Sono circa 2500

Il mercato degli schiavi dell’Isis I bambini venduti a 140 euro

Il mercato degli schiavi dell’Isis I bambini venduti a 140 euro
10 Novembre 2014 ore 14:50

È notizia delle ultime ore l’attacco aereo Usa avvenuto nei pressi di Al-Qaim, località a nord di Mosul posta sulla strada tra Iraq e Siria. Il bombardamento ha causato decine di morti e feriti e la distruzione di una colonna di mezzi e di un edificio in cui i capi dell’Isis erano soliti riunirsi. Durante l’offensiva è stato ferito anche il Califfo Ibrahim, che però il portavoce dello Stato Islamico, Abu Mohammed al-Adnani, dice essere in buone condizioni.

Intanto, in altre zone del paese, i militanti jihadisti si spartiscono i bottini di guerra, che consistono in beni confiscati, ma anche in esseri umani. Affermano che è la sharia a permetterlo. Donne e bambini, yazidi e cristiani, vengono esposti al mercato per essere venduti come schiavi. Il tariffario si stabilisce in base all’età. Il deputato della Camera Mario Marazziti, deputato di Democrazia solidale e membro della commissione Esteri, ha confermato la denuncia di Human Rights Watch, esibendo copia del documento che riporta «i prezzi dei prigionieri schiavi dell’Is». I bambini da 1 a 9 anni sono i “beni” più costosi e valgono circa 140 euro. Le donne tra i 20 e i 30 anni vengono comprate per poco meno di 100 euro, quelle tra i 30 e i 40 per meno di 50 euro. Secondo le Nazioni Unite, i mercati dell’orrore sarebbero usati anche come mezzi per attirare nuove reclute.

 

La condizione dei bambini e delle donne prigioniere di Isis è agghiacciante. Molte delle giovani in mano ai miliziani telefonano ai parenti o alle organizzazioni umanitarie per denunciare le atrocità che devono sopportare, tra sevizie e violenze di ogni tipo. Danno indicazioni precise sul luogo in cui si trovano, implorando che venga bombardato: preferiscono morire, piuttosto che vivere nelle condizioni tremende a cui sono sottoposte. Alcune, infatti, vengono costrette a sposarsi, altre sono destinate al concubinato, mentre altre ancora vengono relegate nei bordelli. Secondo le stime di Nazioni Unite e Human Rights Watch sarebbero 2500 gli esseri umani ridotti in schiavitù dallo Stato Islamico.

I racconti delle donne e delle adolescenti che riescono a fuggire, di solito uccidendo i loro aguzzini, sono molto simili tra loro e ripercorrono la stessa, odiosa sofferenza. Chiedono una sola cosa, che sia fatta giustizia: la loro libertà ha un sapore amaro, perché il pensiero non può fare a meno di rivolgersi alle compagne, madri, figlie e sorelle che continuano a vivere nell’inferno.

I beni dei cristiani a prezzi stracciati. Alla compravendita di esseri umani si aggiunge il mercato dei beni espropriati ai cristiani. Da luglio, quando le case dei “nazareni” venivano segnalate con la N, gli atti di sciacallaggio si sono succeduti senza tregua. Ora ciò che è rimasto delle razzie viene venduto a bassissimo prezzo sulla riva destra e sinistra del Tigri, hanno comunicato le fonti al giornale ankawa.com e a Fides. Gli acquirenti non sono gli abitanti della città, che preferiscono tenersi alla larga, ma stranieri venuti da fuori. Televisori, lavatrici e altri elettrodomestici vengono smerciati in una sorte di mercato nero legalizzato dallo Stato Islamico. Mentre i legittimi proprietari sono stati costretti alla fuga, oppure sono rimasti vittima di destini ben peggiori.

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