Il governo ne discute il 3 marzo

Renzi ci prova: sgravi fiscali per chi sceglie le scuole paritarie

Renzi ci prova: sgravi fiscali per chi sceglie le scuole paritarie
26 Febbraio 2015 ore 16:00

La “buona scuola” del Governo Renzi comincia ad entrare nel vivo: dopo mesi di slogan e promesse, finalmente si cominciano ad intuire i dettagli di una riforma che mira ad ovviare ai più gravi problemi strutturali del sistema scolastico italiano. Fra questi, c’è l’annosa questione legata alla divisione fra scuola pubblica statale e scuola pubblica non statale, e in particolare alla possibilità di offrire agevolazioni economiche a tutti coloro che intendono mandare i propri figli presso un istituto paritario. A quanto pare, il Governo intende rendere possibile la detrazione fiscale per le rette delle scuole non statali, in nome di un principio di libertà di scelta che in molti hanno sventolato per anni ma in pochi hanno realmente tentato di attuare.

La proposta di legge. L’ultima bozza della riforma scolastica prevede dunque un punto fortemente innovativo, poiché, come detto, mai era stata pensata una norma che prevedesse la detrazione di parte delle rette delle scuole paritarie, a fronte di richieste sempre più pressanti da parte di tutti quei genitori che hanno deciso di iscrivere i figli presso istituti di questo genere. E sono parecchi: gli studenti delle scuole paritarie ammontano a circa un milione e mezzo, a fronte dei 10 milioni di “colleghi” delle scuole statali; il numero degli istituti paritari è di ben 13 mila con 100 mila soggetti impegnati, in qualità di docenti o personale amministrativo.

Il ragionamento del Governo, se da un lato è un passo verso l’effettiva libertà di scelta per i genitori della scuola che reputano più adatta per i loro figli, dall’altro lato rappresenta, per lo Stato, un indubbio vantaggio economico. Allo Stato, infatti, uno studente di una scuola statale costa circa 6.800 euro all’anno, mentre un alunno di una scuola paritaria appena 450 euro. Al netto anche della detrazione che si intende prevedere, conviene senza ombra di dubbio che crescano gli iscritti presso istituti paritari, adeguando così il nostro sistema scolastico a quello dei principali Paesi europei. Per garantire la qualità dell’insegnamento, accanto alla detrazione (che, naturalmente, sarebbe solo parziale), verrebbe previsto anche un nuovo e stringente sistema di controlli al fine di arginare il cosiddetto fenomeno dei “diplomifici”, ovvero istituti privati e paritari in cui è sufficiente versare la (ingente) retta per essere sicuri di terminare il ciclo scolastico, e di terminarlo in tempi normali. Se davvero la detrazione delle rette nelle paritarie dovesse avere luogo, il fenomeno appena citato potrebbe aumentare considerevolmente, visti i probabili maggiori iscritti. Di fronte a una simile evenienza il Governo intende farsi trovare pronto.

Per il momento comunque, si tratta solo di una dichiarazione di intenti, che vedrà ufficiale conferma o smentita solo al termine del prossimo Consiglio dei Ministri, che avrà luogo martedì 3 marzo, in cui, qualora venisse approvata la detrazione, ne verrebbero anche specificati i dettagli, su tutti la percentuale dell’aliquota e le condizioni definitive di detraibilità.

A che punto è la “buona scuola”. Il CdM che avrà luogo settimana prossima sarà la giusta occasione per avere dettagli rispetto anche ad altri punti per il momento ancora oscuri della riforma dell’istruzione. Su tutti, i paventati 150 mila nuovi assunti a settembre 2015, rispetto ai quali è incerta soprattutto la copertura finanziaria: la legge di stabilità ha stanziato, dopo un lungo tira e molla, circa un miliardo per il settore della scuola, ma è necessario capire quanti di questi soldi verranno utilizzati per questo massiccio piano di assunzioni; prima di avere numeri certi, previsione circa la fattibilità non è possibile farne. Incerta anche l’individuazione di coloro che godranno di questa manovra: nelle sole graduatorie ad esaurimento sono presenti 136 mila docenti, da cui dovrebbero essere scorporati 26 mila che non ancora mai insegnato e 20 mila maestri di scuole dell’infanzia. Che fare di questi circa 45 mila che rimarranno fuori dalle assunzioni? Le ipotesi finora paventate riguardano indennizzi e contratti a termine fino al prossimo concorso, ma di certo ancora non c’è nulla. Settimana prossima se ne dovrebbe sicuramente sapere di più.

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