Cronaca
Il 2 agosto 1990

Saddam e il Kuwait, 25 anni fa Così iniziò la "guerra dei mondi"

Saddam e il Kuwait, 25 anni fa Così iniziò la "guerra dei mondi"
Cronaca 04 Agosto 2015 ore 13:32

2 agosto 1990. Eravamo chi sulla spiaggia e chi in città. Chi sui monti e chi all’estero. Chi con la testa alla politica e chi alle donne. Quando ci informarono che Saddam Hussein, dittatore irakeno, aveva invaso il Kuwait. Un orso che se la prende con un coniglio. 100.000 uomini, 300 carri armati, 4 ore di combattimento e del piccolo emirato venne fatto un sol boccone. Il sovrano, sceicco Jaber Al-Ahmed Al Sabah, fuggì coraggiosamente nella confinante Arabia Saudita seguito da gran parte della Royal Kuwait Air Force. Suo fratello morì combattendo da prode. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu condannò immediatamente l’invasione. A quel tempo si riteneva ancora che potesse servire a qualcosa.

A Washington l’allora presidente George Bush Senior convoca l’unità di crisi (era dottrina corrente, negli US, che qualsiasi evento potesse minacciare l’Arabia Saudita dovesse essere considerato attacco agli interessi nazionali) e telefona - lui personalmente - a più di sessanta capi di Stato per mettere insieme una coalizione contro Saddam. Due giorni dopo intima all’invasore - già impadronitosi delle casse del tesoro del Paese invaso, secondo tutti i giornali del mondo - di ritirarsi entro i propri confini.

 

riassunto guerra del golfo

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Saddam fa mostra di avere tutt’altre intenzioni. Così il 6 agosto - anniversario di Hiroshima - il Consiglio di Sicurezza dell’Onu decide l’inizio di durissime sanzioni contro l’Iraq. Yemen e Cuba si astengono, ma a nessuno importa assolutamente niente. Il giorno successivo Saddam rivolge alla nazione un discorso ricalcato su quello di Hitler in occasione dell’annessione dell’Austria: il Kuwait appartiene e apparterrà per sempre all’Iraq. Gli US, in totale disaccordo con questa prospettiva, hanno già provveduto a inviare forze militari nel Golfo Persico.

9 agosto: mossa a sorpresa di Saddam, che si procura di colpo diverse migliaia di ostaggi - circa 10.000, secondo fonti occidentali - impedendo agli stranieri presenti in Iraq di riprendere la via di casa.

I Paesi arabi? La Lega Araba appare divisa, come suo costume. In un summit al Cairo decide - a strettissima maggioranza - di inviare truppe lungo la frontiera tra Iraq e Arabia Saudita. La mossa si capisce solo all’interno del seguente ragionamento: gli US non vogliono che Saddam invada anche l’Arabia Saudita (come ha già più volte minacciato); noi non vogliamo gli US in Iraq; se ci disponiamo a difesa dell’Arabia Saudita gli US capiranno che nemmeno noi vogliamo che Saddam invada l’AS; e così gli US non avranno alcun motivo di intervenire in Iraq. Il Kuwait, in questo ragionamento, è dato definitivamente per perso, mentre il pensiero strategico americano pare del tutto sconosciuto alla Lega.

15 agosto, festa di s. Maria Assunta. Nuova mossa a sorpresa di Saddam Hussein che decide di metter fine alla quasi decennale, devastante e dispendiosissima guerra con l’Iran restituendo al regime degli Ayatollah lo Shatt el-Arab (niente meno!) in cambio della neutralità nella guerra che si appresta a condurre contro la coalizione voluta da Bush. Realisticamente, Saddam non pensa che i soldatini della Lega Araba inviati sul suo confine meridionale potranno distogliere Washington dall’intervenire.

Tre giorni dopo comincia per l’Occidente l’incubo degli scudi umani: il governo di Baghdad annuncia infatti che gli stranieri temporaneamente alloggiati nel Paese saranno adibiti a quella funzione, e pertanto collocati in settori delicati dal punto di vista militare. Solo agli asiatici e agli arabi di altri Paesi questa sorte verrà risparmiata: a patto che lascino in Iraq tutto quel che possiedono vien data loro la possibilità di andarsene. L’indignazione del mondo continua a salire.

Chiudono le ambasciate a Kuwait City: solo la nostra e quelle di Francia, UK e US restano operative, assumendo tuttavia l’aspetto di fortilizi assediati senza cibo, né acqua, né energia elettrica.

Giovedì 23 agosto, inizia la guerra mediatica. Nei Tg del resto del mondo Saddam appare in un video mentre accarezza la testa di un bambino britannico scelto fra altri ostaggi del medesimo Paese. Ad alcuni fa venire in mente Lenin e la sua famosa frase (ai bambini, talvolta, la testa bisognerebbe mozzarla); ad altri ricorda il comportamento usato dai mafiosi per minacciare i genitori.

Preso atto dell’insuccesso dello spot, alcuni giorni dopo tutte le donne e i bambini stranieri vengono dichiarati liberi di partire. Nel frattempo ha raggiunto il teatro delle operazioni anche la Marina Italiana. E così, in una continua altalena fra minacce d’attacco e speranze di risoluzione diplomatica del conflitto si giunge al 9 settembre, prima domenica di campionato (Atalanta-Bari: 2 a 0) e giornata passata alla storia per aver risuonato di una delle maggiori corbellerie che mai siano state pronunciate: rispondendo al summit di Helsinki, dove si erano incontrati il presidente americano Bush e il sovietico Michail Gorbaciov, Saddam minacciò: «Abbiamo dalla nostra parte un miliardo di musulmani». Non si è mai saputo come li avesse contati.

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Bush, frattanto, riceve il plauso del Congresso e dei Paesi filoamericani per il modo in cui sta conducendo le cose, e in Italia infuria la polemica sui Tornado, i cacciabombardieri che lasciata la base - pare di ricordare - di Gioia del Colle, si dirigono verso i cieli irakeni. Faranno molto parlare di sé in seguito.

In uno stillicidio di manovre e contromanovre (la Francia espelle tutti gli irakeni presenti sul suo suolo; Saddam minaccia di dar fuoco ai pozzi di petrolio e fa crollare le borse da Tokyo a Wall Street mentre il greggio supera i 40 dollari a barile) la situazione si complica coinvolgendo Libano e Siria. Danni collaterali. L’attenzione del mondo, a questo punto, appare un po’ troppo giù di tono alle attente orecchie degli addetti alla propaganda degli US, che decidono di organizzare una messa in scena destinata ad entrare nella leggenda della controinformazione.

È il 10 ottobre quando una quindicenne che potrebbe benissimo essere kuwaitiana viene portata davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America perché racconti gli orrori commessi dai nemici del suo Paese durante l’invasione e la successiva occupazione. Videotrasmessa worldwide la testimonianza si rivelerà in seguito una montatura (un fake si direbbe oggi): Nayirah, la quindicenne (che forse non si chiama nemmeno così), è la figlia dell’ambasciatore del Kuwait a Washington e non si è mai mossa da casa negli ultimi mesi.

Mentre il Consiglio di Sicurezza seguita a snocciolare una dopo l’altra risoluzioni di condanna del regime di Saddam Hussein, gli US si assicurano la neutralità dell’URSS promettendo aiuti economici e impegnandosi alla non ingerenza nel caso Mosca volesse intervenire a domare ribellioni in corso in quello sterminato Paese.

Il 22 novembre - Giorno del Ringraziamento, ossia quarto giovedì di novembre - il Presidente Bush decide di mangiare il tacchino con le truppe americane di stanza in Arabia Saudita. La settimana dopo l’Onu vota la risoluzione 678, con cui legittima l'uso della forza contro l'Iraq e fissa alla mezzanotte del 15 gennaio 1991 il termine per il ritiro delle truppe dal Kuwait.

È ormai questione di giorni. All’inizio del nuovo anno Camera e Senato degli Stati Uniti approvano la decisione di Bush di intervenire in Iraq, e un sondaggio rivela che solo una minoranza di americani è dello stesso parere. Gli studiosi sanno che quando si verifica questo tipo di contrasto vuol dire che la gente sa che il meccanismo della guerra è già stato messo in moto e che sarà inarrestabile.

16 gennaio 1991: ore 8 di Baghdad (mezzanotte 15 gennaio 1991 Eastern Standard Time) scade l'ultimatum delle Nazioni Unite.

17 gennaio 1991: ore 2:38 AM di Baghdad, 18 ore e 38 minuti dopo la scadenza dell'ultimatum dell'ONU, ha inizio l'operazione Desert Storm, la più imponente azione militare alleata dal termine della seconda Guerra Mondiale.

In Italia viene annunciata da un agitatissimo Emilio Fede che il giorno dopo se la prenderà col Corriere della Sera reo di aver scritto che il primo a dare la notizia era stato Mentana. Nel video che abbiamo linkato mancano i traccianti verdolini che di lì a poco sarebbero apparsi contro il cielo nero di Baghdad. Uno scoop senza precedenti: la guerra dei mondi aveva avuto davvero inizio.

 

FILE PHOTO OF BAGHDAD LIT UP BY TRACER FIRE.

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