Cronaca
Domenica alle urne

Referendum sull'oro in Svizzera Allarme della Banca centrale

Referendum sull'oro in Svizzera Allarme della Banca centrale
Cronaca 28 Novembre 2014 ore 19:42

Domenica 30 novembre i cittadini svizzeri sono chiamati alle urne per esprimersi su tre referendum riguardanti immigrazione, forfait fiscali e riserve auree.

Le riserve di oro. Dei tre referendum quello più atteso a livello internazionale è quello sulle riserve auree. Si basa su una proposta lanciata da alcuni esponenti di spicco della destra conservatrice dell’UDC (Unione democratica di centro), da sempre critici nei confronti della Banca nazionale svizzera (BNS), per garantire l’indipendenza della Svizzera.

La cosiddetta Gold Initiative imporrebbe, sostanzialmente, tre cose alla BNS: il divieto di vendere le riserve auree in futuro; l’aumento delle riserve auree al 20% in 5 anni, contro l’attuale 7%; l'obbligo di conservazione in Svizzera delle riserve stesse, facendo rientrare l’oro depositato presso la Banca del Canada e la Banca di Inghilterra. Se l’iniziativa dovesse passare si stima che la Svizzera dovrebbe acquistare 1700 tonnellate di oro, pari a circa il 70% della produzione annua mondiale, per un valore di 66 miliardi di dollari, in modo da avere riserve auree per circa l’equivalente di 83 miliardi di euro. Il che implicherebbe, secondo le stime della Bank of America, un innalzamento del costo dell’oro del 18%, che attualmente è ai livelli del 2010. Il prezzo dell’oro, infatti, dopo aver toccato il massimo storico di 1.900 dollari l'oncia nel settembre 2011, ora è negoziato attorno alla soglia minima degli ultimi quattro anni attorno ai 1.150 dollari. La vittoria dei “sì” lo porterebbe sopra i 1.350 dollari l’oncia.

Dato che il prezzo dell’oro sui mercati internazionali è in dollari, per acquistarlo la BNS dovrà vendere una parte molto consistente delle proprie riserve valutarie in euro per convertirle in dollari. Dati aggiornati alla fine di settembre dicono che la BNS ha riserve in valuta estera per 462 miliardi di franchi (382 miliardi di euro) su un totale di 522 miliardi. Dovendo comprare l’oro in dollari la Svizzera dovrebbe vendere una gran parte di euro per procurarsi denaro, il che quasi sicuramente determinerebbe una caduta verticale del valore di cambio dell’euro, innescando anche a livello mondiale altrettante fughe dalla moneta unica europea. Inoltre, sempre a livello mondiale, potrebbe scatenarsi una corsa all’oro. Il governo e il parlamento svizzero, preoccupati per le conseguenze di un esito positivo del voto, hanno condotto una campagna per votare “no”.

Forfait fiscali. Il secondo referendum riguarda l’eliminazione dei forfait fiscali per i ricchi contribuenti stranieri. La sinistra vorrebbe che si pagasse in base al reddito, mentre i conservatori temono una fuga di investitori stranieri e pertanto svantaggi economici per il paese. Alla base del referendum c’è l’iniziativa “Basta privilegi fiscali dei milionari”, appoggiata da sindacati, verdi e partiti di sinistra. Oggi i vari Cantoni possono decidere l’imposizione forfettaria del regime fiscale ai super ricchi che decidono di trasferire la loro residenza in Svizzera. Una percentuale inferiore rispetto ai loro pari con cittadinanza elvetica, ma superiore a quanto pagato in media dal resto della popolazione. L’imposta da corrispondere alla Confederazione è basata sul loro livello di spese, calcolato in non meno di 5 volte la rendita annua di una casa di un individuo in Svizzera. Funziona così dal 1862. Negli ultimi anni 5 cantoni hanno abolito la tradizione, mentre gli altri 21 no. Tra questi il Ticino, sede delle più note banche cui approdano gli emigranti del fisco italiani. I socialisti ritengono che gli stranieri dovrebbero pagare l’aliquota massima prevista a livello federale sui redditi delle persone fisiche, pari a oltre il 45%, più una tassa sulla ricchezza dell’1%.

Immigrazione. Il terzo referendum è sull’immigrazione. Gli svizzeri dovranno esprimersi in merito all’iniziativa popolare Ecopop, che vuole limitare l’immigrazione in Svizzera a un livello sostenibile, in modo da contenere l’incremento demografico. Ufficialmente nessun partito sostiene l’iniziativa che ha come slogan “Stop alla sovrappopolazione – sì alla conservazione delle basi naturali della vita”, anche se molti politici interni ai partiti hanno dichiarato che voteranno a favore. La proposta prevede che non si superi il tetto massimo di incremento dello 0,2%. Attualmente l’incremento demografico si assesta tra l’1,1% e l’1,4%, dovuto per l’80% all’immigrazione. Sul sito dell’iniziativa si possono leggere alcuni numeri e entrare più nel dettaglio del programma: in caso di approvazione il numero degli immigrati sarebbe limitato – il primo anno - allo 0,6%, il secondo anno allo 0,4%. Tenuto conto del fatto che ogni anno circa 75.000 persone lasciano la Svizzera, potranno dunque immigrare annualmente circa 91.000 persone. “Ciò permetterà all’economia di reclutare il personale qualificato necessario e potranno altresì essere sufficientemente onorati gli impegni di natura umanitaria sottoscritti dalla Svizzera”.

Già il 9 febbraio scorso un altro referendum sull’immigrazione aveva posto limitazioni alla libera circolazione delle persone anche se provenienti dall’Unione Europea, tra cui ci sono i frontalieri che ogni giorno dall’Italia vanno in Ticino a lavorare. L’Europa aveva accolto con un misto di sorpresa e fastidio l’esito referendario, e se Ecopop venisse approvata si complicherebbero ulteriormente le relazioni con Bruxelles, principale partner economico della Svizzera.

I promotori chiedono anche che la Svizzera investa il 10% degli attuali fondi destinati alla cooperazione e allo sviluppo nella promozione della pianificazione familiare volontaria, nella fattispecie una migliore informazione e un accesso facilitato ai metodi contraccettivi.

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