105 milioni di euro di fondi disponibili

Ecco come il Governo italiano salverà Pompei (al più presto)

Ecco come il Governo italiano salverà Pompei (al più presto)
18 Luglio 2014 ore 18:30

A Pompei il 17 luglio è stato firmato il piano d’azione congiunto tra la commissione Ue e il Governo per accelerare i lavori inerenti al Grande progetto Pompei. Il documento è stato approvato da Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Johannes Hahn, commissario europeo per le politiche regionali. Il progetto di preservazione del sito è stato finanziato con 105 milioni di euro che arrivano dal fondo Ue per lo sviluppo regionale. Quest’ulteriore firma servirebbe a stabilire obiettivi precisi e tempi limite per le prossime attività di restauro del sito, introducendo anche una serie di misure per assicurare che questi tempi siano effettivamente rispettati.

Il concetto è stato ribadito anche dal ministro per i Beni culturali mentre ha presenta il Piano d’azione per il rilancio del sito. «È un impegno ad accelerare tutte le azioni previste dal Grande progetto e spendere le risorse nei tempi previsti». Già, perché al momento dei 105 milioni di euro stanziati per i lavori, ne è stato speso solo l’1% e un altro 24% è stato destinato ai lavori in fase di completamento. Il restante 75% è ancora in attesa di essere investito. 

Il progetto

Il Grande Progetto Pompei nasce da un’azione del Governo italiano che, attraverso il decreto legge n. 34/2011 ha inteso rafforzare l’efficacia delle azioni e degli interventi di tutela nell’area archeologica di Pompei mediante l’elaborazione di un Programma straordinario ed urgente di interventi conservativi, di prevenzione, manutenzione e restauro.

Il restauro prevede la riduzione del rischio idrogeologico con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati oltre che il restauro e consolidamento delle murature e delle supercifi decorate. Si lavorerà anche alla protezione degli edifici dalla intemperie, con il conseguente aumento delle aree visitabili. Peculiarità del progetto è anche un nuovo sistema di videosorveglianza che sarà volto a diminuire i furti che spesso si verificano nel celebre sito archeologico. Il progetto è sostenuto e accompagnato da un adeguato piano di studio scientifico e tecnico finalizzato alle diagnosi, all’approfondimento della conoscenza scientifica e all’ indirizzamento delle scelte operative.

Al momento i cantieri aperti sono 10: la casa dei Dioscuri, la casa del Criptoportico, la casa di Sirico, la casa delle Pareti Rosse e quella del Marinaio. Inoltre, sono numerosi i lavori di messa in sicurezza di alcuni terreni all’interno del sito archeologico affiancati dal lavoro di restauro di alcuni apparati decorativi pittorici e pavimentali della casa di Loreio Tiburtino e di quella di Paquio Proculo.

Ultimi Cedimenti

Sono anni che il sito archeologico di Pompei necessita di un’accurata ristrutturazione. Le principali cause di rovina sono gli agenti atmosferici. Nell’ottobre del 2011 è crollata una parte della casa di Diomede. A pochi mesi di distanza, nel dicembre dello stesso anno, si era verificato il crollo di uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino. Nel novembre 2012, sempre a causa del maltempo, si erano verificati significativi cedimenti di alcune domus.

Ma i danni si sono registrati anche in piena estate nel periodo in cui il sito è affollato di turisti. Nel luglio dello scorso anno, alcune pietre del muretto di via Stabiana sono cadute a terra senza però creare grossi problemi ai visitatori. L’ultimo cedimento è quello di marzo 2014 che ha visto il crollo di alcune pietre dalla spalletta del quarto arcone sottostante il tempio di Venere oltre che la caduta del muretto di una tomba della necropolidi Porta Nocera, prospiciente l’antica strada.

Gli scavi archeologici di Pompei

Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti dell’antica città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79, insieme ad Ercolano, Stabiae ed Oplonti. Questo sito è una delle migliori testimonianze della vita romana, nonché la città meglio conservata di quell’epoca. La maggior parte dei reperti recuperati è oggi conservata al museo archeologico nazionale di Napoli ed in piccola quantità nell’Antiquarium di Pompei.

Il sito di Pompei, che nel primo decennio del nuovo millennio è stato visitato costantemente da oltre due milioni di persone all’anno, è risultato essere nel 2013 il secondo sito italiano per numero di visitatori, con 2.457.051 persone. Nel 1997, per preservarne l’integrità e sottolinearne l’importanza, le rovine, gestite oggi dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, insieme a quelle di Ercolano ed Oplonti, sono entrate a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

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