L'Isis sconfitto

Raqqa riconquistata, in 5 punti

Raqqa riconquistata, in 5 punti
Cronaca 18 Ottobre 2017 ore 09:37

Il serpente ha perso la testa. È questa l’immagine più frequente con cui oggi l’informazione mondiale accompagna la notizia della caduta di Raqqa, la città siriana che era diventata capitale del sedicente Stato dell’Isis. Perché questo luogo è strategicamente così importante e la sua riconquista può rappresentare la fine del grande progetto dello sceicco Al Baghdadi?

 

1) Un baluardo antico

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Raqqa è una città situata nel Nord della Siria. Prima della conquista da parte dell’Isis e del lungo assedio da parte delle forze curde contava oltre 220mila abitanti. La sua importanza era data dalla posizione: situata sul corso dell’Eufrate ha sempre rappresentato nella storia uno snodo importantissimo per i traffici est-ovest. Una leggenda vuole che fosse stata fondata da Alessandro Magno. Fu conquistata dai romani. I musulmani arrivarono qui nel 639 e ne fecero una capitale durante il califfato Abbasside. Ne rafforzarono le difese in funzione anti bizantina: era un baluardo messo a protezione della grande capitale, Baghdad. Venne costruita una città guarnigione al fianco di quella civile. Poi le due città si fusero e oggi sono un’unica entità. Raqqa è città a maggioranza sunnita.

 

2) La conquista di Al Baghdadi

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La storia recente di Raqqa è segnata dalla conquista da parte delle truppe di Al Baghdadi nel giugno 2014, che la strapparono al controllo delle forze siriane ribelli, cioè quelle in guerra con il presidente Bashar el Assad. Il califfo ne fece immediatamente la base amministrativa e strategica. Nel luglio 2014 venne designata come capitale in ricordo di un autentico Califfo, Harun Rashid, colui che ispirò le Mille e una Notte. Il primo gesto simbolico dei conquistatori fu quello di abbattere la moschea di Alì, il genero di Maometto e ispiratore degli sciiti.

 

3) Chi ha vinto ora a Raqqa

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Hanno vinto le milizie curde dell’Unità di protezione popolare (la sigla è Ypg). Hanno stretti rapporti con il Pkk, il partito dei curdi in Turchi fortemente avversato da Erdogan. Le milizie sono state sostenute da istruttori e mezzi americani, che quindi per la prima volta sono entrati in funzione importante nel conflitto siriano. L’Ypg , assieme alle unità femminili (le Ypj) conta circa 35mila combattenti. Gli americani hanno schierato i droni oltre a truppe scelte per azioni mirate.

 

4) Quello che resta

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Oggi Raqqa è una città di macerie. I morti sarebbero circa 2mila tra i civili. I profughi oltre 270mila. La città difficilmente tornerà a vivere in tempi brevi, perché resta il grande problema delle mine e certamente ci vorrà tempo per snidare le ultime sacche di resistenza jihadista.

 

5) E ora cosa accadrà?

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Nell’intricatissimo puzzle siriano, i vincitori vorrebbero che venisse riconosciuta una loro zona autonoma dentro la Siria. Ma L’autonomia dei Curdi è un'ipotesi che ovunque incontra tantissime resistenze. Turchi e Iran sono contrari a qualsiasi ipotesi e lasciar spazio a entità indipendenti, compresa quella di un Kurdistan iracheno che era stato votato con un referendum. I curdi si trovano sempre tra incudine e martello: da una parte la Turchia (che nel 2015 avevano aiutato l’Isis a combattere la resistenza curda a Mosul), dall’altra Damasco, la Russia e l’Iran. Questa è una zona del mondo dove le vittorie non chiariscono mai le situazioni, ma aprono come un domino sempre nuovi fronti.