti di noi che giocavano in questa strada, poi, hanno raggiunto alti traguardi nel mondo del pallone. Diciamo che per alcuni di noi questa è stata una scuola calcio di strada».

Negli anni, questo gruppo di amici è riuscito a tenersi in contatto: «Siamo stati fortunati: molti di noi, pur trasferendosi, hanno continuato ad abitare a Zanica; magari anche vicino a via Dante. Vedendosi spesso per il paese o avendo figli della stessa età è stato quindi semplice mantenere i contatti». Dunque il 31 agosto, alle 18, avrà luogo questa grande rimpatriata in via Dante Alighieri: la strada chiuderà al traffico e questa vecchia compagnia di amici potrà ritrovarsi per giocare e cenare insieme. Calcio e pizza: un binomio che farà tornare degli uomini indietro nel tempo; un’accoppiata per celebrare l’amicizia genuina, che non si spezza con il passare del tempo. E, visto che di forti amicizie giovanili si parla, sembra giusto chiudere con una famosa citazione: «Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?».