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La giornalista uccisa in Somalia

Le rivelazioni choc sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Le rivelazioni choc sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
Cronaca 17 Febbraio 2015 ore 16:09

Il caso Alpi/Hrovatin, o più semplicemente il delitto Ilaria Alpi è uno dei misteri italiani. Sono trascorsi 21 anni dall’assassinio della reporter Rai in Somalia e del suo cameraman e l’ennesimo tassello che lo compone è stato rivelato alla trasmissione tv Chi l’ha visto?. Il supertestimone del processo, Ahmed Ali Rage, soprannominato Jelle, raggiunto dall’inviata della trasmissione condotta da Federica Sciarelli, ha dichiarato che Omar Hashi Hassan, da lui stesso indicato come l’autore dell’omicidio, è innocente.

Il supertestimone ha pure raccontato che gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e gli hanno promesso denaro in cambio di una sua testimonianza al processo: doveva accusare un somalo del duplice omicidio. E così Jelle fece il nome di Hassan, che fu arrestato e dopo due processi (al primo venne assolto) condannato all’ergastolo. «L’uomo in carcere accusato del suo omicidio è innocente. Io non ho visto chi ha sparato. Non ero lì. Mi hanno chiesto di indicare un uomo». Jelle dopo le rivelazioni che portarono all’arresto di Hassan non si presentò in aula al processo e fuggì. Tutt’oggi è irreperibile, solo la giornalista di Chi l’ha visto? è riuscita a scovarlo e a intervistarlo. In carcere ci sarebbe quindi un capro espiatorio, come da sempre sostengono molti giornalisti e i genitori di Ilaria, che da anni si battono per scoprire la verità e avere giustizia, non essendosi mai accontentati della versione ufficiale sulla morte della loro figlia. Quando venne arrestato Hassan si trovava in Italia per testimoniare sulle presunte violenze militari perpetrate dagli italiani ai danni della popolazione somala.

 

Ilaria-Alpi_Miran-Hrovatin

 

Il caso Alpi/Hrovatin: 20 anni di mancata chiarezza. Alle ore 14.43 del 20 marzo 1994 l’agenzia Ansa batte il seguente flash: «Somalia: uccisi due giornalisti italiani a Mogadiscio – Mogadiscio, 20 marzo – La giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e il suo operatore, del quale non si conosce ancora il nome, sono stati uccisi oggi pomeriggio a Mogadiscio nord in circostanze non ancora chiarite. Lo ha reso noto Giancarlo Marocchino, un autotrasportatore italiano che vive a Mogadiscio da dieci anni».

Ilaria Alpi, 33enne giornalista del Tg3 ed il suo operatore, Miran Hrovatin, si trovavano in Somalia al seguito dell’operazione militare multinazionale, sotto egida ONU, Restor Hope, fortemente voluta dagli americani, e stavano indagando su donazioni di denaro provenienti da organizzazioni umanitarie italiane destinate ai paesi del Terzo Mondo e finalizzate alla costruzione di strade ed infrastrutture. Inoltrandosi nell’inchiesta sempre più in profondità, la giornalista scopre che queste organizzazioni umanitarie erano in realtà una copertura delle agenzie segrete del governo italiano impegnate nella spedizione di tonnellate di rifiuti tossici da smaltire in maniera occulta in questi Paesi. Si trattava di uno dei più grandi scandali di corruzione di un governo nella storia europea, la cui verità non è ancora stata scritta. Marocchino, l’autotrasportatore che comunicò la notizia della morte di Ilaria e Miran, arrivato sul luogo dell’agguato dichiarò: «Non è stata una rapina, si vede che sono andati in certi posti che non dovevano andare».

Ci furono funerali di Stato, ma nessuna autopsia venne disposta sui corpi. I bagagli arrivarono a Roma con i sigilli violati e sparirono alcune cassette con le immagini girate da Miran e i taccuini di Ilaria. Due anni dopo la salma di Ilaria venne riesumata e la perizia balistica stabilì che le avevano sparato a bruciapelo. Un’esecuzione vera e propria, fatto di cui è sempre stato convinto il padre di Ilaria, morto nel 2010 senza conoscere la verità, che ricordò l’ultima intervista che fece sua figlia prima di morire al sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogor. Ilaria annotò degli appunti su uno dei taccuini scomparsi. Bogor nel 1995 risulta tra gli indagati in qualità di mandante del delitto, ma la sua posizione verrà archiviata. In 20 anni, dopo tre perizie balistiche, tra depistaggi, commissioni d’inchiesta andate a vuoto e testimonianze poi ritrattate, resta ancora un elenco infinito di nodi irrisolti. Nel 2007 il pm chiese di archiviare il caso per l’impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi di Alpi e Hrovatin al di fuori di Omar Hashi Hassan.

Nel dicembre 2013 la Presidenza della Camera, su iniziativa della presidente Laura Boldrini, avvia la procedura di desecretazione degli atti acquisiti dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta sui rifiuti e sul caso Alpi-Hrovatin. A spingere perché venisse avviata la procedura è stata una lettera di Greenpeace, sostenuta dal quotidiano Il Manifesto, in cui veniva chiesta l’apertura degli archivi sui traffici di rifiuti, sulle “navi a perdere” e sul caso Alpi. Si tratta di oltre 600 dossier, alcuni dei quali prodotti dalle agenzie dei servizi segreti Aise e Aisi (ex Sismi e Sisde), che potrebbero svelare molti misteri internazionali.

 

Alpi_Bogor

[L’ultima intervista di Ilaria Alpi al sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogor]

 

L’associazione e il Premio Ilaria Alpi. Dal 1994 a fianco della famiglia Alpi opera l’”Associazione Ilaria Alpi”, che si adopera per la ricerca della verità sugli eventi che hanno portato alla tragica morte di Ilaria e del suo cameraman, continua a mettere in guardia l’opinione pubblica su questi fatti, tiene alta l’attenzione sui casi giudiziari che hanno insanguinato il nostro Paese ma non hanno avuto verità e giustizia. Tra le attività principali il “Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi”, che ha lo scopo di promuovere il giornalismo televisivo, come era inteso dalla giovane giornalista assassinata, che vedeva in esso uno strumento di denuncia e di conoscenza della verità. Il “Premio Ilaria Alpi” è l’unico concorso in Italia esclusivamente dedicato all’informazione televisiva.

Per tutti i nodi ancora irrisolti sull’omicidio di Ilaria, lo scorso dicembre la madre della giornalista ha chiesto venga cancellato il Premio. In una lettera indirizzata all’assessore alla Cultura dell’Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti; al sindaco di Riccione, Renata Tosi; alla presidente dell'”Assciazione Ilaria Alpi”, Mariangela Gritta Greiner; al presidente della giuria del “Premio Ilaria Alpi”, Luca Airoldi; al direttore scientifico del premio, Andrea Vianello, e ai direttori del premio, Francesco Cavalli e Barbara Bastianelli, la signora Luciana Riccardi Alpi scrive: «Le indagini non hanno portato ad alcun risultato, quindi il Premio che ricorda Ilaria non è più utile». La madre continua dicendo di «aver sempre sentito il dovere di seguire la vostra attività e possibilmente collaborarvi, specialmente nei rapporti con l’esterno, al fine di garantirne la rispondenza agli ideali di mia figlia. Un impegno che con l’andare degli anni, è divenuto particolarmente oneroso, anche per l’amarezza che provo nel constatare che nonostante tutti gli sforzi, le indagini giudiziarie non hanno portato ad alcun risultato».