Un incredibile battage

Il Leonardo venduto per 450 milioni Ma è per davvero un’opera sua?

Il Leonardo venduto per 450 milioni Ma è per davvero un’opera sua?
18 Novembre 2017 ore 09:15

La grande operazione era iniziata a novembre 2011 a Londra. La National Gallery aveva organizzato una straordinaria mostra dedicata a Leonardo e in particolare ai suoi anni milanesi. Nell’ultima sala, come ultima opera esposta ecco comparire un quadro misterioso, al centro di una grande diatriba critica, un Cristo Salvatore molto ieratico. In scheda di catalogo l’attribuzione a Leonardo era proposta senza nessun punto interrogativo come in genere si fa in questi casi per ragioni di prudenza. La scheda firmata da uno dei curatori, Luke Syson, ricostruiva anche il mito di un’opera che a un certo punto era approdata nelle collezioni reali inglesi per poi far perdere le sue tracce.

Ma quello che si vedeva a Londra era davvero il prototipo o la più bella delle repliche? Per decenni è prevalsa la seconda ipotesi, anche perché il quadro prima del restauro era rovinatissimo. Nel 1958 venne venduto all’asta con l’attribuzione ad un seguace di Leonardo, Boltraffio. Venduto per in poche migliaia di lire. Il restauro (nel timelapse qui sopra potete vedere come il quadro è “risorto”) ha cambiato il destino del quadro, e ha dato la possibilità di immaginare questo copione favoloso che giovedì a New York ha vissuto la sua apoteosi nel momento in cui un compratore per ora ignoto, via telefono, ha lanciato l’offerta che ha chiuso la partita: 400 milioni che con i diritti d’asta fanno 450.

 

 

La mostra di Londra ha giocato un ruolo decisivo, perché ha messo un po’ in soggezione i tanti studiosi che hanno perplessità sulla paternità di questo quadro. In un certo senso li ha messi nell’angolino, mettendo in campo l’autorevolezza di uno dei più importanti musei del mondo. L’opera compariva come proprietà privata, senza nomi e cognomi. Nomi e cognomi che sarebbero diventati pubblici nel momento in cui il proprietario russo, Dimitri Rybolovlev, ha deciso di passare alla rendita. A questo punto è scesa in campo una delle due grandi case d’aste del mondo. Christie’s. È scesa in campo per tentare la più grande scommessa della sua storia. L’operazione è stata costruita nei minimi dettagli. Esponendo il quadro nelle più ricche piazze mondiali, a partire da Hong Kong. Affidando a un’agenzia esterna la comunicazione per dare enfasi epocale all’evento. Ma la vera mossa vincente della Casa d’aste è stata quella di sfilare Leonardo dal mercato da sempre un po’ asfittico dell’arte antico e di presentarlo all’interno di una vendita dedicata al contemporaneo dove, non a caso, appariva anche un Andy Warhol che a Leonardo si ispirava: una delle sue celebri repliche dell’Ultima cena.

 

 

Alla fine in sala si sono fatti vedere tutti i grandi miliardari che da anni stanno investendo somme colossali sul contemporaneo. Presi per la gola dalle lusinghe di questo pezzo unico, hanno dato il via alla rincorsa dei prezzi sino all’offerta che ha sgominato la concorrenza. Chi l’ha comperato è certamente un collezionista che sa che i valori non sono qualcosa si oggettivo ma sono qualcosa che si regge sulla capacità di creare mitologie. E Leonardo certamente si prestava.

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