Cronaca
Parlano gli inquirenti

Caso Yara, "indagine pazzesca che farà scuola in futuro"

Caso Yara, "indagine pazzesca che farà scuola in futuro"
Cronaca 20 Giugno 2014 ore 17:00

Ripercorriamo giorno dopo giorno i fatti e le dichiarazioni riguardanti le vicende relative all’omicidio di Yara Gambirasio e all'individuazione del presunto assassino, l’artigiano edile di Mapello, Massimo Giuseppe Bossetti.

Ricordiamo che i pilastri dell’accusa sono tre:

1. Il dna trovato sugli slip e sui leggins di Yara, che corrisponde al cento per cento con quello di Bossetti.

2. Il cellulare dell'artigiano, che la sera del delitto, un’ora prima, ha agganciato la stessa cella di quello di Yara. È poi rimasto spento da poco prima l’ora della scomparsa fino alla mattina successiva.

3. Le tracce di calce trovate sotto le scarpe e nei polmoni della vittima: Bossetti ha una piccola ditta in proprio e lavora nei cantieri.

Nella giornata di giovedì 19 giugno, Bossetti ha risposto alle domande del Gip e «ha dichiarato con forza la sua innocenza», come ha spiegato all’uscita il legale, Silvia Gazzetti. L'uomo accusato ha detto di essere totalmente estraneo alla vicenda e di non aver mai visto Yara Gambirasio. Ha aggiunto di non spiegarsi perchè ci sia il suo Dna rilevato dalla macchia ematica sugli indumenti intimi della ragazza. Quanto al cellulare ha affermato che era scarico.

 

VENERDì 20 GIUGNO

ore 14. Il sito de L'Eco di Bergamo riferisce le parole pronunciate da Fulvio Gambirasio, padre di Yara, al parroco di Brembate Sopra, don Corinno Scotti. «In questi giorni dobbiamo pensare solo a pregare per la famiglia Bossetti, perchè stanno soffrendo più di noi», ha detto Gambirasio. «La nostra Yara ora è in paradiso», ha continuato, aggiungendo che è tempo di pensare ai genitori e parenti di Massimo Giuseppe che «ora sono stati travolti dall’inchiesta».

 

Ore 11.30. In Procura a Bergamo si è tenuta una conferenza stampa degli inquirenti per informare l'opinione pubblica sulle indagini e sui risultati dei primi interrogatori di Bossetti.

Il primo a prendere la parola è stato il procuratore Francesco Dettori:  «Abbiamo ottenuto risultati insperati e insperabili: si era partiti totalmente dal nulla». Dettori ha definito  «aride e stupide» le polemiche sui costi dell’operazione: «Per trovare la verità sul caso di una ragazza di 13 anni non si bada a spese».  Contraddizioni nel percorso investigativo scientifico?  "Nessuna".

È poi intervenuto il pm Letizia Ruggeri che ha ricostruito il grande lavoro svolto in questi tre anni e mezzo dagli inquirenti. Ruggeri ha parlato di "indagine faticosissima. Nessun testimone e pochissime telecamere. Dopo tre mesi «da incubo» il ritrovamento del corpo della ragazza è stato di grande aiuto". Sapere che sugli slip era stato localizzato un preciso Dna è stato come avere «il faro alla luce del quale proseguire le indagini». Una volta individuata l’origine e riesumato il cadavere di Guerinoni «è partita un’indagine pazzesca per ritrovare la madre», anche «pedinando e intercettando i Guerinoni. Ruggeri ha spiegato che "attraverso un’indagine anagrafica negli anni siamo arrivati alla madre Ester Arzuffi, che condivide nel dna un allele molto raro e particolare». Da qui il percorso è stato in discesa. «Bossetti avrebbe potuto fuggire per questo è stato chiesto il fermo».
Indagini chiuse, allora? Hanno chiesto i giornalisti. Pronta la risposta del pm: "No, sono ancora in corso e coperte da segreto istruttorio. Anche se la certezza investigativa l’abbiamo, ci guardiamo bene dal considerare questo un caso chiuso. Le indagini continuano e vi sono gravi indizi e pressanti motivi di custodia cautelare». Si è valutata anche l’ipotesi di un processo per direttissima.

Mario Parente, comandante del Ros ha spiegato che «c’è stato un apporto della scienza nelle indagini come forse mai in precedenza: è stato un lavoro enorme, una prova enorme di professionalità» perché «è stato difficilissimo isolare il Dna» con «un’operazione di assoluta avanguardia nel settore». Il caso farà scuola.

Infine il questore di Bergamo, Fortunato Finolli ha sintetizzato la complessità delle indagini in una formula: «Abbiamo dato il nome a un marziano, perché sembrava fosse stato un marziano a scendere e a prendere la piccola Yara».

 

ore 8. Sul quotidiano in edicola questa mattina L'Eco di Bergamo riporta le parole di Antonio Negroni, 69 anni, di Clusone, autista ex collega di Guerinoni. Era stato lui, una settimana fa, a raccontare ai carabinieri le confidenze che Guerinoni gli aveva fatto su Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti. Il maresciallo gli ha ricordato che il dna della donna già due anni fa era stato prelevato e comparato con quello dell’allora «Ignoto 1», con esito negativo. La replica di Negroni ha scatenato il tutto: «Sicuro?». Informato di questo dialogo, il pm Letizia Ruggeri ha deciso di far ricontrollare la provetta in laboratorio. E qui la scoperta di un errore: quel dna, insieme ad altri 1.800, era stato comparato con quello della madre di Yara e non con quello di «Ignoto 1». E dal successivo esame all’Università di Pavia, la rivelazione: i profili genetici di Ester Arzuffi e quello dell’assassino di Yara hanno un gene distintivo particolare, diverso dagli altri e soprattutto simile.

Il Corriere della Sera pubblica un'intervista a Ester Arzuffi, 67 anni, nella quale, la madre di Bossetti smentisce ancora una volta di avere avuto una relazione con Guerinoni. "La scienza ha sbagliato", dice la donna, "Massimo è figlio di mio marito e non credo assolutamente che abbia ucciso Yara. Non ho niente da nascondere e a meno che il mio cervello non abbia resettato tutto, questa è la verità». A proposito di Guerinoni sostiene di averlo conosciuto ("mi portava al lavoro, in auto, alla Festi Rasini") ma dice non avere mai avuto rapporti intimi con lui. E sulla nascita dei gemelli precisa: "Dalla Valle Seriana ci siamo trasferiti nel 1969, sarà stato marzo o aprile, e loro sono nati a ottobre del 1970, per altro con un mese di anticipo. Mi dice come possono essere figli di Guerinoni?».

 

GIOVEDI’ 19 GIUGNO

Ore 20.30. Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo Ezia Maccora non ha convalidato il fermo di Massimo Giuseppe Bossetti (in quanto non esisterebbe pericolo di fuga). L'artigiano accusato del delitto di Yara Gambirasio, tuttavia, resta in carcere per i gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Lo ha spiegato il legale di Bossetti, Silvia Gazzetti.

Nell’ordinanza il gip scrive che «il fermo non è stato legittimamente disposto, poichè dagli atti non si evince alcun elemento concreto e specifico dal quale desumere il pericolo di fuga», ma Bossetti deve rimanere in carcere per la «gravità intrinseca del fatto, connotato da efferata violenza». Il Gip prende in esame la «personalità del Bossetti, dimostratosi capace di azioni di tale ferocia, posta in essere nei confronti di una giovane ed inerme adolescente abbandonata in un campo incolto dove per le ferite ed ipotermia ha trovato la morte».

Nel pomeriggio un gruppo di investigatori ha svolto un nuovo sopralluogo nella casa di Bossetti in via Piana di Sopra a Mapello. Dopo due ore, la casa è stata messa sotto sequestro. Nel corso del sopralluogo gli agenti sono entrati anche in un vecchio deposito che dista pochi passi dalla villetta. Dopo il fermo di Bossetti la moglie e i tre figli avevano lasciato la casa. Ieri anche la suocera, che vive nella stessa abitazione, si è trasferita.

Ore 11.50. Massimo Giuseppe Bossetti ha ribadito al gip Ezia Maccora la propria innocenza: «La sera dell’omicidio ero a casa con la famiglia, non ho mai visto Yara Gambirasio e non mi spiego perché sui leggins della ragazzina ci sia il mio Dna». Lo ha riferito il suo legale, Silvia Gazzetti, la quale ha spiegato che l'artigiano edile bergamasco «ha risposto a tutte le domande». Bossetti ha detto di aver visto il padre della ragazza una volta sola dopo la sua morte e che il cellulare quella sera era scarico. Infine, in merito alla paternità, l'artigiano ha detto di aver scoperto solo in questi giorni, di essere figlio illegittimo e che questo lo ha «sconvolto».

Ore 11.15. Il gip Ezia Maccora e il pm Letizia Ruggeri hanno lasciato il carcere di Bergamo dopo l’interrogatorio del presunto assassino di Yara, necessario per la convalida del fermo. Non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.

Ore 9.30. Il gip e il pm sono arrivate al carcere di via Gleno per procedere all’interrogatorio del muratore. Già ascoltato dagli inquirenti lunedì 16 giugno e mercoledì 18 giugno, l’uomo si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere.

La Procura smentisce il test su Giovanni Bossetti. Dopo la notizia diffusa ieri dell’avvenuto test del Dna sul sangue di Giovanni Bossetti, padre legittimo del presunto assassino di Yara, la Procura ha smentito la notizia nella serata di mercoledì 18 giugno. Il campione di saliva è stato prelevato, ma non sono ancora state effettuate le analisi di laboratorio poiché il pm non le ha ancora disposte. A parlare è stato il procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori: «Al momento non riteniamo necessario procedere con ulteriori test. Col tempo si vedrà».

Il parere dell’avvocato Bongiorno. Giulia Bongiorno, avvocato che difese tra gli altri Giulio Andreotti, non vede nei risultati di laboratorio relativi al test del Dna una prova definitiva: «Non è detto che sia una prova schiacciante, è un indizio», ha dichiarato, sottolineando la necessità di garantismo.

Il parere dell’ex comandante dei Ris generale Garofano. Intervistato da Bergamo TV, il generale ex comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, ritiene il Dna una prova definitiva: «Il Dna non mente» dichiara, aggiungendo che «il Dna rappresenta, ieri come oggi, un punto di svolta in moltissime indagini».

Le reazioni della moglie Bossetti e dei famigliari. Dai verbali degli inquirenti emergono le parole dei famigliari di Massimo Giuseppe Bossetti. La più sconvolta è la moglie, Marita Comi di 40 anni, che ha cercato comunque di difendere il marito: «Massimo è un brav’uomo. Discutevamo del caso, ma non ha mai avuto strane reazioni». Cede nel momento in cui incontra la suocera, Ester Arzuffi, la donna che avrebbe nascosto per oltre 40 anni la vera paternità dei propri figli: «Non ce l’hai mai detto! Ci hai rovinato l’esistenza!», urla Marita rivolta a Ester, che intanto continua a negare. «Guerinoni mi portava a lavoro, ci frequentavamo, ma non ho mai avuto rapporti sessuali con lui», dice agli inquirenti la madre del presunto assassino. La figlia Laura, gemella di Massimo Giuseppe Bossetti, le crede: «Mio padre è Giovanni Bossetti, non Giuseppe Guerinoni», dichiara agli inquirenti durante l’interrogatorio. «Davvero credo che vi stiate sbagliando, non abbiamo nulla da nascondere. Conoscendo mio fratello vi posso dire che non è lui l’assassino». Ma è proprio Giovanni Bossetti la persona più sconvolta nella famiglia residente a Terno d’Isola: «Non posso che essere sconvolto. Di fronte a certe cose posso solo pensare di essere stato ingannato per più di 40 anni».

Mapello difende i Bossetti. Il prete di Mapello chiede ai cittadini di «pregare e non parlare» e la gente lo ascolta. Davanti alla casa dei coniugi Bossetti il comune ha fatto mettere delle transenne per evitare ai giornalisti di assediarla. Nessuno dice nulla, fino alla notizia (che non ha trovato conferme dalla Procura) che il test sul Dna di Giovanni Bossetti confermava il fatto che suo “figlio” Massimo Giuseppe era in realtà figlio naturale di Giuseppe Guerinoni. Nel piccolo negozio di alimentari di Mapello la gente si stringe attorno alla famiglia del presunto assassino: «Una famiglia distrutta. Le prove genetiche sconvolgono la vita della gente».

MERCOLEDI’ 18 GIUGNO

19.30. La comparazione tra il Dna di Giovanni Bossetti, padre legittimo, e quello del figlio Massimo Giuseppe Bossetti ha evidenziato che non c’è compatibilità tra i due profili genetici e che quindi l’uomo accusato dell’omicidio di Yara non è il figlio naturale di Giovanni Bossetti, ma di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 che negli anni ’60 aveva avuto una relazione clandestina con la madre di Bossetti. Il dato è importante per le indagini perché il profilo genetico di Guerinoni era molto simile a quello della traccia trovata sui leggins di Yara. Guerinoni era sicuramente il padre dell’assassino, ma l’esame fatto sui figli non aveva dato riscontri, doveva dunque aver avuto un figlio illegittimo. 

17.30. Fissato per giovedì 19 giugno alle 9.30 l'interrogatorio per la convalida del fermo di Massimo Giuseppe Bossetti, davanti al gip Ezia Maccora. Si tratta dello stesso giudice che valutò ed archiviò la posizione di Mohamed Fikri, primo indagato per l’omicidio di Yara.

13.30. Il pm Ruggeri ha lasciato il carcere: come nell'interrogatorio di lunedì, Bossetti si è avvalso della facoltà di non rispondere.

11.40. Il pm Letizia Ruggeri è arrivata al carcere per un nuovo interrogatorio del presunto assassino di Yara.
Martedì sera il gip Ezia Macorra non aveva ancora ricevuto la richiesta di convalida del fermo resa nota dal pm Letizia Ruggeri. E' slittato di conseguenza l’interrogatorio davanti al gip. Si diffonde l’indiscrezione che vorrebbe il giudice delle indagini preliminari indirizzata a richiedere un ulteriore test del DNA agli inquirenti, quello di Giovanni Bossetti, padre legittimo del presunto omicida, per fugare qualsiasi dubbio. (fonte: L’Eco di Bergamo)

Per tutta la giornata gli inquirenti hanno cerceto di scoprire come e dove Bossetti avrebbe potuto conoscere Yara. Al Loto Caffè, ul bar a poche decine di metri dalla casa di Yara il titolare ha detto: «E’ una faccia conosciuta, niente di più». Al centro polisportivo di Brembate di Sopra il gestore non ricorda di averlo mai visto, al solarium Oltreoceano, all’epoca vicino alla palestra di Yara, che Bossetti frequentava assiduamente la titolare ha affermato che Bossetti «veniva una o due volte alla settimana , ma era schivo e con cui non ho mai instaurato un rapporto stretto». Dal 2011 l'artigiano non ha più frequentato il solarium.

MARTEDì 17 GIUGNO

I Gambirasio non conoscevano Bossetti. Maura e Fulvio Gambirasio martedì 17 sono stati sentiti alla caserma di Ponte San Pietro, per alcune domande di routine. Di Bossetti hanno detto: «Non lo conosciamo, forse l’abbiamo visto in paese, da giovani» Le forze dell’ordine stanno tentando di ricostruire gli eventuali rapporti di conoscenza tra la ragazzina e il fermato. (fonte: Corriere della Sera)

Il pc di Bossetti e l’assenza di alibi. Trapelano indiscrezioni sui concitati momenti dell’arresto di Bossetti. Le forze dell’ordine hanno prelevato l’uomo nel cantiere di Seriate in cui stava lavorando ed hanno successivamente posto sotto sequestro alcuni oggetti dell’uomo, tra cui il suo computer che verrà esaminato nelle prossime ore per trovare ulteriori prove (fonte: L’Eco di Bergamo). Si cercano inoltre di ricostruire i movimenti di Bossetti la sera del 26 novembre 2010. Attualmente non si sa dove si trovasse il presunto assassino nelle ore in cui è avvenuto l'omicidio di Yara. Anche la moglie non ricorda nulla. (fonte: Corriere della Sera)

La madre di Bossetti nega. Una giornata di dolore quella dei familiari dell’arrestato. Ester Arzuffi non si capacita e dichiara alle amiche ed alla figlia Laura, gemella di Massimo Giuseppe Bossetti, che «quando mi hanno chiamato per il prelievo di saliva (nel 2012, ndr) l’ho detto a Massimo. Mi disse di stare tranquilla, di andarci…». Davanti ai Carabinieri che l’avevano ascoltata la sera dell’arresto del figlio, Ester Arzuffi ha negato di aver avuto una relazione extraconiugale con Giuseppe Guerinoni, l’autista di autobus che sarebbe il padre naturale dei gemelli Bossetti. Nonostante il test del DNA, secondo gli inquirenti, parli chiaro, la donna continua a negare ogni possibile legame con Guerinoni e dunque con l’omicidio di Yara Gambirasio. (fonte: Corriere della Sera)

Il procuratore Dettori attacca Alfano. In mattinata parla all’Ansa il procuratore di Bergamo, Francesco Dettori, che critica la scelta del ministro Alfano di diffondere la notizia del fermo: «Era intenzione della procura mantenere il massimo riserbo. Questo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo Costituzione, esiste una presunzione d’innocenza». La risposta di Alfano giunge a margine della 31esima Conferenza Internazionale Antidroga: «Non ho divulgato alcun dettaglio, l’opinione pubblica ha il diritto di sapere».

Parla il pm Letizia Ruggeri. Intercettata all’esterno della Procura di Bergamo, il pm rilascia una breve dichiarazione: «Ho capito che eravamo arrivati ad una svolta venerdì sera, quando è arrivata la conferma che era stato trovato il profilo genetico della madre». Al suo fianco presenti il procuratore generale Dell’Osso, giunto da Brescia, ed il procuratore di Bergamo Francesco Dettori. «Il caso è praticamente chiuso», afferma Dell’Osso. A parlare è poi il colonnello dell’Arma dei Carabinieri, Antonio Bandiera: «L’indagine è stata lunga e complessa, coinvolgendo diversi reparti dell’Arma. Fondamentale è stato l’eccellente coordinamento dei lavori da parte della Procura di Bergamo. Sono orgoglioso del lavoro svolto da tutti i militari, questo è il successo del sistema Italia come Paese, Procura e forze dell’ordine».

«Ha agito con crudeltà»: il provvedimento di fermo. Viene reso noto il testo del provvedimento di fermo con cui il pm Letizia Ruggeri ha accusato Massimo Giuseppe Bossetti. All’indagato viene contestato l’omicidio di Yara Gambirasio e di «averle adoperato sevizie e aver agito con crudeltà». Secondo l’accusa non c’era premeditazione. Bossetti avrebbe inferto alla ragazzina «tre colpi al capo e plurime coltellate in diverse regioni del corpo» per poi abbandonarla agonizzante in un campo isolato, cagionandone la morte. Tra il DNA ritrovato sugli indumenti di Yara Gambirasio e quello dell’arrestato c’è «sostanziale, assoluta certezza di compatibilità».

 

LUNEDì 16 GIUGNO
L’annuncio di Alfano. L’annuncio della svolta nelle indagini sul caso di Yara Gambirasio è fatto nel pomeriggio di lunedì 16 giugno dal ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Le Forze dell’Ordine, d’intesa con la Magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio. Secondo quanto rilevato dal profilo genetico in possesso degli inquirenti, l’assassino della piccola Yara è una persona del luogo, dunque della Provincia di Bergamo. Nelle prossime ore saranno forniti maggiori dettagli. Ringraziamo tutti, ognuno nel proprio ruolo, per l’impegno massimo, l’alta professionalità e la passione, investiti nella difficile ricerca di questo efferato assassino che, finalmente, non è più senza volto».

Il fermo di Bossetti. I carabinieri prelevano a Seriate, mentre lavora in un cantiere, Massimo Giuseppe Bossetti, muratore incensurato originario di Clusone e residente a Mapello con moglie e tre figli. L’uomo, in stato di fermo, è accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio. Portato nella caserma di via delle Valli è sottoposto a un primo interrogatorio in presenza del legale d’ufficio Silvia Gazzetti, durato meno di un’ora perché si è avvalso della facoltà di non rispondere. Bossetti nega di essere l’omicida di Yara. Alle 21.30 è trasferito al carcere di Bergamo. Fuori dalla caserma un piccolo gruppo lo insulta pesantemente. Sono invece accolti con un applauso il pm Letizia Ruggeri e le forze dell’ordine che per tre anni e mezzo hanno seguito il caso.

La reazione dei Gambirasio. Fulvio e Maura Gambirasio, i genitori di Yara, apprendono la notizia dai media. Subito raggiunti dai cronisti, evitano ogni commento. Poco dopo sono raggiunti telefonicamente da uno stretto collaboratore della pm Letizia Ruggeri: «Volevo solo confermarvi che è stato fermato un soggetto fortemente coinvolto nel caso». I coniugi si chiudono in casa con i parenti più stretti e a parlare per loro è il legale: «Nessuno ha esultato. I genitori di Yara sono persone pacate che hanno sempre avuto fiducia nella giustizia. Questo arresto è un punto di partenza”.

Il dolore della famiglia Bossetti. Ester Arzuffi, 67 anni, madre dell’arrestato, viene raggiunta dai cronisti nella sua casa di Terno d’Isola: «Resto in silenzio, non parlo». Poco prima, ad una vicina di casa, aveva dichiarato: «Poteva succedere ad un nostro conoscente, invece è successo a noi. Se è stato lui, deve pagare». La porta di casa Bossetti non si apre più se non per fare entrare amici e amiche che vogliono essere di supporto alla signora Arzuffi, a Laura Bossetti, sorella gemella del presunto assassino, ed al marito Giovanni Bossetti. Nel primo pomeriggio, una delle amiche si rivolge, dal balcone di casa Bossetti, ai tanti giornalisti presenti: «Non stanno bene, vogliono solo essere lasciati in pace. Dovete andarvene».

Il silenzio dei Guerinoni. Il padre Giuseppe Guerinoni, deceduto nel 1999, è stato un personaggio essenziale per arrivare all’arresto di Bossetti. La moglie Laura Guerinoni si dice distrutta e preferisce mantenere il silenzio davanti ai taccuini dei giornalisti.