Si faceva musica buona

Riaprite il bunkerino di Dalmine Lo storico locale underground

Riaprite il bunkerino di Dalmine Lo storico locale underground
Cronaca 03 Gennaio 2017 ore 10:20

Fa proprio un po’ tristezza vedere la saracinesca abbassata, ormai da un paio d’anni, di una delle discoteche più alternative della provincia: il Daho Club di Dalmine. Un luogo underground, nel vero senso della parola. Si tratta infatti di un vecchio rifugio antiaereo che, dalla metà degli anni Settanta, è diventato una discoteca dove hanno ballato diverse generazioni di dalminesi e di giovani da tutta la bergamasca. Chi lo ha frequentato ne ha nostalgia.

La pagina Facebook nostalgica. Anche Andrea Antinori, 23 anni, di Dalmine centro, studente di Lettere all’Università degli Studi di Bergamo. Un paio di settimane fa ha fondato una pagina Facebook, che ha chiamato Rivogliamo il Daho e ha subito raccolto parecchie adesioni: «Attualmente sono 501 i membri del gruppo – spiega Andrea – Non mi aspettavo tanta attenzione, anche perché non ho nessuna sponsorizzazione, la gente visita la pagina tramite il passaparola». Perché hai deciso di crearla? «Così, perché il Daho manca a me e ai miei amici. Era un punto di ritrovo per i ragazzi di Dalmine. Io ho iniziato a frequentarlo quando avevo 18 anni, soprattutto il sabato e la domenica, qualche volta anche il venerdì. Ci si trovava da qualche parte a bere qualcosa e poi si andava al Daho. Arrivavano addirittura pullman di gente da Brescia».

 

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Andrea Antinori davanti al Daho.

 

La musica buona che è iniziata lì. Perché la musica che c’era lì non la si trovava facilmente in altri locali: british pop, indie rock, acid jazz, rock alternativo, grunge, new wave inglese. Nell’introduzione alla pagina Andrea scrive: «Per anni è stato uno dei luoghi cult della vita notturna bergamasca. Un piccolo angolo di Berlino nascosto in via Mariano 60, a Dalmine». Nel «bunkerino», come veniva soprannominata la discoteca dagli affezionati, suonavano dj che poi sono diventati famosi, come spiega Andrea Antinori: «Le serate venivano organizzate da dj esterni, da gruppi come i Bond Street o i Border Line, gente che ha cominciato al Daho e che ora collabora anche con il Comune di Bergamo. Organizzano tante serate all’Edoné, si sono occupati anche dei capodanni in centro città e del concerto di Stefano Bollani all’Accademia Carrara. Ci lavoravano anche i We are the gang, che ora si occupano degli eventi allo Spazio Fase. In pratica i più famosi organizzatori di eventi alternativi di Bergamo hanno iniziato al Daho». Un trampolino di lancio, quindi, un luogo dove sperimentare musica alternativa, dove fare ricerca, dove prendere spunto.

 

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Sperando nella riapertura. Alla discoteca di Mariano ci sono passate tantissime persone, come si intuisce scorrendo i post nella pagina di Andrea: «Ci andavano anche mia mamma e mia zia – racconta il 23enne – ma all’epoca si chiamava Eden. Tanta gente scrive che vorrebbe vedere questo spazio di nuovo in funzione, tanti hanno condiviso i loro ricordi, qualche fotografia, i vecchi biglietti d’ingresso. Un signore ha scritto che più che il Daho rivorrebbe la sua gioventù, vorrebbe tornare al periodo in cui andava al bunkerino». Andrea Antinori spera di attirare l’attenzione dell’Amministrazione comunale o di qualche imprenditore che abbia voglia di rimettere in sesto il locale per poterlo riaprire. Lui lo spera, anche perché ora frequenta discoteche della provincia come il Dirty Shoes Vibe di Treviolo: «Fanno musica simile, ma non è la stessa cosa».

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