Un ghetto nel ghetto

Rione Traiano, Gomorra Ovest

Rione Traiano, Gomorra Ovest
08 Settembre 2014 ore 16:46

Rione Traiano, periferia ovest di Napoli. Un ghetto dove Stato e cittadini sono rivali e contrapposti. Una delle periferie più disagiate di Napoli, dove oltre il 35% degli abitanti è disoccupato e la camorra spadroneggia. Manifestazione per Davide Bifolco, 17 anni il prossimo 29 settembre, morto dopo un inseguimento con i carabinieri. È stato ucciso da un proiettile partito da una pistola d’ordinanza di un carabiniere di 22 anni che lo aveva scambiato per un latitante, ricercato per evasione dagli arresti domiciliari. «Deve marcire in carcere, non deve avere un’ombra di pace per tutta la vita». Lo ha detto tra le lacrime la signora Flora, mamma di Davide. Le fa eco l’altro figlio, Tommaso: «I delinquenti sono loro, dovrebbero tutelarci. Quel carabiniere deve pagare», «Cosa hai provato quando l’hai ucciso? Ti sei addormentato la notte?». «Lasciatelo a noi per dieci minuti». Parole dure, che pesano come macigni, rivolte a chi ha ucciso il giovane Davide. Un carabiniere definito da Luigi Bobbio, giudice al Tribunale civile di Nocera Inferiore (Salerno), «unica vittima di quanto accaduto, vittima del suo senso del dovere e del fatto di essere chiamato a operare in una realtà schifosa la cui mentalità delinquenziale e l’inclinazione a vivere violando ogni regola possibile è la normalità». A suo giudizio «giustificazionismo, buonismo, perdonismo e pietà non solo non servono a niente ma aggravano il male».

Subito dopo la sparatoria, quando Davide era già morto, la gente del quartiere è scesa in strada e la rabbia si è trasformata in rivolta. Insulti, sassi contro i carabinieri, otto auto delle forze dell’ordine danneggiate. Una rabbia sopita che è esplosa contro lo Stato, che dovrebbe tutelare i cittadini: «Perché Davide – dice un uomo – era innocente, non è stato ucciso dalla camorra, come in questa terra troppo spesso accade. Ma da chi ci deve difendere dalla camorra».

Il giorno seguente c’è stata la manifestazione, che si è trasformata nella negazione dello Stato e nell’affermazione della mancata fiducia nelle istituzioni, da sempre assenti in queste periferie esistenziali che segnano il futuro di troppi giovani. «La Camorra ti protegge, lo stato ti uccide», «Assassini con la divisa», hanno urlato gli oltre duecento manifestanti. In testa al corteo molte madri vestite di bianco con i loro figli che ripetevano: «Giustizia, giustizia». Un’auto in borghese delle forze dell’ordine è finita nel mirino di alcuni facinorosi che l’hanno presa a calci e hanno sfondato il lunotto posteriore. I manifestanti hanno bloccato l’uscita della Tangenziale di Napoli. La polizia era in assetto antisommossa, e quando la situazione si è calmata gli agenti si sono tolti il casco, da sempre segno di protesta, e sono stati applauditi.

Doveva essere la prima periferia moderna, nelle intenzioni degli architetti che lo realizzarono. Invece “Il Rione Traiano”, formalmente parte di Soccavo, a ridosso di Fuorigrotta, è un mondo a parte. Una Scampìa prima di Scampìa e privata dello scenografico squallore post-pasolinano delle Vele. Palazzine basse rivestite di mattoni, dove riluce solo l’alluminio anodizzato. Vialoni pensati alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, da urbanisti che si ispiravano a città medievali, periferie scandinave, le park-away americane. Un progetto ambizioso che, come sempre accade, calato a Napoli diventa degrado, superfetazione. Ed è subito ghetto, con spartitraffico di oleandri pieni di monnezza sfusa, edifici scrostati, bancarelle probabilmente abusive. Un paesaggio tipico della corona di spine napoletana, che si moltiplica come un in videogioco impazzito. I servizi pubblici, qui, sono al lumicino. Ci si muove con i bus e la Cumana. Quando passa. Mentre si aspetta la leggendaria stazione del metrò firmata da Anish Kapoor. È questa la descrizione migliore, fornita dal quotidiano Il Mattino, del quartiere di Napoli dove Davide è morto la notte tra il 6 e il 7 settembre. 55 mila anime stipate in case popolari costruite negli anni ’50 per volere dell’allora sindaco Achille Lauro, detto “il Comandante”, quello che regalava ai suoi elettori una scarpa sinistra prima del voto, e la scarpa destra a elezioni concluse. Oggi un sistema di videosorveglianza in mano ai clan della camorra controlla l’intero quartiere e chi vi entra e esce. Qui la camorra si sente forte e impunita.

Davide viaggiava su un motorino insieme ad altri due amici, senza casco e senza documenti. Non si sono fermati a un posto di blocco istituito per cercare il latitante Arturo Equabile, che in base alle fonti delle Forze dell’Ordine era su uno scooter, un Honda Sh 300, lo stesso su cui viaggiavano i tre ragazzi. Ne è nato un inseguimento che ha avuto l’epilogo nella tragica morte di Davide. Sulla dinamica ci sono versioni contrastanti. I Carabinieri affermano che il colpo è partito accidentalmente, in seguito alla caduta dell’agente che ha inseguito i tre ragazzi pensando fossero armati. Alcuni testimoni, la cui versione è stata ascoltata dal legale della famiglia del ragazzo, descrivono il Carabiniere con la pistola puntata contro Davide che stava fuggendo.

Su cosa è avvenuto davvero proveranno a far luce l’autopsia e l’esame balistico. Rimangono forti dubbi, invece, sull’identità del terzo ragazzo: secondo i Carabinieri si tratterebbe di Arturo Equabile, ricercato per evasione dagli arresti domiciliari e “obiettivo” dell’inseguimento dei militari. Per amici e familiari della vittima, sul mezzo c’era un altro ragazzo, di nome Enzo, che ha dichiarato di essere scappato dopo il fatto per paura. Spunta anche un video, con le riprese delle telecamere collocate all’esterno e all’interno della sala giochi a una decina di metri dal luogo in cui è stato ucciso Davide. Si vede un Carabiniere che poco dopo l’accaduto entra nel locale e, pistola alla mano, ordina a tutte le persone presenti nel locale di rimanere fermi con le mani in alto. Secondo i Carabinieri l’agente non è quello che ha sparato al giovane, ma l’autista della Radiomobile e le immagini riguardano il tentativo di catturare Equabile che, dopo la fuga in motorino, avrebbe cercato di confondersi tra i frequentatori della sala giochi riuscendo poi nella confusione a dileguarsi.

La famiglia chiede non si usi il nome di Davide per fini violenti, e chiede giustizia e verità. La cugina posta foto del cadavere del ragazzo su facebook, per mostrare come il proiettile fatale abbia attraversato la parte alta e sinistra del torace.

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