Roba da matti

Ricoverata in clinica saluta il marito con un romantico post-it, ma glielo fanno togliere

Protagonista della sfortunata vicenda Valentina Maestri. «Mi domando che male avrebbe potuto fare un semplice bigliettino di amore che sarebbe comunque stato rimosso nel giro di pochi minuti»

Ricoverata in clinica saluta il marito con un romantico post-it, ma glielo fanno togliere
Bergamo, 11 Settembre 2020 ore 19:21

Durante i mesi del lockdown ci siamo ripetuti spesso che dall’epidemia ne saremmo usciti tutti migliori. A volte, però, si viene a conoscenza di episodi che non solo lasciano amareggiati, ma fanno sorgere ben più di un dubbio in merito alla precedente osservazione. Nello specifico, mercoledì 9 settembre è capitato che a una signora ricoverata in una clinica di Bergamo da oltre una settimana sia stato intimato di togliere dalla finestra un romantico post-it indirizzato al marito, che non potendola incontrare di persona a causa delle norme anti-contagio era andato a trovarla fermandosi in strada. Protagonista della sfortunata vicenda è Valentina Maestri, la quale aveva appiccicato ai vetri un bigliettino con le iniziali sue e del coniuge racchiuse in un cuore.

«Sapendo che mio marito sarebbe venuto sotto la finestra per un saluto, ho appeso un biglietto per fare un gesto carino – racconta la donna, che preferisce non dire il nome della struttura dove è ricoverata -. Quel che è successo subito dopo ha dell’incredibile: in camera è entrato un infermiere che, dopo avermi chiesto se avessi scritto io il messaggio, mi ha detto di togliere subito il foglietto perché aveva avuto una segnalazione in merito. Durante i mesi più difficili dell’epidemia sono stati appesi striscioni e messaggi di sostegno e incoraggiamento di qualsiasi tipo ai balconi delle abitazioni. Non credo proprio di aver leso la professionalità e la serietà della clinica. Episodi di questo genere lasciano doppiamente basiti e amareggiati, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo in cui alla sofferenza causata dalla malattia si somma quella di non poter vedere i propri cari».

La visita del marito è durata in tutto una decina di minuti, durante i quali una macchina di passaggio si è soffermata a osservare la finestra. «Mi chiedo se sia stato quell’automobilista a fare la segnalazione», aggiunge Valentina, che negli ultimi tre mesi è stata ricoverata per ben tre volte. Unico conforto la vicinanza che il consorte le dimostra andandola a trovare all’esterno della struttura sanitaria.

«Chiaramente non recrimino nulla all’infermiere, lui ha semplicemente eseguito un ordine e svolto il suo dovere – sottolinea la donna -. Ho chiesto scusa al caposala e lui stesso si è scusato, dicendo però di aver avuto tre segnalazioni per le quali è dovuto intervenire. Mi piacerebbe invece sapere chi è la mente dietro a tutto questo e se in clinica non abbiamo problemi ben più gravi a cui pensare. Ho chiesto spiegazioni al primario e mi è stato risposto che le finestre non sono bacheche private, ma in camera o in altri locali non è scritto da nessuna parte un divieto di questo tipo. Mi domando che male avrebbe potuto fare un semplice bigliettino di amore che sarebbe comunque stato rimosso nel giro di pochi minuti». Scomodando Alessandro Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza.

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