«Ci stiamo difendendo»

Le ragioni di Israele (dall’ultimo discorso di Peres)

Le ragioni di Israele (dall’ultimo discorso di Peres)
03 Agosto 2014 ore 07:30

Il 24 luglio 2014, dopo sette anni, si è concluso il mandato di Shimon Peres come presidente dello Stato di Israele. Vincitore di un Premio Nobel per la Pace nel 1994, membro del Knesset (il parlamento israeliano) sin dal 1959 ed eletto capo dello Stato nel 2007, Peres ha lasciato il posto a Reuven Rivlin, nominato il 10 giugno. Il 29 luglio, davanti al parlamento e ad una intera nazione di cui è stato tra i padri fondatori, Peres ha tenuto un discorso accorato nel quale ha ripercorso la storia tormentata di Israele e ha cercato di esporre al mondo intero le ragioni che hanno portato lo Stato ebraico ad un nuovo e durissimo scontro con Hamas.

«SIAMO BERSAGLI PER IL MALE».

Peres ha voluto ricordare a tutti le cicatrici indelebili che porta nel proprio cuore Israele, nato sulle ceneri dell’Olocausto, costruito sulle fondamenta del dolore. Se nasci dal dolore non potrai mai voler provocare altro dolore, dice Shimon Peres. Israele cerca la pace notte e giorno, la cerca puntando sulle proprie risorse umane, sulla ricerca, sulla scienza, sulla coscienza di un popolo ebraico e di uno Stato laico e democratico. L’oramai ex presidente sottolinea con forza questi passaggi con l’intento di ricordare che «non siamo stati noi i primi a sparare. Abbiamo risposto sparando dopo che ci hanno sparato». Gli israeliani sono «bersagli per il male», bersagli per di missili di Hamas, lanciati con l’obbiettivo di ferire e uccidere civili innocenti, salvati solamente dalla potenza ingegneristica israeliana. Israele si sta difendendo, dice Peres, ma sta soprattutto avvertendo il mondo della follia della minaccia terroristica personificata in Hamas, che ha costruito tunnel per uccidere le comunità civili, per sparare alle madri e ai bambini.

«NOI ABBIAMO RICOSTRUITO GAZA»

Le parole di Shimon Peres tornano a battere sul dente dolente della difficile accettazione dello Stato di Israele nel mondo arabo. Lo fa sottolineando che il terrorismo islamico ambisce a versare il sangue degli israeliani e, così facendo, fa sì che il sangue sia versato sul loro stesso popolo. Israele, quindi, si difende solamente. Le migliaia di vittime civili palestinesi sono le prime vittime di Hamas, reo di usare bambini come scudi umani per la perpetrazione dei propri crimini e di aver reso Gaza un campo di fuoco. «Abbiamo lasciato Gaza di nostra spontanea volontà in passato, abbiamo aiutato a ricostruirla. Sfortunatamente è finita nelle mani di terroristi fanatici che hanno estirpato le strutture utili alla riabilitazione e le hanno buttate via in un meccanismo di terrore e morte» dice Peres, che ricorda poi (come ha più volte detto anche il premier Benjamin Nethanyau) come Israele non sia nemico del popolo di Gaza, «è vero il contrario semmai. Abbiamo costruito il passaggio di Erez per dare una via d’uscita a Gaza». I veri nemici di Gaza e del suo popolo sono i terroristi, il vero nemico è Hamas. Come Israele non vede il popolo di Gaza come un nemico da combattere, allo stesso modo non vede il mondo arabo come un proprio nemico, dice Peres. Il vero e unico nemico è «la politica di uccidere».

«HAMAS RISPONDA A DUE SEMPLICI DOMANDE».

«Qual è la ragione del loro attacco? Gaza non è occupata, quando non ci attaccano è aperta. Cosa vogliono ottenere?». Queste sono le domande che Shimon Peres pone ad Hamas e al mondo intero durante nell’ennesima guerra in Medio Oriente. Israele non vuole sangue, ripete una volta in più Peres, ma è costretto a tutelare la propria democrazia e i propri cittadini davanti al cieco e insensato attacco di Hamas e dei terroristi. Per questi motivi l’ex Presidente non riesce a capire «come mai in tutto il mondo delle persone si siano riunite nelle strade e nelle piazze per supportare i terroristi e condannare quelli che se ne difendono. Portano dei cartelli sulle loro teste senza fornire alcuna risposta al terrore. Incoraggiano e incitano alla violenza». E attacca poi anche l’Onu, che ha aperto un’inchiesta per indagare su chi abbia ragione in questa guerra tra Israele e Palestina: «È difficile anche comprendere come un Consiglio che porta le parole “diritti umani” nel suo nome abbia costituito un comitato per indagare su chi abbia ragione. Gli assassini o quelli che rifiutano di essere uccisi? Se il diritto alla vita non è il primo dei diritti umani, dove sta il valore degli altri diritti?».

Queste le ragioni che secondo Shimon Peres hanno spinto Israele ad un nuova guerra con Hamas, i motivi che hanno spinto uno Stato democratico ad accantonare l’arma del dialogo e del dibattito per lasciare spazio alla violenza e alle armi. Nonostante ciò, Peres chiude con un monito per i membri del Knesset: «In questi giorni difficili in cui gli occhi della nazione sono sui suoi leader, su di voi, per favore non abbandonate il dibattito. È l’essenza della democrazia, e così deve rimanere».

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