Rischia fino a 15 anni di carcere

La vicenda Pistorius, ricostruita

La vicenda Pistorius, ricostruita
11 Settembre 2014 ore 16:50

Venerdì 12 settembre Oscar Pistorius è stato condannato, dal Tribunale di Pretoria, per l’omicidio colposo della sua fidanzata, la modella sudafricana Reeva Steenkamp. In una successiva udienza, verrà deciso quanti anni di carcere dovrà scontare l’atleta paralimpico. Nell’ordinamento sudafricano non è prevista una pena minima per l’omicidio colposo, mentre quella massima è di 15 anni di carcere. La sentenza era attesa per giovedì, quando il giudice Thokozile Masipa aveva dichiarato Pistorius innocente per l’accusa di omicidio premeditato. L’udienza in cui verranno resi noti gli anni di carcere che l’atleta dovrà scontare si terrà il 13 ottobre. Fino ad allora l’atleta potrà rimanere in libertà avendo pagato una cauzione. Non è escluso che Pistorius faccia ricorso contro la sentenza: la richiesta dei suoi legali è sempre stata l’assoluzione.

I fatti. La tragica vicenda risale al 14 settembre 2013, quando, nella villa in cui convivevano Pistorius e la sua fidanzata Reeva, i soccorsi, avvisati dai vicini di casa, ritrovarono la donna uccisa da quattro colpi di pistola (alla testa, alla mano, al petto e al pube). Fu immediatamente chiaro che l’omicida era l’atleta paralimpico, noto in tutto il mondo per essere stato il primo uomo privo di gambe ad aver gareggiato con i normodotati. L’atleta aveva sparato in direzione della porta del bagno in cui si trovava la Steenkamp. Fu accusato, il giorno successivo, di omicidio premeditato, mentre Pistorius ha sempre sostenuto di non aver ucciso volontariamente la compagna: aveva sentito dei rumori provenienti dal bagno durante la notte e, impaurito, aveva deciso di sparare, pensando che la donna fosse a letto e che ci fossero dei ladri nella loro abitazione. Solamente dopo aver abbattuto la porta con una mazza da baseball si rese conto di aver ucciso la propria compagna. Il giudice Masipa ha dato ragione alla tesi dell’atleta, non optando per l’assoluzione perché «una persona ragionevole non avrebbe sparato quattro colpi attraverso la porta del bagno e Pistorius s’è comportato in maniera troppo precipitosa, con un utilizzo eccessivo della forza». Pochi giorni dopo il fatto, l’atleta venne incarcerato con l’accusa di omicidio. Dopo essere rimasto in carcere per circa una settimana, il 22 febbraio 2013 ha lasciato il carcere di Pretoria grazie al pagamento di 1 milione di rand (85 mila e 500 euro) di cauzione.

Il processo. Il 3 marzo 2014 ha preso ufficialmente il via il processo. Sui fatti non ci sono mai stati dubbi. A differire sono sempre state, invece, le versioni dell’accusa e della difesa: gli inquirenti hanno sempre sostenuto che si fosse trattato di omicidio premeditato e che i colpi fossero stati sparati al termine dell’ennesimo violento litigio tra i due. A supporto della loro tesi, l’accusa ha fornito diversi elementi, a partire dal fatto che la stessa Steenkamp, in diverse occasioni, si era lamentata con amici e familiari del carattere irascibile del compagno, soprattutto quando alzava un po’ il gomito. Senza contare che, Pistorius, già in passato aveva dimostrato di avere “il grilletto facile”: pochi giorni prima dell’omicidio, nel gennaio 2013, mentre era al ristorante con amici aveva sparato un colpo di pistola nel locale. Secondo l’accusa, l’atleta provava un senso di inferiorità verso gli altri uomini a causa della sua menomazione e ciò lo rendeva spesso morbosamente geloso nei confronti della bellissima compagna. La pena prevista per l’omicidio premeditato, in Sudafrica, va dai 25 anni di carcere all’ergastolo. Al processo sono state chiamate a testimoniare, sia per l’accusa che per la difesa, oltre 100 persone. Nelle udienze del 7 e 8 aprile 2014, Pistorius ha per la prima volta raccontato in aula la sua versione dei fatti, rivolgendosi direttamente anche ai genitori della compagna uccisa: «Volevo solo proteggerla. Quella notte Reeva è andata a dormire sentendosi amata. Non posso immaginare il dolore e il vuoto che vi ho causato, siete le prime persone a cui penso e per cui prego ogni mattina». Il racconto si è svolto nell’arco di due udienze perché Pistorius, in lacrime, faticava a proseguire l’interrogatorio e il suo legale ha così chiesto una chiusura anticipata dell’udienza.

A partire dal 26 maggio 2014, Pistorius è stato sottoposto ad una serie di esami psichiatrici per valutare l’esistenza di eventuali disturbi che l’abbiano potuto portare all’omicidio della compagna. Da questi esami sono stati prodotti due diversi report, discussi in specifiche udienze del processo. Il primo, un semplice parere di tre diversi psichiatri (uno statale, uno della difesa e uno della corte), dichiarava che l’accusato non soffriva di alcun disturbo specifico. Il secondo report, stilato da uno psicologo clinico e più approfondito, spiegava invece che Pistorius è vittima di sindrome da stress post traumatico e di una grave depressione. I legali dell’uomo hanno sostenuto questa tesi, puntando a dimostrare che il loro assistito è sì un uomo di successo e forte, ma in primis un disabile, ansioso e timoroso, e che quel tragico 14 febbraio 2013, senza protesi e nel bel mezzo della notte, sentendosi profondamente in difficoltà davanti a un possibile pericolo, optò per la scelta più drastica e meno razionale. Il 7 luglio 2014 la difesa ha esaurito i testimoni e il processo si è avviato verso le arringhe finali, che sono state fissate per il 7 agosto. Il giorno successivo venne comunicato che l’11 settembre sarebbe stato il giorno della sentenza.

Perché omicidio colposo e non premeditato? Giovedì 11 settembre, il giudice Masipa ha scagionato Pistorius dall’accusa di omicidio premeditato. Motivo principale è stata l’incapacità del pm e degli inquirenti di fornire prove forti circa la loro ricostruzione dei fatti. Per quanto Pistorius sia stato definito, dalla stessa Masipa, «un testimone piuttosto scarso», allo stesso modo le prove riguardo la presunta lite fra Steenkamp e Pistorius erano fragili e alcune testimonianze a riguardo erano da rigettare interamente. Contemporaneamente il giudice Masipa aveva lasciato intendere, già nell’udienza di giovedì 11 settembre, che il verdetto avrebbe optato per l’omicidio colposo: ha infatti detto che Pistorius aveva agito troppo precipitosamente, con negligenza e con un eccesso di forza, senza però voler concretamente uccidere. «Non c’è nessun dubbio che quando l’accusato ha sparato, lo ha fatto oltre i confini della legge», ha detto il giudice Masipa, escludendo l’ipotesi dell’assoluzione, che era rimasta ancora possibile.

Oscar Pistorius è nato il 22 novembre del 1986 a Johannesburg. Nel primo anno di età gli vennero amputati entrambi gli arti inferiori poiché nato con una grave malformazione. Nonostante la disabilità, sin da bambino inizia a praticare diversi sport. Nel 2002 venne a mancare sua madre e Pistorius entrò in una fase difficile. nella quale trovò nello sport l’unica via di fuga dalla sofferenza: iniziò a praticare rugby, pallanuoto e, in seguito ad un infortunio, anche atletica leggera grazie a delle particolari protesi ideate apposta per persone prive delle gambe. Scoprì così il suo talento. A soli 17 anni, nel 2004, divenne campione paralimpico nei 200 metri ai Giochi di Atene e conquistò il bronzo nei 400. Nelle Paralimpiadi di Pechino 2008 ottenne l’oro nei 100, 200 e 400 metri, ma la IAAF respinse la sua richiesta di gareggiare con gli atleti normodotati. L’ok arrivò per le Olimpiadi di Londra 2012, in cui divenne il primo atleta amputato capace di gareggiare con i normodotati ad una edizione dei Giochi Olimpici. Si fermò alle semifinali dei 400 metri.

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