Qualche giovane ci ritorna

Come salvare i paesini “disabitati” (nella bergamasca sono 55)

Come salvare i paesini “disabitati” (nella bergamasca sono 55)
17 Marzo 2016 ore 03:30

Espansione economica, urbanizzazione, progresso, terziarizzazione. Va bene, ma non si parla di quello che forse è il prezzo più alto da pagare per questo tipo di sviluppo: la desertificazione demografica delle aree rurali. È un problema tutt’altro che ipotetico, dato che i «comuni polvere» (cioè con meno di mille abitanti) in Italia coprono circa il 60 percento del territorio. Prima del boom economico queste realtà vivevano di agricoltura, ma a partire dal secondo dopoguerra hanno visto un progressivo abbandono, perché le nuove generazioni si sono spostate verso le città in cerca di lavori più remunerativi e meno faticosi. Come fare allora a ripopolarli?

 

[Cusio]

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Comuni polvere. Ha dato una panoramica di questo fenomeno Silvia Passerini, architetto milanese tra i fondatori della Rete del ritorno ai luoghi abbandonati, come riporta il Fatto Quotidiano: «In Italia sono circa 2mila Paesi che rientrano nella definizione di Comuni polvere. Collina e montagna, infatti, a differenza della costa, raramente possono contare sul turismo stagionale, elemento che mantiene vive le comunità più piccole, e perciò, dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno subito la cosiddetta “rapina delle montagne”: famiglie, cioè, emigrate a valle in cerca di uno stipendio fisso e un lavoro stabile». Tra le regioni più colpite, la Calabria, ma nessuna è stata risparmiata da questa grande migrazione interna. Il calo demografico crea un circolo vizioso: diminuiscono i servizi, chiudono le scuole, i mezzi di trasporto fanno sempre meno fermate. Questi fattori creano ulteriore disagio alla popolazione che invece è rimasta nei paesi, spingendola quindi a spostarsi.

Gli incentivi a tornare. La crisi degli ultimi 8 anni ha cambiato molte cose. Tra queste, anche il rapporto dei giovani con l’agricoltura e la campagna. Molti fanno un percorso simile a quello del protagonista del romanzo Due di due, lasciano la città per crearsi una piccola azienda agricola in qualche paesello sperduto. Di fronte a questo fenomeno, le amministrazioni si sono mosse per favorire il ripopolamento. Vengono erogati servizi prima scomparsi (fornaio pubblico a Montesegale), si concedono affitti a prezzi convenienti (Riace in Calabria), vengono garantiti sgravi fiscali a chi chiede prestiti bancari (Valli di Zeri, Massa Carrara), oppure tasse più agevoli a chi riqualifica il territorio (Cabella Ligure). Addirittura in alcuni paesi (Montieri, Carrega Ligure) si può comprare una casa ad 1 euro, purché ci si impegni a ristrutturarla.

 

[Adrara San Rocco]

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Fa’ la cosa giusta. «Le iniziative pensate dai Comuni polvere sono molteplici e nascono tutte dal basso, dalla singola comunità, – prosegue la Passerini – perché non esistono incentivi, a livello nazionale, per il ripopolamento di un’area a rischio abbandono». Molte verranno raccontate alla Fiera nazionale del consumo critico Fa’ la cosa giusta, a Milano dal 18 al 20 marzo, organizzata dall’associazione Terre di mezzo. Uno dei temi centrali sarà infatti quello del ritorno ai luoghi abbandonati della Penisola, spiegato proprio da chi ha deciso di prendere questa strada. «Censire i ritorni non è facile – racconta Passerini – perché sono scelte individuali, caso per caso. Come Rete, tuttavia, abbiamo creato tre Scuole del Ritorno in Italia, proprio per aiutare chi desidera abbandonare la vita metropolitana a realizzare il proprio sogno. Per guarire dalla frenesia, ritornando a fare da sé».

In Bergamasca. Il sito TuttItalia riporta i dati demografici di ogni paese della Penisola. I Comuni in Bergamasca sotto i mille abitanti sono diversi (dati aggiornati al 1° gennaio 2015). Adrara San Rocco, Algua, Averara, Aviatico, Azzone, Barbata, Bedulita, Bianzano, Blello, Bossico, Bracca, Branzi, Brumano, Camerata Cornello, Carona, Cassiglio, Corna Imagna, Cornalba, Costa Serina, Costa Valle Imagna, Cusio, Dossena, Fonteno, Foppolo, Fuipiano Valle Imagna, Gaverina T., Grone, Isola di Fondra, Isso, Lenna, Locatello, Luzzana, Mezzoldo, Moio de’ Calvi, Olmo al Brembo, Oltressenda Alta, Oneta, Onore, Ornica, Parzanica, Piazzatorre, Piazzolo, Riva di Solto, Roncobello, Roncola, Rota d’Imagna, Santa Brigida, Songavazzo, Taleggio, Valgoglio, Valleve, Valnegra, Valtorta, Vedeseta, Vigolo.

 

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Se ne contano 55 su 242 totali della provincia, circa un quinto. Alcuni paesi sono esemplari nel mostrare i cambiamenti demografici dal dopoguerra ad oggi. Valtorta dal 1951 al 2011 ha visto un calo costante di abitanti, tra il 10 e il 15 percento del totale ogni decennio. Ma è un andamento che si ritrova in molti altri comuni: Taleggio nel ’51 aveva circa 1500 abitanti, nel 2011 sui 500; Piazzolo è passato da 250 ad appena 85; Cusio da quasi 600 a 250; Averara da 650 a 200. Insomma, è chiaro che anche sul nostro territorio ci sono esempi di progressivo abbandono demografico. Questi dati sono ancor più significativi perché si inseriscono nel quadro della Provincia, che ha visto invece un continuo aumento del numero di abitanti, da 700mila (1951) a 1,1 milioni (2011). Questo significa che le persone si ammassano in modo sempre maggiore nei centri urbani o comunque nelle grosse cittadine di pianura. I tentativi di ripopolare i paesi di montagna ci sono e vanno dai finanziamenti alle attività agricole alle iniziative culturali legate ai formaggi o ad altri prodotti di pregio. Ma forse servono mosse ancor più decise per incentivare il ripopolamento di questi comuni sempre più polvere.

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