A gennaio morì re Abdullah

Più aggressivi e filo-americani Le svolte del regno saudita

Più aggressivi e filo-americani Le svolte del regno saudita
04 Maggio 2015 ore 11:36

È un terremoto politico quello che nei giorno scorsi ha scosso il regno saudita. Re Salman, al comando del regno da quattro mesi, ha rimosso dalla carica di principe ereditario il figlio Muqrin bin Abdul Aziz bin Saud, e lo ha sostituito con l’attuale ministro dell’Interno Mohammed bin Nayef, suo nipote. Nella storia è la prima volta che il nipote del fondatore di un Paese viene nominato principe ereditario al posto di uno dei suoi figli. Secondo in linea di successione è stato nominato il figlio del re Mohammed bin Salman, che da molti analisti di questioni saudite e mediorientali è considerato l’uomo più potente del regno nonostante la sua giovane età.

Arabia Saudita e Usa sempre più amici. Il cambio al vertice della linea di successione al regno, almeno da quanto è stato dichiarato in un comunicato diffuso dagli stessi Saud, si è ritenuto necessario perché l’ormai ex principe ereditario non se la sentiva di avere un simile incarico. Più probabile però, secondo gli esperti, che il rimpasto sia dovuto al pugno duro che re Salman ha adottato soprattutto in campo di politica estera. Non a caso, infatti, è stato sostituito anche il Ministro degli Esteri. Fino a pochi giorni fa la carica era ricoperta dal principe Saud, figlio di re Faysal, che era ai vertici della diplomazia dal 1975. Il nuovo ministro è Adel Al Jubair, già ambasciatore negli Usa, considerato un falco sostenitore della guerra in Yemen e del confronto duro con l’Iran. Al Jubeir è il primo ministro degli Esteri a non appartenere alla famiglia reale, e con questa nomina l’amicizia tra il regno saudita e gli Stati Uniti si è nuovamente cementificata, superando le frizioni dovute all’accordo sul nucleare iraniano.

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I motivi interni del rimpasto. Ma tornando alle questioni interne alle parentela di casa Saud, è importante sottolineare le figure dei due nuovi eredi al trono, che insieme al re sono determinati a fare dell’Arabia Saudita una superpotenza regionale in grado di competere con il vicino Iran, per intervenire con ancora più forza nelle guerre civili in Siria e Iraq e orientare la politica interna libanese contro i nemici sciiti di Hezbollah. Inoltre, da quando re Salman è succeduto al fratellastro Abdullah, sono emersi conflitti e lotte interne nella dinastia monarchica saudita, che il regime ha voluto tenere sotto controllo. Con le nuove nomine non vi è più nella squadra di governo alcun rappresentante della “vecchia guardia” legata a re Abdullah, scomparso lo scorso 23 gennaio all’età di 91 anni e rimpiazzato dal 79enne Salman. Analisti ed esperti di politica locale confermano che queste nomine segnano la chiusura di un ciclo e l’apertura di una nuova era per il Paese.

 

 

Il contesto regionale. Le nuove nomine sono arrivate in un momento assai cruciale per le sfide regionali che il regno Saudita si trova ad affrontare. Va ricordato che è stata proprio casa Saud a lanciare l’offensiva militare contro i ribelli sciiti Houti nel vicino Yemen, banco di prova e terreno di battaglia di quella lotta ormai millenaria contro l’Iran. Mohammad bin Nayef, il primo della seconda generazione di Al Saoud a divenire Principe Ereditario, è un esperto di antiterrorismo e di affari militari, oltre che uno dei leader sauditi più stimati dagli Usa. È figlio del defunto Nayef bin Abdelaziz, fratello dell’attuale re. Quando era viceministro degli Affari di sicurezza del ministero dell’Interno, nel 2009, riuscì a uscire illeso da un attentato di Al Qaeda. All’interno del sistema di potere di Riyad, il neoprincipe ereditario è tra i più accesi sostenitori di una politica estera aggressiva.

Mohammad bin Salman. Ma la vera novità, il vero uomo forte designato a salire al potere è il figlio del principe ereditario. Mohammad bin Salman. Classe 1985, è diventato il secondo in linea di successione al trono. Una nomina sorprendente in un regno che è sempre stato governato da sovrani tra i 70 e gli 80 anni. La stampa araba sostiene che sia lui il vero uomo di potere in Arabia Saudita, oltre che uno dei più potenti al mondo. Oggi è titolare del Ministero della Difesa ed è impegnato a dare un piano di sicurezza e una nuova immagine internazionale al Paese. Con il padre controlla l’intera sicurezza del Regno ed è stato lui ad aver deciso di iniziare l’intervento militare in Yemen, oltre alle varie operazioni saudite negli altri teatri di guerra mediorientali, a cominciare da quello in Siria e in Iraq, ufficialmente per combattere le forze dello Stato Islamico a fianco di Washington. Bin Salman è laureato in legge all’Università del re Saud e nel 2009 è diventato consigliere del padre a Riad. Ad aprile del 2014, Bin Salman è stato nominato segretario di Stato e ministro della Difesa; il 23 gennaio del 2015, quando suo padre è arrivato al trono, è stato nominato capo del gabinetto reale. Personaggio sconosciuto ai più fino a quando il padre non è stato nominato re, Mohammed bin Salman manca di esperienza e carisma, nonostante sia stato spinto con estrema rapidità ai vertici del potere.

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