Una vera scommessa

Ricapitolando la vicenda pensioni ora che la Fornero è archiviata

Ricapitolando la vicenda pensioni ora che la Fornero è archiviata
Cronaca 01 Ottobre 2018 ore 06:00

Alla fine i due leader delle forze di governo hanno spuntato lo sforamento del deficit, che arriverà al 2,4 per cento. Questo significa avere risorse per mettere in campo subito le due misure che sono state le carte vincenti della campagna elettorale: reddito di cittadinanza per i 5 Stelle e pensioni anticipate per la Lega.

 

 

Quella della riforma della legge previdenziale firmata dal ministro Fornero è la scommessa più complessa, ma anche quella che secondo i sondaggi è la più attesa dall’elettorato. E come potrebbe cambiare il sistema pensionistico? Dal 1° gennaio prossimo seguendo il percorso della riforma Fornero scatterebbe l’innalzamento a 67 anni dell’età minima per ritirarsi dal lavoro con la pensione di vecchiaia. Per quanto riguarda la pensione anticipata, la richiesta sale a 43 anni e 3 mesi di contributi (un anno in meno per le donne). Ora dovrebbe scattare l’ipotesi della famosa quota 100, con un’età minima di 62 anni si può andare in pensione se si hanno 38 anni di contributi. In questo caso, come calcolato dal quotidiano La Stampa, si aprirebbe la strada alla pensione per non meno di quattrocentomila persone (e Salvini dice, per difendere il provvedimento, che così si aprirebbero le porte del mondo del lavoro a quattrocentomila giovani).

A questa ipotesi si aggiungono altre combinazioni possibili, perché oltre a 62 anni di età e 38 di contributi versati, rientrerebbero in questa sorta di prepensionamento quelli con 63 e 64 anni di età con 37 o 36 anni di contribuzione. Niente da fare per chi è sotto i 62 anni, anche se con contributi arriva a quota 100. C’è anche un’altra ipotesi meno costosa per le casse dello Stato, proposta da un esperto vicino alla Lega, il professore Alberto Brambilla: ed è quella della quota 100 ma a 64 anni come età minima (quindi con 36 anni di contributi, che è la soglia minima).

Detto questo la misura sarà opzionale: si potrà imboccare questa uscita o invece aspettare la pensione di vecchiaia che viene adeguata alle aspettative di vita e che prevede come detto per il 2019 lo scatto a 67 anni.

 

 

Perché un lavoratore dovrebbe scegliere di non andare in pensione? Perché la quota 100 prevede una penalizzazione sull’assegno. L’ipotesi che si sta delineando è quella di penalizzare chi opterà per la quota 100, con un taglio dell’1,5 o del 2 per cento per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni di età. Se la quota 100 venisse approvata, chi ne usufruisce a 62 anni dovrebbe mettere in conto un notevole taglio della pensione (1,5 minimo per cinque anni di anticipo). Per avere un’idea delle cifre, su un assegno di 1500 euro netti mensili, la decurtazione dell’1,5 per cento vale circa trecento euro l’anno. La riduzione dell’assegno è l’escamotage che rende sopportabile per le casse pubbliche la riforma che altrimenti a regime verrebbe a costare venti miliardi di euro.

Ma oltre a quota 100 il Governo sta studiando anche la cosiddetta quota 41: cioè la possibilità di andare in pensione, indipendentemente dall’età avendo 41 anni di contributi. Oggi la barra è fissata a 42 anni e 10 mesi che diventeranno 43 nel 2019.

Se questo è quello che voleva la Lega, anche i 5 Stelle hanno detto la loro sulle pensioni: le minime nel 2019 saliranno infatti a 780 euro.