Guerra al fondamentalismo

Raid aerei Usa su Baghdad E Al-Qaeda si allea con il Califfo

Raid aerei Usa su Baghdad E Al-Qaeda si allea con il Califfo
16 Settembre 2014 ore 20:16

È partita la guerra al fondamentalismo islamico da quando l’8 agosto scorso l’America è scesa in campo. Per ora solo in Iraq, ma non si esclude che presto gli aerei Usa inizino a bombardare la Siria. I primi attacchi contro i jihadisti sono cominciati nella notte fra lunedì e martedì. I caccia americani hanno attaccato vicino a Baghdad, colpendo in particolare una postazione a 25 chilometri a sudovest della capitale. Un altro attacco è stato condotto vicino al monte Sinjar, nel nord ovest del Paese, e si è concluso con la distruzione di sei mezzi di trasporto dell’Isis.

Nei giorni scorsi si è concluso il vertice di Parigi in cui 30 paesi rappresentanti dai loro ministri degli Esteri, hanno fatto nascere il fronte anti-Isis, impegnandosi a a sostenere con tutti i mezzi necessari il nuovo governo iracheno nella lotta contro il fondamentalismo, incluso l’aiuto militare. La Francia è la prima nazione che ha sposato l’idea americana di intervenire e sono cominciati i primi voli di ricognizione militare francese in Iraq. Il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, in visita negli Emirati Arabi Uniti, ha affermato che i voli sono condotti in accordo con le autorità irachene ed emiratine.

In linea con quanto detto da Obama nel discorso alla nazione alla vigilia dell’11 settembre, gli attacchi americani sono solo per via aerea e nessuna truppa è stata inviata via terra. Ieri tuttavia, nel timore che si possa ripresentare una nuova guerra americana in terra irachena, il leader sciita radicale Moqtada Sadr, ha messo le mani avanti. Il suo Esercito del Mahdi aveva combattuto le forze americane in Iraq, e ha minacciato di riprendere la guerra se Washington invierà truppe sul terreno. «Se tornerete, ritorneremo», ha affermato Sadr, mettendo in guardia il governo di Baghdad dal chiedere «l’aiuto degli occupanti, anche con il pretesto dell’Isis». In quel caso, ha detto, i volontari delle milizie sciite impegnati nei combattimenti contro l’Isis sunnita dovranno ritirarsi.

Che l’islam tema l’Isis e lo sconfessi è cosa ormai nota. Lo stesso si poteva dire fino a poche ore fa di Al-Qaeda. Il quotidiano inglese The Independent ha rivelato che il movimento islamista che terrorizza il mondo dall’11 settembre 2001 ha lanciato un appello per la liberazione di Alan Henning, il cooperante britannico rapito che i terroristi dell’Isis minacciano di morte. Il motivo risiederebbe nel fatto che Henning «è solo un volontario innocente e il suo rapimento era contrario alla legge islamica e controproducente».

Ma nel giorno del primo raid aereo americano vicino a Baghdad, al-Qaeda ha cambiato strategia e chiesto all’Isis di allearsi nella lotta all’America e al suo presidente Barack Obama. In un comunicato, le branche maghrebine (Aqmi) e yemenita (Aqpa) di al-Qaeda hanno esortato i loro «fratelli mujaheddin in Iraq e nel Levante a unirsi contro la campagna dell’America e della sua coalizione diabolica». L’appello si rivolge anche ai ribelli siriani che con l’appoggio americano combattono Bashar al Assad. L’America li starebbe ingannando e c’è il rischio che li usi come pedine. Le tribù sunnite dell’Iraq e della Siria, avverte al-Qaeda, non devono dimenticare i crimini degli Stati Uniti e non devono prendere parte alla coalizione anti Isis.

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