Doveva scontare 12 anni

Morto dopo due mesi di sciopero della fame in carcere l’uomo condannato per il rogo dei tir a Seriate

Carmelo Caminiti, 59 anni, è deceduto nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 settembre al Policlinico Martino di Messina. Dopo la sentenza di primo grado con rito abbreviato, aveva iniziato a non mangiare più per ottenere i domiciliari

Morto dopo due mesi di sciopero della fame in carcere l’uomo condannato per il rogo dei tir a Seriate
Seriate, 09 Settembre 2020 ore 16:50

Carmelo Caminiti, condannato a 12 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta sul rogo di 14 tir nell’azienda Ppb Servizi e Trasporti di Seriate, è deceduto nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 settembre al Policlinico Martino dopo uno sciopero della fame durato circa due mesi. La notizia è riportata da BergamoNews. L’uomo, 59 anni, dopo la sentenza di primo grado con rito abbreviato, aveva iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Messina per ottenere gli arresti domiciliari in virtù delle precarie condizioni di salute.

Uno sciopero che l’ha fatto entrare prima in coma e poi l’ha condotto al ricovero nel reparto in terapia intensiva. Come spiegato dal suo legale al quotidiano online bergamasco, Caminiti era stato giudicato in due diversi procedimenti dal tribunale di Firenze e da quello di Reggio Calabria incompatibile con il sistema carcerario in virtù di gravi problemi di salute. Il tribunale di Brescia, invece, non avrebbe riconosciuto questa istanza, nonostante la documentazione medica presentata fosse la stessa. Ad agosto, con l’aggravarsi delle condizioni di salute, la difesa aveva presentato una nuova richiesta, ottenendo poi gli arresti domiciliari.

Il rogo dei tir risale al dicembre del 2015 e il tribunale di Brescia, al termine del processo, aveva riconosciuto l’estorsione e il metodo mafioso, ricostruiti dai pm nel corso delle indagini. Secondo le indagini, coordinate dalla procura di Bergamo e dalla Direzione distrettuale antimafia, alla base del rogo ci sarebbe una faida per gli appalti nel settore ortofrutticolo, che ha visto incroci tra gruppi legati alla ‘ndrangheta e imprenditori bergamaschi.  Complessivamente sono 19 gli imputati a processo, in uno scenario dove i reati contestati vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione. Una parte di questi ha scelto il rito abbreviato a Brescia, altri hanno optato per il rito ordinario a Bergamo, dove il processo e tutt’ora in corso. Il processo di primo grado a Brescia si era chiuso con la sentenza di condanna per una lunga serie di persone coinvolte nella vicenda, tra cui appunto Caminiti.

Per quanto riguarda il rogo avvenuto a Seriate, Giuseppe Papaleo, 50 anni, tutt’ora principale imputato a Bergamo, avrebbe danneggiato i camion per ottenere una commessa dalla Sab Ortofrutta. Antonio Settembrini, titolare dell’impresa seriatese, per tutta risposta, gli avrebbe ritorno contro il gruppo guidato da Caminiti, che avrebbe minacciato Papaleo.

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