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Ius sanguinis e Ius soli

Renzi e la questione cittadinanza che più chiara di così non si può

Renzi e la questione cittadinanza che più chiara di così non si può
Cronaca 21 Ottobre 2014 ore 12:06

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi riapre una questione molto delicata e discussa: l’attribuzione della cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia. In particolare, la proposta del Governo è quella di concedere la cittadinanza italiana a tutti quei bambini nati nel nostro Paese da genitori immigrati, a patto che abbiano concluso un intero ciclo scolastico. Il progetto non è nuovo, in passato era stato già avanzato da altri politici, fra cui l’ex Ministro per l’integrazione Cécile Kyenge, la quale aveva trovato la netta opposizione della Lega Nord. In attesa delle reazioni alla proposta di Renzi, ecco qualche indicazione circa il concetto di cittadinanza (e su come la si acquisti).

Che cos’è la cittadinanza. Thomas Humphrey Marshall, considerato il padre degli studi sociologici sulla cittadinanza moderna, l’ha definita come lo «status conferito a chi è pienamente membro di una comunità». Si tratta di un concetto che, così come concepito oggigiorno, deve la propria forma alla Rivoluzione francese e alla tradizione repubblicana e sta ad indicare la relazione che sussiste tra uno Stato ed un individuo. Da tale relazione derivano determinati diritti e doveri in capo al cittadino. In particolare, solo al cittadino è riconosciuta la pienezza dei diritti civili e politici, fra i quali il diritto di voto e la possibilità di ricoprire pubblici uffici.

Ius sanguinis e ius soli. Tradizionalmente, la cittadinanza può essere acquistata in base due criteri. Il primo è il cosiddetto ius soli, in forza del quale si diventa cittadini per il fatto di essere nati nel territorio di uno Stato, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Storicamente, questo sistema è stato adottato in particolare da quei Paesi che sono stati interessati da forti immigrazioni e che possiedono un’ampia superficie territoriale. È il caso degli Stati Uniti, del Canada, del Brasile e dell’Argentina. Pertanto, chi nasce in tali nazioni ne diviene automaticamente cittadino.

Il secondo criterio è lo ius sanguinis, in base al quale la cittadinanza è una vera e propria “questione di sangue” e, pertanto, viene trasmessa dai genitori ai figli, indipendentemente dal luogo in cui questi ultimi nascono. Si tratta di un sistema adottato, in particolare, da quegli Stati che hanno avuto una storia d’emigrazione, fra i quali, in particolare, gli Stati europei.

La cittadinanza italiana. In Italia la cittadinanza è regolata dalla legge n. 91 del 1992 che adotta quale criterio principale lo ius sanguinis. Pertanto, è cittadino italiano chi nasce da padre o madre italiani. Solo eccezionalmente si può ricorrere al criterio dello ius soli. Questo accade, in particolare, per i bambini nati in Italia da genitori ignoti o apolidi (soggetti privi di cittadinanza).

La cittadinanza italiana, inoltre, può essere acquistata anche in via derivata, ciò significa che lo status di cittadino si ottiene in un momento successivo alla nascita. In particolare, si può ottenere la cittadinanza per “naturalizzazione”, qualora si risieda legalmente nel territorio del nostro Paese da diversi anni (i termini variano da un minimo di tre ad un massimo di dieci anni, a seconda dei casi). Inoltre, la cittadinanza può essere acquistata anche per mezzo di matrimonio con un cittadino italiano o a seguito di adozione, di riconoscimento e di dichiarazione giudiziale di filiazione da parte di un cittadino italiano. In questi casi si tratta di una “trasmissione” della cittadinanza da un componente all’altro della medesima famiglia.

Infine, la cittadinanza italiana può essere concessa per “beneficio di legge”, in presenza di determinati presupposti, senza che venga avanzata alcuna richiesta.

I bambini nati in Italia da genitori stranieri. Ad oggi, dunque, la situazione giuridica dei bambini nati in Italia da genitori stranieri è strettamente legata alla condizione di questi ultimi. Se i genitori, dopo dieci anni di residenza legale sul territorio italiano, a seguito di matrimonio con cittadino italiano o negli altri modi previsti da legge, ottengono la cittadinanza italiana, questa si trasmette anche ai figli. In alternativa, è richiesta l’ininterrotta permanenza del minore nel nostro Paese sino al compimento della maggiore età, momento in cui potrà dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana. Si tratta, pertanto, di un iter molto lungo e complicato.

La proposta del Governo. Il Governo, come visto, vuole introdurre alcuni correttivi alla legislazione vigente, riconoscendo una sorta di ius soli temperato. In particolare, la proposta è quella di riconoscere la cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia che abbiano concluso un intero ciclo scolastico nel territorio dello Stato. Quest’ultima circostanza, pertanto, verrebbe valorizzata come sintomatica della loro integrazione nella comunità italiana. Il disegno di legge dovrebbe arrivare alla Camera entro fine anno e l’obiettivo del Governo è quello di farlo diventare legge entro il 2015. Per il Premier Renzi si tratta di un «fatto di civiltà», che renderebbe la legislazione italiana in materia di cittadinanza simile a quella degli altri paesi europei dove lo ius soli temperato è applicato già da tempo.