Fara

Salva sette anatroccoli da un tombino il giorno di Pasqua

I piccoli, liberati, hanno poi raggiunto mamma anatra

14 Aprile 2020 ore 08:30

Una Pasqua che la famiglia di Sabino e i vicini di via don Milani, a Fara, non scorderanno facilmente quella appena trascorsa, e il virus non c’entra. Domenica mattina al 41enne papà di due ragazzi ha citofonato la condomina del palazzo adiacente a quello in cui abita chiedendo di controllare se all’interno della grondaia del suo parapetto riuscisse a vedere dei piccoli anatroccoli. Circa due mesi fa, infatti, un’anatra aveva costruito il proprio nido sul tetto della palazzina, dalla parte opposta del terrazzo di Sabino, e proprio a Pasqua aveva deciso di far loro conoscere il resto del mondo. Ne parla il PrimaTreviglio.

La scomparsa di sette anatroccoli. «Dopo la richiesta della vicina sono salito al piano superiore e, uscito sul terrazzo, mi sono affacciato cercando di sporgermi il più possibile, ma degli anatroccoli nemmeno l’ombra», ha spiegato il farese -. Mamma anatra, seguita dai suoi piccoli, aveva percorso tutta la grondaia fino all’angolo del suo terrazzo e, arrivata a questo punto, si era lanciata giù con ben nove anatroccoli con lei. Solo due di loro però l’avevano seguita. Degli altri sette nessuna traccia.

Le ricerche. La preoccupazione dei vicini era che i piccoli fossero finiti nel canale di scolo dell’acqua piovana, che arriva direttamente sotto terra. Le ricerche erano state vane e così tutti, mestamente, erano rientrati nelle proprie abitazioni sperando che i piccoli fossero riusciti da soli a ricongiungersi con la madre. Ma Sabino non aveva smesso di pensare a loro. «Sono andato in cucina a controllare a che punto fossero le costine che stavo cucinando – ha continuato – Qualcosa però non andava. La mia mente era un martello pneumatico e la parola anatroccoli continuava a rimbalzare da una parte all’altra della mia testa. Così ho deciso di prendere le chiavi per scendere nei box. Identificato il  condotto dello scolo ho appoggiato l’orecchio e ho sentito qualcosa». Era il cinguettio degli uccellini che sereni cantavano dagli alberi oppure erano i piccoli anatroccoli?

Prigionieri di un tombino. Non riuscendo a capire, Sabino si è guardato intorno e ha notato un tombino di ispezione. «Ho deciso di sollevarlo – ha proseguito nel suo racconto – mi sono chinato a terra e ho appoggiato ancora l’orecchio: subito mi si è stretto il cuore… in lontananza un flebile pigolio». Sabino ha quindi infilato il braccio per raggiungerli ma nulla, allora si è rialzato e con lo sguardo ha cercato di tracciare una linea immaginaria che potesse portarlo a un altro tombino. «Ho trovato un tombino chiuso, senza grate – ha continiuato – Ho provato a sollevarlo ma era incastrato». Però non si è dato per vinto.

Il salvataggio. Alla fine il 41enne ha fatto un ultimo tentativo: afferrati due cacciaviti li ha infilati ai bordi del tombino e, facendo leva, prima a destra poi a sinistra, ce l’ha fatta. «Finalmente ero riuscito a sollevarlo – ha concluso emozionato – Il pigolio dei piccolini era forte e chiaro. Anche se si trovano lì dentro non riuscivo a vederli perché il pozzo era profondo e buio. Ma li sentivo. E così ho preso il cellulare e, accesa la torcia, li ho visti tutti e sette». Con un sorriso enorme stampato sul volto, Sabino ha chiamato i vicini perché da solo non riusciva a liberarli e, tutti insieme, hanno recuperato i piccoli e li hanno riposti in una sacca realizzata con un telo di plastica e qualche pezzo di legno. Come fare ora perché mamma anatra li ritrovasse? Li hanno riportati nel punto dove erano atterrati gli altri due e lei, che nel frattempo li aveva messi in salvo, tornata a cercare gli altri li ha ritrovati, sotto gli occhi felici dei faresi.

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