Cronaca
In sette alle urne il 31 maggio

Riepilogo delle regioni al voto prima che salga la temperatura

Riepilogo delle regioni al voto prima che salga la temperatura
Cronaca 21 Maggio 2015 ore 13:06

Il prossimo 31 maggio, sette Regioni saranno chiamate alle urne per eleggere la nuova giunta. Si voterà anche in 1.062 Comuni, ma la partita più interessante, politicamente, è senza dubbio a livello regionale. Liguria, Toscana, Marche, Veneto, Campania, Puglia e Umbria non cambieranno, infatti, semplicemente i propri Governatori e assessori, ma alcune di esse offriranno anche rilevanti spunti circa il polso politico del Paese.

 

Toscana: non dovrebbero esserci sorprese

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È la Regione col risultato più scontato: la rielezione di Enrico Rossi, e quindi la vittoria del Pd. Ostacoli non se ne vedono. Semplicemente, essendo questa Regione l’unica che consente il ballottaggio, ci sarà solo da capire se i democratici vinceranno già al primo turno (con il 50+1 delle preferenze) oppure dovranno attendere un secondo turno. Rossi è dato, dai sondaggi, circa al 49 percento. Claudio Borghi della Lega e FdI, Stefano Mugnai di Forza Italia e Giacomo Giannarelli del M5S dovrebbe accontentarsi giusto delle briciole. Sarà interessante, semmai, constatare i primi risultati dell’apertura nazionale di Salvini e lo stato di salute di Beppe Grillo.

 

Liguria: il Pd rischia l’harakiri

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Il centrosinistra aveva operato le primarie per stabilire chi candidare in questa Regione: a spuntarla fu Raffaella Paita, renziana doc, mentre il grande sconfitto fu Sergio Cofferati, già sindaco di Bologna ed ex leader della Cgil, il quale però denunciò brogli in sede di scrutinio, e decise di abbandonare il partito, portandosi dietro alcuni fedelissimi. Che se non fanno una gran differenza a Roma, sul territorio possono creare qualche grattacapo in più. La Paita, inoltre, è indagata per omicidio e disastro colposo per le alluvioni di Genova dell’ottobre 2014, quando ricopriva l’assessorato regionale per Infrastrutture e Protezione Civile. Considerando che Cofferati, insieme a Sel, ha infine fatto sì che venisse proposto un altro candidato di sinistra, Luca Pastorino, il Pd non può certo dormire sonni tranquilli in Liguria: la frammentazione del proprio elettorato e le perplessità sulla figura della Paita potrebbero avere gravi ripercussioni nelle urne. Chi ne potrebbe giovare? La Liguria è la Regione di Grillo, in cui il M5S ha sempre ottenuto ottimi risultati, e Salvini è deciso più che mai a far risultato in riviera. Senza dimenticare la candidatura di Giovanni Toti per Forza Italia, il quale potrebbe attrarre a sé quantomeno una decina di punti percentuali. Probabilmente, il Pd e la Paita riusciranno comunque a spuntarla, ma con una ristrettissima maggioranza consigliare che potrebbe portare a nuove alleanze.

 

Marche: il curioso caso di Spacca

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Negli ultimi 10 anni, le Marche hanno avuto sempre lo stesso Governatore, quel Gian Mario Spacca alfiere democratico in Centro Italia. Ma, colpo di scena, Spacca ha deciso di lasciare il partito proprio alle porte delle elezioni, poiché mancava l’intenzione di ricandidarlo. E invece che farsi da parte, il Governatore uscente ha deciso di accasarsi in Forza Italia, la quale ha deciso di sfruttare il buon nome di Spacca nelle Marche per tentare una clamorosa quanto paradossale impresa: sconfiggere il Pd con un uomo del Pd. Difficilmente accadrà, il candidato democratico Luca Ceriscioli è dato in vantaggio e pure con un buon margine, ma la beffa epocale per il Pd è dietro l’angolo. Sarà una tornata, quella marchigiana, tutta da gustare.

 

Veneto: Lega contro Lega

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Da parecchi anni, ormai, il Veneto fa rima con Lega Nord. Luca Zaia è il candidato di Salvini, appoggiato anche da Forza Italia, ma dall’altra parte delle barricate, fra i tanti, c’è pure quel Flavio Tosi che solo pochi mesi fa abbandonava il Carroccio sbattendo la porta per i troppi scontri con il segretario. Ora, Tosi si è candidato alle regionali con una lista tutta sua, che non potrà certo competere con Zaia, ma che un buon numero di voti potrebbe portarglieli via. E a gongolarne rischia di essere il Pd, che con la candidata Alessandra Moretti pregusta un possibile colpaccio, sfruttando le divisione interne della Lega proprio in una delle sue terre madri.

 

Umbria: risultato quasi scontato

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Nella Regione cuore dell’Italia, il Governatore uscente Catiuscia Marini, appoggiata incondizionatamente da tutte le forze di centrosinistra e anche più in là, otterrà pressoché certamente una vittoria tranquilla, in una Regione che difficilmente ha alterato i propri gusti politici. Il candidato del centrodestra Claudio Ricci, nonostante la compattezza di tutte le liste di centrodestra possibili e immaginabili (c’è pure un rimasuglio di Alleanza nazionale) ha chance di vittoria che vanno da zero a nessuna.

 

Puglia: ovvero Fitto

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Il “tacco dello stivale” viene da 10 anni, quelli del governatorato Vendola, difficili e travagliati, con più problemi emersi che questioni risolte, e c’è quindi un gran desiderio di una svolta. La quale, a meno di incredibili colpi di scena, dovrebbe incarnarsi in un semplice ricollocamento un po’ meno a sinistra della giunta, con il passaggio da Sel e Nichi al Pd e Michele Emiliano. L’esito del voto, dunque, non dovrebbe serbare sorprese, ma estremamente interessante sarà vedere che ne pensa almeno la Puglia di Raffaele Fitto. Il ribelle di Forza Italia, infatti, ha lanciato una propria lista, “Oltre con Fitto”, e un proprio candidato, Francesco Schittulli. Qualora quest’ultimo dovesse, alla fine, ottenere più consensi della candidata ufficiale di Forza Italia Adriana Poli-Bortone beh… parlare di terremoto, negli ambienti azzurri, sarebbe dir davvero poco.

 

Campania: la questione degli “impresentabili”

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Ci sono buone possibilità che quest’anno il centrosinistra riesca a strappare la Campania al centrodestra. Merito di un candidato, Vincenzo De Luca, che negli ultimi anni ha lavorato benissimo come sindaco di Salerno, nonché grazie ad una serie di liste che hanno deciso di appoggiare il Pd ma che, da quest’ultimo, sono viste come il fumo negli occhi. Trattasi dei cosiddetti “impresentabili”, ovvero candidati di questa tornata elettorale in Campania che spaziano da presunti neofascisti, a condannati fino ad esponenti delle mafie locali. Renzi non è stato per nulla contento dell’appoggio che questi soggetti hanno deciso di manifestare nei confronti di De Luca, per quanto possa senz’altro dare un discreto vantaggio, da un punto di vista elettorale. Tanto che, dal Pd, è arrivata addirittura l’indicazione di non votare le suddette liste. Ma, alla fine, è molto probabile che i voti a questi “impresentabili” saranno quelli che permetteranno a De Luca e al Pd di conquistare la Campania, nonostante i sondaggi diano Stefano Caldoro, candidato del centrodestra, di un soffio dietro l’ex sindaco di Salerno.