L'avanzata dell'esercito iracheno

Ramadi, una riconquista strategica I sunniti voltano le spalle al Califfo

Ramadi, una riconquista strategica I sunniti voltano le spalle al Califfo
28 Dicembre 2015 ore 10:45

«Tutti i combattenti dello Stato Islamico hanno lasciato il compound governativo di Ramadi; non c’è più resistenza». Sono le parole pronunciate dal portavoce dell’unità speciale antiterrorismo dell’esercito iracheno, Sabah al-Numan, annunciando che l’esercito iracheno ha riconquistato la città sulle sponde dell’Eufrate. Dopo che da un anno e mezzo la città era sotto il completo controllo dell’Isis, l’esercito di Baghdad, supportato dalle milizie volontarie sciite di Hashd al-Chaabi e da molti volontari sunniti, è riuscito a prendere il controllo anche dell’ultimo baluardo degli jihadisti dello Stato Islamico nella città. Dal cielo i raid aerei della coalizione hanno fatto il resto.

Baluardo sunnita. Ramadi è una città di mezzo milione di abitanti del governatorato di Al Anbar, a circa 100 chilometri a ovest di Baghdad. È un centro a maggioranza sunnita, così come tutta la provincia, e proprio per questo è molto importante dal punto di vista strategico. Perché se a maggio scorso la presa della città da parte dell’Isis ha rappresentato la vittoria più importante dello Stato Islamico dell’ultimo anno, mostrando tutti i limiti della coalizione guidata dagli Stati Uniti e l’incapacità del governo centrale, oggi la sua riconquista dimostra come lo Stato Islamico stia perdendo terreno. Perché stando a quanto afferma il centro studi britannico IHS Jane’s il Califfo avrebbe ceduto il 14% delle sue conquista del 2015. Secondo altri analisti le perdite arrivano addirittura al 20%.

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Simbolo dell’Iraq. Da sempre Ramadi, e più in generale l’intera provincia di Anbar, è una zona di difficile gestione per il governo iracheno, essendo un territorio a maggioranza sunnita nelle mani di un governo, quello di Baghdad, di ispirazione sciita. La provincia è la più estesa dell’Iraq ed è situata al confine con Siria, Giordania e Arabia Saudita. Ma non è soltanto una ragione di posizione a rendere Ramadi, un simbolo per l’Iraq. Da sempre la città è stata interessata da movimenti, conquiste e mire. Prima di Al Baghdadi, sulla città mise gli occhi nel 2006 al Zarqawi, capo di al Qaeda in Iraq, che la proclamò capitale del suo Califfato. Ed è proprio qui che si trovano le radici del progetto del sedicente Califfo di creare uno Stato Islamico che dall’Iraq arrivi fino in Siria.

Significato strategico. Da un punto di vista strategico, inoltre, avere il controllo di Ramadi significa avere il controllo delle risorse del sottosuolo. Perché questa parte di Iraq confina con una delle zone più ricche di petrolio e gas della Siria, oggi controllate dall’Isis, e che rappresentano la principale fonte di sostentamento economico proprio del Califfato.

La popolazione locale non vuole il Califfo. C’è anche un altro aspetto che rende la riconquista di Ramadi un possibile punto di svolta. Ad agire è stato l’esercito iracheno, sciita così come molte delle milizie volontarie che lo hanno appoggiato, con l’aiuto però di alcuni volontari sunniti: si può affermare che a differenza del passato recente la popolazione sunnita della regione non appoggi più il Califfo e il suo obiettivo di regnare dalla Siria all’Iraq. Perché le derive che ha preso il gruppo capeggiato da al Baghdadi fanno paura anche a chi ha sempre considerato al Zarkawi un eroe. Per questo, forse, la battaglia di questi giorni più essere un passo fermo, se non verso una pace, almeno verso una maggiore stabilità nella regione, specie tra le linee di chi combatte lo Stato Islamico. Anche se è cosa risaputa che sciiti e sunniti non si fidino reciprocamente, e quindi c’è il concreto rischio che il futuro dell’Iraq ancora una volta venga deciso su base settaria. Sarà fondamentale, quindi, gestire con equilibrio la rinascita della città, sapendo offrire spazi ad entrambi i gruppi.

Operazione annunciata. L’operazione per la riconquista, che si è conclusa nella giornata di domenica, è cominciata circa una decina di giorni fa ed è stata condotta in grande stile, senza risparmiare i mezzi della propaganda. Più volte annunciata ma mai realmente messa in pratica, l’offensiva dell’esercito regolare è stata preparata nei dettagli. Ai cittadini sono stati distribuiti volantini che annunciavano l’imminente assalto finale: qualcuno se n’è andato, altri sono rimasti poiché le vie di fuga erano molto difficili. L’unico modo per i civili di scappare era dirigersi a sud, brandendo una bandiera bianca per farsi riconoscere. Ciò significa che i miliziani rimasti, qualche centinaia, asserragliati negli ultimi quartieri della città, hanno usato ogni mezzo per difendersi. Compreso servirsi degli abitanti come scudi umani, oltre a minare le strade e a ricorrere ai cecchini e agli attentati suicidi.

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