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Gesti di sfida

Le risposte della ‘ndrangheta alla “scomunica” di Papa Francesco

Le risposte della ‘ndrangheta alla “scomunica” di Papa Francesco
Cronaca 06 Luglio 2014 ore 12:21

Il 21 giugno Papa Francesco, nel corso della messa nella piana di Sibari (provincia di Cosenza), aveva “scomunicato” i mafiosi. L’intervento non ha lasciato indifferente il mondo della ‘Ndrangheta che, tra Calabria e Molise, sembra aver trovato il modo di rispondere a Papa Bergoglio. «È una cosa sorprendente – ha commentato l’arcivescovo di Campobasso Giancarlo Bregantini – che conferma quanto il Papa, parlando, incida nelle coscienze». O tutto il contrario.

La Madonna omaggia il boss. A Oppido Mamertina (in provincia di Reggio Calabria), paese segnato dalle violenze dei clan e attraversato per decenni da una brutale faida che conta decine di morti ammazzati (donne e bambini compresi),  in un anno la Madonna si festeggia sei volte:  il 25 marzo e il 15 agosto l’Annunziata e, il giovedì dopo, l’Assunta; la seconda domenica di luglio la Divina Pastora; la seconda domenica di Novembre la Madonna dei Campi. E, il 2 luglio, cioè mercoledì della scorsa settimana, Maria Santissima Delle Grazie. Il fatto è questo: la statua della Madonna delle Grazie, il 2 luglio, è stata costretta a fermarsi. I portatori si trovavano in corrispondenza della casa dove sconta i domiciliari (per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio) l’ottantaduenne boss Peppe Mazzagatti. La sosta è durata trenta secondi, sufficienti al maresciallo dei carabinieri Andrea Marino per richiamare i suoi uomini e per lasciare, con loro, la cerimonia. Non un gesto di sdegno, quanto piuttosto il tentativo di capire, attraverso l’analisi delle registrazioni video, chi fossero i responsabili e i “mandanti” dell’inchino, dopo che il maresciallo, nei giorni precedenti, aveva incontrato i membri della commissione della festa per assicurarsi che tutto si svolgesse senza soste né gesti di riverenza. Il sindaco si difende: «La ritualità di girare la Madonna verso quella parte del paese risale a più di trent’anni fa. Se la motivazione è, invece, quella emersa, la condanniamo fermamente».

I detenuti disertano la Messa. Il Papa, intanto, il 5 luglio si è recato, dopo 19 anni dall’ultima visita di un Pontefice, in Molise. Ha parlato ai lavoratori in difficoltà, alle famiglie, all’Europa. Ma dal carcere di Larino (Molise), 200 detenuti della sezione di alta sicurezza ricordano la “scomunica” di due settimane fa e protestato con il cappellano del penitenziario don Marco Colonna, annunciando la diserzione alle funzioni in cappella. Lo sciopero della Messa va avanti da giorni. A rivelarlo è stato il vescovo di Termoli-Larini Gianfranco De Luca, che si è recato in carcere per incontrare i detenuti in protesta e officiare una messa speciale per loro: «Alcuni mi hanno detto: “Padre, ma se siamo scomunicati noi a messa che ci veniamo a fare? A questo punto non veniamo più”. Io invece ho spiegato loro che il Papa non vuole cacciare nessuno. Ha indicato solo la retta via, ha chiesto la loro redenzione, non la loro espulsione».

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Abolire i padrini per dieci anni. I mafiosi, di battesimi, ne hanno due: uno quando nascono ed entrano nella famiglia della Chiesa, il secondo quando diventano uomini d’onore ed entrano nella famiglia della ‘Ndrangheta. In entrambi i casi, a vegliare su di loro c’è il “don”, il padrino, che deve rigorosamente appartenere all’organizzazione. Cose da film (di quelli dove oltre al bacio sulla fronte del neonato i padrini mettono anche un coltello nella culla)? Forse no, se l’arcivescovo di Reggio Calabria Giuseppe Fiorini Morosini ha proposto a Papa Francesco di abolire i padrinaggi per i sacramenti del battesimo e della cresima per i prossimi dieci anni, per «ostacolare l’uso strumentale della Chiesa da parte della ‘ndrangheta».

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La “scomunica” di Papa Francesco. Il 21 giugno Papa Francesco, nel corso della messa nella piana di Sibari (provincia di Cosenza), aveva “scomunicato” i mafiosi. Papa Bergoglio, al termine della visita pastorale nella diocesi di Cassano allo Jonio, aveva lanciato la “scomunica” per i mafiosi e la richiesta di combattere la ‘ndrangheta: «Quando non si adora il Signore – aveva detto il Papa – si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza, la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Quelli che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, questi non sono in comunione con Dio, sono scomunicati».

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