Per fermare la violenza talebana

La risposta di pace dei cristiani all’attentato di Karachi

La risposta di pace dei cristiani all’attentato di Karachi
10 Giugno 2014 ore 09:20

A poche ore dall’attentato organizzato da un gruppo di talebani pakistani ai danni dell’aeroporto internazionale di Karachi, la comunità cattolica della città di Karachi sfida la violenza e la brutalità dei terroristi riunendosi in un’intensa preghiera per la pace.

«In momenti di tensione e di violenza, mentre si sta consumando un attacco simbolico al cuore dello Stato, come cattolici ci rivolgiamo a Sant’Antonio, di cui si avvicina la festa, il 13 giugno: al santo dei miracoli chiediamo il dono della pace e dell’armonia per la nostra amata nazione».

Con queste parole p. Mario Rodrigues, Direttore della Commissione di pastorale giovanile dell’Arcidiocesi di Karachi e parroco alla Chiesa di Sant’Antonio si è rivolto all’Agenzia vaticana Fides. E cosi nei prossimi tre giorni, nella chiesa di sant’Antonio a Karachi, è stata organizzata una esposizione prolungata del Santissimo Sacramento. Dalle sei del mattino fino alle sei di sera, giovani, adulti, bambini e famiglie potranno recarsi lì in preghiera, invocando una pace desiderata da tutti.

I cattolici in Pakistan, sono una piccolissima minoranza, basti pensare che nella stessa Karachi che conta una popolazione di 16 milioni di abitanti, la presenza cattolica si aggira intorno alle 200mile anime.

L’Arcivescovo di Karachi, Joseph Coutts, e presidente dell’episcopato pakistano, raggiunto da Vatican Insider ha spiegato che «Questi gruppi talebani vogliono imporre una teocrazia islamica, non accettano la democrazia, sostengono che il Pakistan sia ‘terra islamica’. Mentre molti musulmani moderati affermano che l’islam è compatibile col sistema democratico, i talebani, nella loro interpretazione restrittiva, rifiutano la democrazia e perfino il sistema di istruzione». Karachi è una grande metropoli del Pakistan meridionale, nella provincia del Sindh, conosciuta purtroppo come la città più violenta del Paese. Qui si verificano quotidianamente omicidi e violenze fra gruppi etnici, formazioni terroriste e bande criminali coinvolte nel traffico internazionale di droga e di armi.

Inoltre La Chiesa cattolica di Karachi ha lanciato speciali “Gruppi di protezione” per salvaguardare le minoranze religiose, e in particolare i cristiani, dalla violenza e dal terrorismo. Al momento sono 15 e sono formati fedeli cristiani di diverse confessioni: Pastori, avvocati, medici e altri professionisti. Rasheed Gill, laico cattolico, animatore di questa iniziativa, così ha spiegato a Fides: «La sicurezza nel paese sta peggiorando. Nelle ultime settimane i fondamentalisti e i terroristi hanno attaccato gente comune, funzionari di polizia, detenuti, avvocati, moschee, turisti. Vogliamo sostenere e proteggere le minoranze religiose più emarginate, tramite programmi di sensibilizzazione». Gli speciali “Gruppi di protezione” opereranno in diverse aree del paese, monitorando innanzitutto le violazioni dei diritti umani. L’obbiettivo di Gill sarebbe quello di arrivare a 30 gruppi in modo da riuscir a coprire in modo capillare tutto il territorio nazionale.

Domenica 8 maggio il Karachi Jinnah International Airport – il più importante del Pakistan – è stato teatro di un grave attentato condotto da un commando appartenente al movimento Tehreek-e-Taliban Pakistan (le unità talebane del Pakistan, TTP) che ha provocato la morte di 38 persone. Un nuovo attacco è avvenuto questa mattina in un campo di addestramento militare situato vicino alle piste.

 

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