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Perché è utile in caso di incidenti

Che cosa è la scatola nera

Che cosa è la scatola nera
Cronaca 19 Luglio 2014 ore 08:05

Giovedì 17 luglio il volo di linea MH17 della Malaysia Airlines, decollato ad Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, è stato abbattuto nel cielo dell’Ucraina. Una tragedia, con 298 persone rimaste uccise. Le indagini per cercare di fare luce sull’accaduto sono appena cominciate, ma il primo fondamentale passo avanti è stato fatto: sono state ritrovate le due scatole nere del velivolo. Ogni qualvolta un incidente coinvolga un aereo o un’imbarcazione (come nel caso della Costa Concordia), la prima cosa da fare per poter comprendere i fatti accaduti è trovare la scatola nera. Ma cos’è concretamente quest’oggetto di cui sentiamo spesso parlare?

Perché si chiama “scatola nera”, se è arancione? La scatola nera è un dispositivo elettronico in grado di registrare ed archiviare un’impressionante mole di dati relativi ad un aeromobile o ad un’imbarcazione. Il nome comune con cui vengono chiamati questi dispositivi ha poco a che fare con il loro aspetto: sono sì delle scatole, ma tutt’altro che nere. Il colore che le contraddistingue è un arancione molto acceso, solitamente con due fasce catarifrangenti sui lati, in modo tale che siano più facili da individuare in caso di incidente. Il nome utilizzato deriva invece dall’inglese “black box” (scatola nera, appunto), termine con cui venivano chiamate nei primi anni Cinquanta, quando furono inventate. Il motivo del termine non è chiaro, c’è chi ipotizza che inizialmente fossero effettivamente colorate di nero, ma è più plausibile che il nome venne loro dato poiché, durante le prove di resistenza alle fiamme, diventavano completamente nere.

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Altissima resistenza e segnale radio integrato. La caratteristica fondamentale delle scatole nere è la loro grande resistenza alle condizioni conseguenti ad un grave incidente, e la loro capacità di preservare i dati conservati al loro interno. Sono in grado di resistere ad impatti molto duri (di circa 3400 g) e a temperature elevatissime, superiori ai mille gradi centigradi. In caso di inabissamento, posso resistere fino a 6 mila metri di profondità senza riportare alcun danno. Sono dotate di un radio segnale che può essere attivato per facilitare le ricerche a seguito di un incidente. Anche se, dopo 30 giorni, il segnale emesso dalla scatola nera si affievolisce fino a sparire totalmente, causa scaricamento delle batterie. È ciò che è avvenuto, ad esempio, nel caso della scatola nera – che infatti non è stata ancora ritrovata – del volo MH370 della Malaysia Airlines, scomparso misteriosamente dai radar l’anno scorso.

 

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Registratore dati e registratore audio. Le scatole nere sono, più specificatamente, due tipi di dispositivi: il “Flight Data Recorder” (FDR) ed il “Cockpit Voice Recorder” (CVR). Il primo registra tutti i parametri del volo, dalla quota alla velocità, dalla posizione dei comandi alle manovre di pilota e copilota. Registra i dati relativi alle ultime 25 ore di volo, sovrascrivendo quelli già registrati. Il CVR invece è un vero e proprio registratore audio, situato nella cabina di pilotaggio, ed in grado di memorizzare ogni tipo di comunicazione di pilota, copilota ed altri eventuali soggetti presenti in cabina di comando. Solitamente, il CVR, registra le conversazioni avvenute nell’ultima mezz’ora, ma alcuni arrivano fino alle ultime due ore, sovrascrivendo quanto registrato in precedenza. Sia questo che il FDR sono assolutamente fondamentali per ricostruire gli avvenimenti che hanno portato ad una tragedia. Dal 2005 le scatole nere sono diventate obbligatorie, in Italia, anche sulle imbarcazioni, mentre su molti autocarri o veicoli si sta diffondendo il così detto “Registratore di Dati di Evento” (RDE), che registra informazioni utili per ricostruire i fatti in caso di incidente. È un dispositivo molto più semplice delle scatole nere installate su aerei e imbarcazioni ma avente lo stesso scopo.

 

http://youtu.be/MIWYegvSrXM

 

Un dispositivo da potenziare. Da quando è stata inventata negli anni Cinquanta, la scatola nera non ha avuto grosse evoluzioni. È stata migliorata, si è aggiunta qualche tecnologia, ma fondamentalmente le sue caratteristiche base sono rimaste invariate. Ciò significa – secondo alcuni – che è una tecnologia obsoleta, inefficiente e soprattutto insufficiente. Un problema, ad esempio, è legato alla durata relativamente breve della batteria, che abbiamo visto essere di 30 giorni. Come accaduto nel caso del volo MH370, il rischio concreto è che il segnale emesso sparisca ben prima che venga ritrovata. Esistono già dispositivi con una batteria di durata superiore, all’incirca di 90 giorni, ma il loro costo è elevato e molte compagnie aeree preferiscono risparmiare visto che nessuna norma le costringe ad investire in quel campo. Da anni si studiano migliorie possibili da apportare alle scatole nere, una delle quali è un dispositivo che prevede l’espulsione di esse in caso di caduta dell’aereo, con la scatola nera dotata di un sistema di galleggiamento che renderebbe molto più semplici le sue ricerche. Un’ulteriore opzione studiata è quelle della loro eliminazione a favore della creazione di un sistema software in grado di far comunicare tutti i dati ad un satellite, rendendo dunque immediata la consultazione di essi. Oltre ad un problema di costi, in questo caso c’è anche un problema di sicurezza: gli hacker hanno dimostrato in passato di saper facilmente attaccare sistemi di questo tipo. Dunque, in questo momento, la scatola nera resta l’opzione più sensata. Almeno fino a quando non intervenga una legislazione ad hoc per rendere più efficiente tutto il sistema.

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