Un anno per i processi penali, due per i civili

I numeri dei tribunali lumaca (non ci facciamo una bella figura)

I numeri dei tribunali lumaca (non ci facciamo una bella figura)
Cronaca 13 Ottobre 2014 ore 10:16

Che i tempi processuali in Italia siano lunghi non è certo cosa nuova. Vedere nero su bianco dati e percentuali, però, fa sempre un certo effetto. Il riferimento è al quinto rapporto della Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa reso noto il 9 ottobre scorso. Di che cosa si tratta?

Il rapporto. La Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa analizza annualmente le performance delle corti dei propri Stati membri. Nell’ultimo rapporto, che è riferito all’anno 2012, sono 46 in gli Stati esaminati, tutti appartenenti al Consiglio d’Europa (ad eccezione di Israele). Due sono gli indicatori principali utilizzati per valutare l’efficienza dei sistemi giudiziari: il “Clearance Rate”, ovvero il rapporto fra casi risolti e le nuove cause avviate (espresso in percentuale) e il “Disposition Time”, ovvero il tempo necessario per la conclusione di un determinato tipo di processo.

I dati italiani (a rilento). A conti fatti, emerge che la giustizia nel nostro Paese va molto a rilento. Nel rapporto si legge che alla fine del 2012 l’Italia era il Paese con più processi penali pendenti, ben 1.454.452. Sul versante civile la situazione non migliora, nello stesso periodo, infatti, l’Italia è risultata il secondo Paese, dopo la Germania, con più cause in attesa di giudizio, 4.650.566.
In generale, di media, il tempo di conclusione dei processi italiani è molto lungo: 370 giorni per quelli penali (l’Italia è seconda dopo la Serbia) e di 590 giorni per quelli civili (sono più lenti solo i giudici di Bosnia-Erzegovina e Malta).
In particolare, l’Italia risulta essere il Paese in cui occorre più tempo per ottenere un giudizio in primo grado per bancarotta, 2.648 giorni (più di sette anni!) e per una causa di divorzio, 707 giorni. Risulta seconda, invece, subito dopo la Turchia, per numero di giorni che occorrono ad arrivare ad una sentenza per omicidio volontario, 424 giorni.

Non solo cattive notizie. Dal rapporto non emergono solo cattive notizie per l’Italia. È in diminuzione, infatti, il numero di cause civili, un dato che fa scendere il nostro Paese dal quarto al diciassettesimo posto nella lista nera della litigiosità. I magistrati italiani, inoltre – almeno in ambito civile – sono risultati produttivi: nel 2012 hanno chiuso più di 2 milioni di processi ed hanno registrato un “Clearance Rate” pari al 131,3%, uno tra i migliori d’Europa dove la media è del 100,4% e del 104,2%.

Buona anche l’informatizzazione dei tribunali. Dal rapporto si evince anche che l’Italia ha raggiunto un livello di eccellenza nell’uso dell’informatica nei tribunali e ha migliorato il proprio punteggio rispetto alla precedente valutazione. Dai dati del rapporto risulta che tutti i giudici hanno a disposizione hardware e software atti a facilitar loro il lavoro. Inoltre, tutti i tribunali italiani sono forniti di un sistema elettronico di registrazione dei casi e di un sistema di gestione finanziaria.

La situazione è comunque «preoccupante». Nonostante i miglioramenti registrati, per il Consiglio d’Europa la situazione della giustizia italiana resta «preoccupante» (soprattutto in ambito penale). Il Consiglio ritiene, inoltre, che il miglioramento registrato nel 2012 nella riduzione dell’arretrato civile (che resta comunque molto alto) sia da ascrivere soprattutto all’introduzione di una tassa per iniziare determinati processi civili, piuttosto che ad un vero e proprio “smaltimento” dei processi pendenti.

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